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Pignoramento stipendi: il quinto si calcola sul 100% della busta paga

8 dicembre 2015


Pignoramento stipendi: il quinto si calcola sul 100% della busta paga

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2015



Pignoramento presso terzi dello stipendio da parte dei creditori nei confronti di redditi bassi e part time: il calcolo del quinto e il confronto con le pensioni.

L’intervento della Corte di Costituzionale di qualche giorno fa [1] ha ribadito, ancora una volta, che il “quintodello stipendio, oggetto di pignoramento presso terzi da parte dei creditori, si calcola sull’intera retribuzione della busta paga: non può quindi essere esclusa una cifra minima da lasciare al debitore per il proprio sostentamento.

La questione pone di nuovo l’apparente discriminazione tra redditi di lavoro dipendente e pensioni: per queste ultime, infatti, il creditore non può mai pignorare il cosiddetto “minimo vitale”, un importo che va sempre riservato al pensionato. Il minimo vitale delle pensioni è pari alla misura dell’assegno sociale (€ 448,52 per il 2015) aumentato della metà (€ 224,26). In buona sostanza, tutte le volte in cui il creditore pignora all’Inps la pensione del debitore, tale quinto non si calcola sul 100% dell’emolumento, ma solo sulla quota da cui deve essere prima sottratto l’importo di € 672,78 (ossia 448,52+224,26).

Non così per i redditi di lavoro dipendente, dove il quinto invece si applica sull’intero stipendio. Peraltro, neanche la presenza di un concomitante debito pagato a rate potrebbe diminuire l’importo del quinto. La regola, infatti, vuole che:

– nel caso di pagamento di un prestito, di un mutuo o di un finanziamento operato con cessione volontaria del quinto dello stipendio, il pignoramento sia insensibile a tali diminuzioni di reddito e, quindi, si calcoli sull’intera busta paga, al lordo del pagamento in atto. Quanto alla cessione del quinto, essa è un atto volontario, non quindi paragonabile al pignoramento, ma a un prestito;

– nel caso di precedenti pignoramenti, se essi hanno la stessa causa, si verifica il cosiddetto accodo: in buona sostanza, il nuovo pignoramento scatterà, in automatico (senza bisogno di ulteriori atti di esecuzione forzata) non appena sarà pagato il primo. Se, invece, si tratta di cause diverse (debiti tributari, debiti alimentari all’ex coniuge e debiti per fornitori e altri privati come la banca, il professionista, ecc.), in tal caso i pignoramenti possono coesistere ma non possono mai superare il 50% della retribuzione del dipendente.

Nel caso di redditi bassi

La regola secondo cui il quinto pignorabile si applica su tutto lo stipendio vale anche nel caso in cui si tratti di un reddito basso, ai limiti della sopravvivenza (si pensi anche all’ipotesi del part time). Se anche, una volta tolto il 20% pignorato, al lavoratore spetta ben poco per vivere, il pignoramento resta ugualmente valido.

Regole diverse, invece, valgono nell’ipotesi in cui il pignoramento avviene quando ormai lo stipendio viene versato in banca (leggi “Pignoramento dello stipendio basso: vale sempre il limite del quinto” dove è possibile leggere anche la sentenza per esteso che qui si commenta).

note

[1] C. Cost. sent. n. 248 del 3.12.2015.

Autore immagine: 123rf com


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