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Cane investito: per i danni all’auto risponde l’ASL

8 dicembre 2015


Cane investito: per i danni all’auto risponde l’ASL

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2015



Randagismo e risarcimento del danno, responsabilità del Comune esclusa; sussiste invece l’obbligo dell’indennizzo da parte dell’ASL.

I danni da randagismo non sono legati solo alla possibilità di aggressioni e morsi nei confronti di pedoni, ciclisti o motociclisti: frequenti sono, purtroppo, anche i casi – dal risvolto più drammatico – di attraversamento della strada da parte di un cane il quale, dopo essere finito sotto l’automobile, ne provoca lo sbandamento e l’incidente. Danni che, oltre a risolversi nella morte del povero animale, finiscono anche per costituire un serio rischio per la circolazione delle autovetture.

In questi casi, a risarcire i danni nei confronti del conducente è l’Azienda Sanitaria locale. A chiarirlo è stato il giudice di Pace di Taranto in una recente sentenza [1]. Secondo il provvedimento in commento, infatti, la legge sul riordino del servizio sanitario [2] ha ormai reciso quel legame che univa Comuni ed Asl, sicché i primi non sono più tenuti a risarcire i danni da randagismo [3].

In pratica, con la trasformazione delle unità sanitarie locali in aziende sanitarie locali, queste ultime non sono più strutture operative dei Comuni, ma aziende dipendenti dalla Regione, strumentali per l’erogazione dei servizi sanitari di competenza regionale. Posto pertanto che la locale azienda sanitaria dov’essere considerata soggetto giuridico autonomo rispetto al Comune, ad essa spetta il risarcimento dei danni causati da cani randagi.

Oltre a ciò bisognerà comunque verificare se la legge Regionale attribuisce ai servizi veterinari delle ASL il recupero dei cani randagi (circostanza che, a quanto risulta, è costante in quasi tutte le Regioni d’Italia).

Dunque, il recupero dei cani randagi è di competenza dei servizi veterinari delle aziende sanitarie, anche dopo il riconoscimento delle stesse quali soggetti dotati di una loro autonomia amministrativa.

La prova

All’automobilista spetterà dimostrare l’evento (l’attraversamento del cane), il danno (l’incidente e i conseguenti guasti all’automobile e/o le lesioni personali conseguenti allo sbandamento) e il rapporto di causa/effetto tra il primo e il secondo. Il tutto si risolve, di norma, nella prova testimoniale di eventuali terzi trasportati all’interno dell’automezzo o di eventuali passanti (anche automobilisti) che, passando nelle adiacenze, abbiano assistito all’evento o potuto verificare lo stato dei luoghi successivo al sinistro.

Si consiglia sempre di conservare una prova fotografica dell’auto e dell’animale rimasto vittima dell’incidente.

note

[1] G.d.P. Taranto, sent. del 10.12.2014.

[2] D. lgs. n. 502/1992.

[3] C. Cost. sent. n. 220/2003.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO – SEZ 1^

       Il Giudice di Pace di Taranto – Dott. Martino Giacovelli – ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa R.G. N° 7872/2012 – avente ad oggetto: Risarcimento danni riservata all’udienza del 20.11.2014, promossa da:

M., rappresentato e difeso dall’Avv. Cristiano R.                     parte attrice        

contro

           A.S.L, con sede in Taranto                                                         parte convenuta

Conclusioni per la parte attrice:                

   “si concorda con la quantificazione operata dal CTU incaricato dal Giudice che, ispezionata l’autovettura FORD C-MAX, tg. DV…DB (risultata riparata a regola d’arte), ha stimato congrua la somma € 1.168,17 oltre iva. A ciò, secondo il prudente apprezzamento del Giudice cui le parti si sono rimesse onde evitare i gravosi costi di una CTU medico legale, dovrà aggiungersi l’ulteriore importo di € 517,92 a titolo di risarcimento del danno per le lesioni patite dall’attore (giorni 12 di I.T.T) così quantificato sulla scorta della documentazione sanitaria in atti ed in applicazione analogica con quanto previsto per il caso di liquidazione di temporanea derivante da sinistro stradale, in uno per la complessiva somma all’attualità di € 1686,09, oltre interessi legali dal dì della sentenza e fino all’effettivo soddisfo.

Conclusioni per l’AUSL:

“Piaccia all’Ill.mo Signor Giudice adito:

in via pregiudiziale:

voler disporre ai sensi dell’art. 269 c.p.c. lo spostamento della prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo, Comune di T.
in via preliminare, in rito dichiarare il difetto di legittimazione passiva della convenuta Azienda Sanitaria Locale di T., stante la competenza esclusiva, anche alla luce della recentissima normativa regionale, del Comune di T. in materia di prevenzione e lotta al randagismo, considerata l’assenza di strutture di ricovero comunali per cani randagi e, per l’effetto, disporne l’estromissione dal presente giudizio per le motivazioni di cui in narrativa. Con vittoria di spese.

in via principale, nel merito, rigettare la domanda avanzata dall’attore in quanto infondata in fatto ed in diritto; Con vittoria di spese processuali.

In via subordinata, e nella denegata ipotesi di mancato accoglimento della presente domanda, accertare e dichiarare la ricorrenza del concorso di responsabilità ai sensi dell’art. 1227 c.c. I co. tra parte attrice e le convenute in relazione all’evento dannoso dedotto in contesa, ponendo quindi ogni eventuale emananda pronuncia, ancorché per gli importi inferiori che, se del caso, saranno accertati in corso di causa, a carico percentuale di ognuno; per l’effetto, sussistendone giusti motivi, dichiarare interamente compensate le spese e competenze ed onorari. “

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 5.10.2002 notificato in data 22.10.2012, il sig. M. conveniva, innanzi a questo Giudice di Pace, l’Azienda Unità Sanitaria in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, e ne chiedeva la condanna al risarcimento dei danni patiti a cagione del sinistro verificatosi durante la mattinata del 26/11/2010, alle ore 07,40 circa, in agro di Taranto, lungo la S.S. 106 in direzione per Taranto.

Sosteneva Il sig. M., che mentre alla guida dell’autovettura FORD C-MAX, tg. DV … DB, di sua proprietà, intraprendeva una manovra di sorpasso di un articolato, suo malgrado, investiva un cane randagio di grossa taglia, sbucato improvvisamente dal margine destro della carreggiata.

All’occorso assistevano testimoni ed il fatto veniva constatato anche da una pattuglia dell’Ufficio Ambiente del Comune di Massafra.

A cagione di tanto, l’autovettura FORD C-MAX, tg. DV… DB, riportava gravi danni di natura meccanica ed alla carrozzeria, rendendosi perciò necessarie varie riparazioni. Inoltre, il sig. M. riportava lesioni personali (trauma distrattivo rachide dorso lombare) diagnosticate presso il P.S. di Castellaneta (TA), guarite senza postumi invalidanti, come da certificazione medica in atti.

Si costituiva l’Azienda Unita’ Sanitaria Locale, la quale in via pregiudiziale chiedeva, previa spostamento della prima udienza, di essere autorizzata alla chiamata in causa del Comune di T. ritenuto responsabile per la mancata messa a disposizione del canile. In via principale la stessa ASL chiedeva: il rigetto delle domande tutte spiegate da parte attrice, anche in ordine al quantum, nei confronti della convenuta AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE, perché infondate in fatto e diritto.

Aggiungeva l’ASL, dal combinato disposto degli artt. 2, 6 ed 8 della Legge Regionale Puglia 3 aprile 1995 n.12, infatti, si evinceva agevolmente quanto segue: a) in primo luogo, il dato letterale dell’art.2, comma 1, della predetta legge è chiaro nell’indicare i Comuni quali enti investiti in via esclusiva degli oneri e delle responsabilità in materia, relegando il ruolo delle unità sanitarie locali a quello di meri strumenti operativi nell’ambito delle direttive e nei limiti dei mezzi materiali fornitigli dai Comuni stessi;

Proseguiva il difensore dell’ASL che pur vero che il successivo art.6, comma 1, afferma categoricamente che “spetta ai Servizi veterinari delle USL il recupero dei cani randagi”, ma è altrettanto vero che detto recupero presuppone necessariamente sia l’esistenza di un’anagrafe canina sia, soprattutto, l’avvenuta costruzione da parte dei Comuni di appositi canili ove ricoverare i cani catturati (cfr. art. 8, comma 1: “1 Comuni…provvedono alla costruzione o la risanamento dei canili sanitari…”), per poi “anagrafarli” e/o restituirli ai legittimi proprietari.

Rigettata la richiesta di chiamata in causa del Comune, la causa veniva istruita con l’ammissione e l’espletamento delle prove testimoniali e della CTU meccanica.

La causa, fallito ogni tentativo di conciliazione, era chiamata per la precisazione delle conclusioni e la discussione ed all’udienza del 20.11.2014 era trattenuta in decisione.

Motivi della decisione

In via preliminare è necessario esaminare la mancata autorizzazione all’ASL della chiamata in causa del Comune.

La suddetta chiamata sarebbe stata del tutto pleonastica per quanto di seguito riportato.

In particolare, non applicabile è nell’ambito della Regione Puglia il principio stabilito dalla recente sentenza della Cassazione (Cassazione civile , sez. III, sentenza 23.08.2011 n. 17528 ), in quanto le stessa fa riferimento alle norme di cui alla legge-quadro 14 agosto 1991, n. 28, mentre la Regione Puglia ha una propria legge regionale, che regola come sopra detto, la materia specificatamente .

Va precisato che, in precedenza, veniva individuata la legittimazione passiva del Comune non in relazione al fatto concreto, ma, piuttosto, facendola discendere da un generico «legame» con la ASL operante nel territorio, desumendolo dai compiti assegnati al sindaco ex art. 3, comma 14 del d.lgs. n. 502 del 1992 «al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della popolazione» di definizione, nell’ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica e di verifica dell’andamento generale dell’attività. Senonché, in seguito al riordino del servizio sanitario conseguente al d.lgs. n. 502 del 1992, risulta reciso il «cordone ombelicale» fra Comuni e USL (così Corte cost., 24/06/2003, n. 220) con la trasformazione delle unità sanitarie locali in aziende sanitarie locali e con il mutamento della configurazione giuridica di queste ultime, non più strutture operative dei comuni, ma aziende dipendenti dalla regione, strumentali per l’erogazione dei servizi sanitari di competenza regionale. Ne consegue, che la locale azienda sanitaria dov’essere considerata soggetto giuridico autonomo rispetto al Comune con conseguente sua legittimazione passiva nel caso richiesta di risarcimento dei danni causati da cani randagi.

Secondo quando previsto dalla legge Regione Puglia (art. 6 della legge regionale n. 12 del 03.04.1995 (… spetta ai servizi veterinari delle AUSL il recupero dei cani randagi. .. ” in materia di prevenzione del randagismo, che ha attribuito all’ASL territorialmente competente ed ai suoi servizi veterinari la lotta al randagismo, deve ritenersi che obbligata a rispondere delle richieste di risarcimento dei danni che si assume aver subito da cani randagi, sia la sola stessa ASL, e non anche il Comune nel cui territorio si è verificato l’evento dannoso.(cfr in senso conforme Cass. Civ. sez III, sentenza 7/12/2005 n 27001 e Cass. Civ. Sez III, sentenza 3/04/2009 n 8137).

Da quanto sopra si ricava che con riferimento alla Regione Puglia il recupero dei cani randagi è di competenza dei servizi veterinari delle AUSL, anche dopo il riconoscimento delle stesse quali soggetti giuridici dotati di autonomia amministrativa, con legittimazione sostanziale e processuale, nonché inserite nell’organizzazione sanitaria sia regionale sia nazionale.

Nel merito, la domanda è fondata e va accolta nei limiti di cui in motivazione nei confronti dell’Azienda Sanitaria Locale, in persona del legale rapp.te pro-tempore.

Condivisibili sono alcune considerazioni espresse negli atti processuali, le quali adeguate al convincimento di questo GDP vengono di seguito riportate.

La dinamica del sinistro e lo stato dei luoghi ove ebbe a verificarsi l’evento hanno trovato conferma nelle dichiarazioni rese dai testimoni in corso di causa.

Il sig. M. nell’interrogatorio formale deferito da parte convenuta ha dichiarato che “viaggiavo con la mia consorte N. Gabriella; mentre percorrevo la S.S. 106 al km 483 all’altezza di “lido azzurro”, verso le ore 07,30 circa, investivo un cane che sbucava dal guard-rail centrale mentre ero impegnato in una manovra di sorpasso di un autoarticolato; dopo l’investimento, posto che l’impatto era stato molto violento, ho rallentato ed ho fatto sfilare l’autoarticolato, mi sono fermato un centinaio di metri innanzi ed ho accostato nella piazzola di sosta. Preciso che insieme al sottoscritto si è fermato anche il conducente dell’autovettura che mi seguiva. Costui si è accertato delle nostre condizioni di salute, ha constatato i danni alla mia autovettura. Insieme abbiamo visto che il cane giaceva morto sulla corsia di sorpasso ed era privo di segni di riconoscimento e di collare. Ho chiamato il 113 e mi hanno riferito che la pattuglia non poteva intervenire poiché impegnata in altro servizio. Mi hanno comunque riferito di accertarmi che il cane non fosse di intralcio al traffico veicolare. Mentre effettuavo inversione di marcia, sono rimasto in panne con la macchina che si è rotta a seguito dell’impatto con il cane. Sono uscito dalla macchina con mia moglie ed in quel frangente abbiamo fermato una campagnola di passaggio con il lampeggiante montato sul tetto. Si trattava di due impiegati del servizio ambiente del Comune di Massafra. Uno di questi, il sig. M. Salvatore, ha constatato che il cane giaceva morto sulla carreggiata ed ha chiamato il servizio veterinario della ASL TA/1; ricordo che il servizio veterinario della ASL TA/1 riferiva che al momento non era possibile intervenire … omissis … preciso che l’impatto è stato inevitabile poiché mi sono trovato davanti all’improvviso il cane e nulla ho potuto fare se non investirlo poiché alla mia sinistra vi era il guard-rail ed alla mia destra l’autoarticolato”.

Il teste G. Michele ha riferito di “aver assistito ai fatti di causa in quanto, il 26 Novembre 2010, alle ore 07,30 circa, seguivo con la mia autovettura quella del Sig. M.. Ed ha aggiunto: “mi trovavo sulla s.s.106 poiché stavo andando a lavoro come ogni mattina diretto all’arsenale della marina militare “M.M. MARGRANDE … ho intrapreso una manovra di sorpasso di un camion che mi precedeva analogamente alla autovettura FORD FOCUS C-MAX di colore grigio, che mi precedeva e si trovava sulla corsia di sorpasso. Ho visto la macchina che mi precedeva che sbandava e che investiva un cane sbucato all’improvviso dal guard-rail centrale. Il cane era di grossa taglia. La FORD FOCUS C-MAX ha investito il cane … omissis … subito dopo l’investimento del cane, il conducente della FORD FOCUS C-MAX arrestava la marcia.” Ed ancora: “ho potuto constatare direttamente che il cane era privo di segni di riconoscimento e di collare identificativo …. giaceva morto sulla corsia di sorpasso … omissis … mi è capitato altre volte di trovare carcasse di animali morti a causa dell’investimento da parte di autovetture in transito.

Il teste sig. M. Salvatore, responsabile dell’Ufficio Ambiente del Comune di Massafra, il quale ha riferito che “il 26/11/2010 ero in servizio durante un turno per il controllo del territorio di Massafra, nella zona compresa fra Marina di Chiatona e Marina di Massafra; la mattina verso le 9,30-10,00 venivo fermato da una persona che cercava aiuto e mi chiedeva se fossi un carabiniere poiché ero alla guida di una Land Rover con lampeggiante blu simile a quella dei carabinieri Era l’auto di servizio … omissis … insieme ci recammo con l’auto di servizio sul posto. Constatai che sulla carreggiata vi era un cane privo di collare o di altri segni di riconoscimento … omissis … l’animale si trovava nel territorio di Taranto. Tuttavia, chiamai la Polizia Municipale di Massafra affinché fosse allertata l’Anas per la rimozione della carcassa.

         In definitiva, da quanto sopra è evidente la responsabilità della convenuta ASL nella causazione dell’evento dannoso riconducibile causalmente al cane randagio apparso improvvisamente sul percorso dell’attore, producendo anche situazione di pericolo.

La espletata CTU ha accertato ai danni procurati all’autovettura FORD C-MAX, tg. DV… DB ha stimato congrua la somma € 1.168,17.

Non si può aggiungere alcuna indennità per il fermo tecnico in quanto manca qualsiasi elemento probatorio, né si può aggiungere l’IVA in quanto per l’autovettura ispezionata dal CTU già riparata non è stata esibita alcun documento fiscale.

A ciò,si deve aggiungere l’ulteriore importo di € 200,00 a titolo di risarcimento del danno per le lesioni patite dall’attore (giorni 12) così quantificato sulla scorta della documentazione sanitaria in atti ed in applicazione analogica con quanto previsto per il caso di liquidazione di temporanea derivante da sinistro stradale, avendosi la somma complessiva di € 1.368,17 oltre interessi legali dal dì della sentenza al soddisfo.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, tenendo conto della esosità della somma inizialmente richiesta e dell’attività processuale svolta.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Taranto, dott. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da M. nei confronti dell’AZIENDA SANITARIA LOCALE in persona del legale rapp.te pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:

dichiara l’AZIENDA SANITARIA LOCALE, in persona del legale rapp.te pro-tempore, esclusiva responsabile dei danni per cui è causa e, per l’effetto, la condanna al pagamento in favore di M.CLAUDIO della somma di € 1.368,17, oltre interessi legali dalla data della presente sentenza sino al soddisfo;

condanna la stessa convenuta Azienda Sanitaria ASL in persona del legale rapp.te pro-tempore, alla rifusione delle spese processuali che liquida in complessivi € 937,00, di cui € 537,00 per esborsi ( ivi compreso il costo della CTU), e 400,00 per competenze professionali, oltre 12,50% ex art. 14 L.P., IVA e CPA oltre successive occorrende, da distrarsi in favore del difensore procuratore anticipatario;

compensa tra le parti tutte le residue spese processuali.

Così decisa in Taranto e depositata in originale il giorno 10   dicembre 2014

Il Giudice di Pace

( dr. Martino Giacovelli)

 

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