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Mediazione obbligatoria per i debiti fiscali: cos’è e come funziona


Mediazione obbligatoria per i debiti fiscali: cos’è e come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2012



Da aprile 2012, per tutte le liti “minori” contro l’Agenzia delle Entrate, il contribuente dovrà procedere, prima di ricorrere al giudice, a un tentativo di mediazione. Vediamo di che si tratta.

La nuova disciplina è scattata lo scorso aprile 2012 e riguarda solo le controversie di valore non superiore a 20.000,00: in questi casi, chi voglia contestare un atto dell’Agenzia delle Entrate dovrà, prima di iniziare il giudizio dinanzi alle Commissioni Tributarie, presentare all’ufficio stesso (cioè appunto all’Agenzia delle Entrate) una richiesta di annullamento dell’atto. Questa richiesta è appunto l’istanza  di mediazione.

Rispetto quindi al precedente iter, viene prevista una nuova fase nella quale l’ufficio può riconoscere le ragioni del contribuente, evitando così la fase successiva del contenzioso. Questa fase dura al massimo 90 giorni, termine entro il quale l’amministrazione deve fornire una risposta.

 

Oggetto

Saranno oggetto di mediazione obbligatoria, dunque, tutti gli atti notificati a decorrere dal 1 aprile 2012 e rientranti nelle seguenti categorie:

– Avviso di accertamento del tributo;

– Avviso di liquidazione del tributo;

– Provvedimento che irroga le sanzioni;

– Ruolo e cartella di pagamento;

– Rifiuto espresso o tacito per la restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti;

– Diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di definizione agevolata di rapporti tributari;

– Ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle Entrate per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alla Commissioni tributarie.

Cartelle di pagamento di Equitalia o di altri agenti

L’istanza di mediazione è obbligatoria solo per gli atti emanati dall’Agenzia delle Entrate; sono quindi escluse dalla mediazione le liti relative alle cartelle di pagamento, gli avvisi di mora, gli atti di fermo di beni mobili, l’iscrizione di ipoteca e gli atti di recupero di aiuti di Stato illegittimi.

L’esclusione dalla mediazione obbligatoria della cartella di pagamento riguarda solo le ipotesi in cui il contribuente sollevi vizi propri della cartella (ad esempio, irregolarità della notifica) e non quelle in cui si formulino eccezioni riferite all’attività dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio, relative al ruolo o alla mancata notifica dell’avviso di accertamento).

Contenuto dell’istanza

L’istanza di mediazione dovrà rispecchiare il vero e proprio contenuto dell’atto di ricorso davanti alla commissione tributaria. In altre parole, nell’istanza di mediazione si dovrà chiedere all’ufficio di accogliere in via amministrativa le richieste che verranno eventualmente fatte successivamente nel ricorso giudiziale.

Valore della controversia

Per calcolare il limite di 20.000 euro si fa riferimento all’importo dei maggiori tributi richiesti dall’Agenzia (ente impositore), escluse quindi le sanzioni e gli interessi. L’importo delle sanzioni, invece, concorre a determinare il valore della controversia se l’atto impugnato contiene solo sanzioni oppure se si intende impugnare solo queste ultime [1].

Per le istanze di rimborso, invece, il limite dei 20.000,00 euro va verificato in relazione all’importo del tributo di cui si chiede il rimborso.

Procedimento

La procedura di mediazione dovrà avere inizio con un reclamo presentato, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate che ha emanato l’atto medesimo, insieme alle ragioni opposte dal ricorrente e a una eventuale proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa tributaria.

L’istanza, esente da bollo,  può essere alternativamente presentata:

– dal contribuente che può stare in giudizio, sia direttamente che a mezzo procuratore generale o speciale,

– dal rappresentante legale del contribuente che non ha la capacità di stare in giudizio personalmente

– oppure dal difensore (avvocato o commercialista). L’assistenza del difensore è obbligatoria nelle vertenze di valore pari o superiore a  € 2.582,28.

L’ufficio che prenderà in esame l’istanza nei 90 giorni successivi, oppure un’apposita struttura autonoma dell’Agenzia delle Entrate e diversa da quella che ha definito e curato l’atto reclamato, potrà:

accogliere la proposta del contribuente;

respingere la proposta di mediazione del contribuente;

-effettuare una propria proposta di mediazione.

Sarà, dunque, la stessa amministrazione che ha prodotto l’atto ad assumere il ruolo di “mediatore decisore” e non, dunque, un terzo organismo imparziale. In questo, poca differenza c’è rispetto all’istanza presentata in via di autotutela.

Se entro i 90 giorni non si raggiunge un’intesa o nel frattempo l’ufficio non ha espresso diniego, il contribuente avrà 30 giorni di tempo per depositare il ricorso in Commissione tributaria.

Inizierà così il “tradizionale” contenzioso.

Termine di risposta

Dunque Il contenzioso vero e proprio, cioè quello dinanzi alle Commissioni Tributarie, potrà prendere il via solo quando il procedimento di mediazione verrà respinto o non sarà intervenuta risposta nei successivi 90 giorni dalla presentazione dell’istanza di mediazione.

 

Istanza di rideterminazione della sanzione

L’istanza di mediazione potrà contenere  una proposta motivata di rideterminazione dell’importo della pretesa dell’ufficio al fine di ottenere una riduzione delle sanzioni fino al 40% se c’è accordo sulla rideterminazione [2].

Le somme previste per l’accordo di mediazione possono essere pagate anche a rate e, per la precisione, in otto rate trimestrali, di cui la prima entro venti giorni dalla firma dell’accordo.

note

Articolo dell’avv. Brunella Tassone

[1] Importo determinato sulla base del valore del tributo (o della somma se l’atto si riferisce a più tributi), al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate oppure della somma delle sanzioni se l’impugnazione riguarda quest’ultime secondo le regole di cui all’art. 12, comma 5, D.Lgs. n. 546/1992. Ciò è quanto previsto dall’art. 39, comma 9, della Manovra correttiva del 2011, cioè il D.L. n. 98 del 6/07/2011 convertito dalla legge 111/2011, che ha inserito nel D.Lgs. 31/12/1992 n. 546 l’articolo 17-bis, denominato “Il reclamo e la mediazione”.

[2] Art. 48 D.Lgs.546/1992.

 

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