Professionisti Decadenza del permesso di costruire e irrevocabilità

Professionisti Pubblicato il 8 dicembre 2015

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Diritto urbanistico e permesso di costruire: irrevocabilità e decadenza per contrasto con sopravvenute previsioni urbanistiche.

Irrevocabilità del permesso di costruire

Il permesso di costruire è irrevocabile (art. 11, 2° comma, del T.U. n. 380/2001) e tale principio è insuscettibile di deroga anche da parte della legislazione regionale.

Si ricordi che la revoca è un provvedimento con cui la P.A. ritira, con efficacia ex nunc, un atto riconosciuto inopportuno, cioè non conveniente o inadeguato (inficiato da vizi di merito), che la P.A. stessa aveva emanato.

In giurisprudenza:

—              «La concessione edilizia è un atto di controllo di conformità del progetto alla normativa urbanistica ed edilizia vigente nella zona e, di conseguenza, ha natura di atto vincolato; pertanto, non è configurabile nei suoi confronti il potere di revoca, che, consistendo nella possibilità di eliminare il provvedimento per sopravvenute circostanze che lo rendono inidoneo alla ottimale causa dell’interesse pubblico, presuppone una valutazione discrezionale al riguardo da parte dell’amministrazione» (C. Stato, sez. V: 17 febbraio 1999, n. 167, in Riv. giur. edilizia, 1999, I, 510 e 10 gennaio 1997, n. 28, in Cons. Stato, 1997, II, 1705).

La irrevocabilità del permesso di costruire non esclude:

—        la decadenza per contrasto con nuove previsioni urbanistiche, salvo che i relativi lavori siano già stati iniziati e vengano completati entro 3 anni dalla data di inizio (art. 15, 4° comma, T.U. n. 380/2001);

—        la decadenza per decorso del termine di inizio o di ultimazione dei lavori (art. 15, 2° comma, T.U. n. 380/2001);

—        l’annullamento (per vizi di legittimità e con efficacia retroattiva: ex tunc) da parte della stessa autorità che ha emanato l’atto;

—        l’annullamento da parte dell’autorità regionale, ex art. 39 T.U. n. 380/2001;

—        l’annullamento governativo, ex art. 138 del D.Lgs. n. 267/2000;

—        l’annullamento giurisdizionale.

Decadenza per contrasto con sopravvenute previsioni urbanistiche

L’art. 15, 4° comma, del T.U. n. 380/2001 dispone che l’entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche comporta la decadenza dei permessi di costruire il cui contenuto risulti in contrasto con le previsioni stesse, salvo che i relativi lavori siano già stati iniziati e vengano completati entro il termine di 3 anni dalla data di inizio.

In tal caso la sopravvenuta disciplina urbanistica incompatibile con l’intervento assentito esclude pure ogni possibilità di proroga dei termini per l’inizio e l’ultimazione dei lavori (Cass., sez. III, 19 marzo 2008, Minciarelli).

La decadenza per sopravvenienza di previsioni urbanistiche contrastanti rinviene la propria ratio in una valutazione legale di prevalenza dell’interesse pubblico al razionale sviluppo del territorio rispetto all’interesse privato del soggetto che – pur avendo già ottenuto il titolo abilitativo – non ha dato ancora inizio ai lavori (vedi C. Stato: sez. IV, 10 agosto 2007, n. 4423, in Urbanistica e appalti, 2007, 535; sez. V, 28 giugno 2000, n. 3638).

Le sopravvenienze urbanistiche possono essere contenute in leggi, regolamenti o strumenti urbanistici, purché non meramente adottati (C. Stato, sez. V, 25 giugno 1990, n. 583, in Foro amm., 1990, 1492).

Tra le previsioni urbanistiche sopravvenute in grado di giustificare una pronuncia di decadenza “non possono rientrare disposizioni che riguardino meri aspetti procedimentali, come, ad esempio, nel caso di una disposizione che impone l’acquisizione di un parere non prescritto al momento del rilascio del titolo permissivo” (così C. Stato, sez. VI, 11 ottobre 2007, n. 5343).

In tema di decadenza per sopravvenienze urbanistiche contrastanti la giurisprudenza del Consiglio di Stato appare costante e consolidata nell’affermare che (vedi C. Stato, sez. IV, 7 settembre 2011, n. 5028):

—        la pronuncia di decadenza di cui all’art. 15, 4° comma, del T.U. n. 380/2001 è espressione di un potere vincolato, avente natura ricognitiva con effetti ex tunc, diretto ad accertare il venir meno degli effetti del titolo edilizio difforme dal piano urbanistico sopravvenuto; la decadenza, infatti, consegue automaticamente dalla circostanza oggettiva del mancato inizio dei lavori alla data di entrata in vigore del nuovo piano;

—        l’amministrazione non è tenuta a fornire specifiche motivazioni sull’adozione dell’atto declaratorio, non trattandosi di un provvedimento negativo o di autotutela, sicché la pronunzia di decadenza, per il suo carattere dovuto, è sufficientemente motivata con la sola evidenziazione dell’effettiva sussistenza dei presupposti di fatto; nè è richiesta alcuna ulteriore specificazione, stante la immediata e diretta prevalenza dell’interesse pubblico all’attivazione della regolamentazione sopravvenuta.

In giurisprudenza:

—              «Decade automaticamente, a norma dell’art. 10, 11° comma, L. 6 agosto 1967, n. 765, che ha modificato l’art. 31 L. 17 agosto 1942, n. 1150, la concessione edilizia il cui contenuto risulti in contrasto con nuove previsioni urbanistiche, salvo che i relativi lavori siano stati iniziati al momento dell’entrata in vigore delle previsioni stesse e siano ultimati entro i tre anni successivi all’inizio» (C. Stato, sez. V, 31 marzo 1992, n. 261, in Giur. it., 1993, III, 1, 11).

—              «La decadenza di una licenza edilizia per contrasto con la sopravvenuta normativa urbanistica non deve essere preceduta dal parere della commissione edilizia» (C. Stato, sez. V, 23 aprile 1982, n. 295, in Riv. giur. edilizia, 1982, I, 515).

—              «È illegittima la disposizione con cui un piano regolatore anticipa la decadenza delle licenze edilizie in contrasto con il piano stesso all’atto della sua adozione» (C. Stato, sez. V, 10 luglio 1982, n. 615, in Giur. it., 1983, III, 1, 40).

Diritto-Urbanistico


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