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Lo sai che? Usura bancaria anche se c’è la clausola di salvaguardia

Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2015

L’inserimento nel contratto di mutuo della cosiddetta clausola di salvaguardia non esclude la nullità degli interessi oltre la soglia legale.

Il mutuo erogato dalla banca può essere considerato usurario anche se sul contratto fatto firmare al cliente vi è la cosiddetta clausola di salvaguardia in favore dell’istituto di credito, clausola con cui si stabilisce che la misura degli interessi di mora non può mai superare il tasso soglia dell’usura. Infatti, ciò che rileva è l’effettivo sconfinamento di tale limite, al di là di quanto invece riportato sulle carte. Il chiarimento giunge da una recente sentenza del Tribunale di Bari [1].

Il giudice pugliese ricorda che, per verificare se il mutuo è usurario o meno è necessario sommare agli interessi moratori tutte le commissioni e le spese sostenute dal cliente per l’accensione o il recesso dal finanziamento (si pensi alla commissione di estinzione anticipata). Tutte tali voci vanno, infatti, a incidere sul costo sopportato dal cittadino e, quindi, possono rilevare per stabilire se il conto finale sfori o meno il tetto dell’usura. Dunque, la presenza della clausola di salvaguardia, che fa salvi solo gli interessi di mora riportandoli sempre a un tasso “legale”, non esclude che l’usurarietà del mutuo possa scattare proprio a causa di altre voci di spesa collaterali, ma comunque conseguenti al prestito, gravanti comunque sul cliente.

Un esempio di clausola di salvaguardia potrebbe essere il seguente (anche se, per il principio di libertà contrattuale, le forme potrebbero essere le più svariate): “La misura di tali interessi non potrà mai essere superiore al limite fissato ai sensi dell’articolo 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di questo limite, che la misura sia pari al limite medesimo”.

La giurisprudenza condivide il principio espresso dal tribunale di Bari. Di diverso avviso è stato, invece, il Tribunale di Napoli con una sentenza dell’anno scorso che ha fatto discutere: secondo il giudice partenopeo la presenza della clausola di salvaguardia escluderebbe a priori l’usura (leggi: “Banche, usura esclusa se il mutuo ha la clausola di salvaguardia”).

note

[1] Trib. Bari, ord. del 27.11.2015.

Autore immagine: 123rf com

R.G. 14924/2013

TRIBUNALE ORDINARIO DI BARI SECONDA SEZIONE CIVILE

Il Giudice dott. Valentina D’Aprile,

a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 18/11/2015, ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

– Letta l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo opposto (contratto di mutuo fondiario stipulato il 30/10/2002);

– ritenuto che la medesima appaia anzitutto ammissibile – nonostante il precedente provvedimento di rigetto adottato in data 1975/2014 – atteso che risulta fondata su circostanze sopravvenute, quali gli esiti dell’espletata ctu contabile;

– ritenuto che ricorrono i gravi motivi di sospensione in ragione della rilevata usurarietà – quantomeno sulla scorta di uno dei presupposti alternativi (nella specie, il prospetto A) evidenziati nella ordinanza di ammissione dell’indagine tecnico-contabile – del tasso di interesse convenzionale, comprensivo delle maggiorazioni previste per la determinazione dei tassi di interessi moratori (senza alcuna applicazione di cumulo tra tassi corrispettivi e tassi moratori, come agevolmente evincibile dalla formulazione letterale del quesito);

– ritenuto, inoltre, che, alla luce dell’espressa pattuizione, in aggiunta agli interessi, di una commissione da anticipata estinzione del mutuo pari all’1,75% del capitale restituito e a titolo di spese di assicurazione, alcun rilievo può assumere la cd. clausola di salvaguardia stabilita con riferimento agli interessi di mora, ancorati al tasso soglia;

– rilevato che secondo gli accertamenti tecnici risulterebbe, alla data del 31/12/2012, persino antecedente alla notifica del precetto, il D. abbia versato un ammontare complessivo pari ad euro 46.247,13 a fronte di un capitale erogato di euro 45.000,00;

– salva ogni diversa e migliore valutazione da riservarsi al merito della decisione e ritenuta l’opportunità di invitare le parti a scambiarsi reciproche proposte transattive apprezzandone gli esiti ai fini della regolamentazione delle spese di lite;

P.Q.M.

SOSPENDE l’efficacia esecutiva del titolo opposto.

Rinvia all’udienza del 15 giugno 2016, ore di rito, per l’esame delle proposte transattive e la verifica di definizione bonaria della lite.

Rinvia altresì all’udienza del 15 marzo 2017, ore 9,30, per la precisazione delle conclusioni.

Si comunichi.

Bari, 27 novembre 2015

Il Giudice – Valentina D’Aprile


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