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Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: arriva la Cassazione

9 dicembre 2015


Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: arriva la Cassazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 dicembre 2015



Dopo la decisione del giudice sulla domanda di esecutività del decreto spetta al creditore opposto o al debitore opponente avviare la mediazione?

Finalmente la Cassazione sana il contrasto insorto tra i giudici di merito su quale sia la parte processuale a cui spetti attivare il tentativo di mediazione, in caso di opposizione al decreto ingiuntivo, nelle materie in cui tale onere è obbligatorio, onere che – si ricorderà – scatta subito dopo la prima udienza in cui il giudice decide sulla provvisoria esecuzione; e la Corte ritiene che l’adempimento spetti al debitore opponente. È infatti quest’ultimo che ha, secondo il principio del “processo a impulso di parte”, l’interesse ad avviare il giudizio di opposizione e, quindi, anche il procedimento di mediazione. In difetto di assolvimento, la causa deve essere dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo si solidifica, divenendo definitivo.

È questa la conclusione a cui è pervenuta la Cassazione in una tanto importante quanto attesa sentenza dello scorso 3 dicembre [1]. Già da qualche anno i tribunali di primo grado avevano segnato un profondo contrasto su una questione suscettibile di decidere le sorti del giudizio prima ancora di iniziare: questo perché, in caso di silenzio del giudice nella propria ordinanza, non era chiaro se la mediazione dovesse essere avviata dalla parte opponente o da quella opposta, con conseguenti e divergenti sorti del decreto ingiuntivo. I giudici infatti, nei casi del mancato avvio della mediazione, erano divisi tra chi affermava che il decreto ingiuntivo che era stato contestato acquistasse efficacia esecutiva e autorità di giudicato (per omessa mediazione da parte dell’opponente) e chi invece riteneva che la improcedibilità travolgesse anche il decreto ingiuntivo (per omessa mediazione da parte dell’opposto).
Dopo un iniziale periodo in cui i tribunali di merito sembravano aver sposato la tesi secondo cui la mediazione spetterebbe alla parte opposta, in quanto attore sostanziale, si è poi sempre più aperto il diverso fronte in base al quale l’onere sarebbe in capo al debitore opponente: difatti l’impulso processuale di parte resta comunque in capo all’attore formale, mentre la natura sostanziale di attore (quella che fa capo al creditore) riguarda solo la fase istruttoria relativamente all’onere della prova.

Occorre ricordare che la problematica interpretativa sorge nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo una volta che il giudice si sia pronunciato sulla provvisoria esecuzione e abbia disposto la mediazione, sia quando la stessa è obbligatoria per legge (nelle materie ormai note) sia invece se è demandata e, quindi, obbligatoria per ordine del giudice.

Secondo la Cassazione, la norma che prevede la condizione di procedibilità è stata costruita in funzione deflativa e quindi deve essere interpretata alla luce del principio del ragionevole processo e così dell’efficienza processuale. Secondo questa prospettiva la disposizione normativa “mira a rendere il processo la extrema ratio: cioè l’ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse”. Ne consegue che l’onere per l’esperimento della mediazione deve porsi a carico di chi ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo.

Come noto, nel caso di ricorso per decreto ingiuntivo, il creditore è esonerato dall’attivare il tentativo di mediazione prima di depositare il ricorso in tribunale. Invece, solo con l’opposizione – e segnatamente dopo la decisione sulla provvisoria esecuzione del decreto stesso – il giudice invita le parti a procedere all’incontro conciliativo davanti all’organismo solo nelle materie sottoposte dal legislatore alla condizione di procedibilità (si pensi ad esempio ai contratti bancari): un onere che spetta al debitore-opponente, in quanto titolare dell’interesse ad introdurre il giudizio di merito.

Con la conseguenza che, in caso di mancato ottemperamento all’obbligo imposto dalla legge e dal giudice, si avrà l’improcedibilità dell’opposizione e il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo. Secondo la Cassazione la diversa soluzione sarebbe “palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice”.

note

[1] Cass. sent. n. 24629 del 3.12.2015.

Autore immagine: 123rf com

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3 Commenti

  1. Non è una sentenza a sezioni unite ma è già qualcosa. Ma che cosa succede a chi ha già notificato un’opposizione a decreto ingiuntivo e questa sentenza è giunta nel frattempo prima dell’udienza?

  2. Nessun problema. L’esperimento della mediazione nel procedimento di opposizione a D.I. è sempre successivo all’introduzione del giudizio (art. 5 comma quarto, lett. a) D. Lgs. n. 28/10 e s.m.i.) .

  3. Mi chiedo che succede se parte opposta, furbescamente, non chiede la provvisoria esecutività in sede di costituzione? A quel punto il giudice sarebbe tenuto, seguendo l’orientamento della Suprema Corte, a dichiarare l’improcedibilità dell’opposizione atteso l’omesso tentativo di mediazione.
    E mi chiedo altresì, volendo l’opponente proporre prima la mediazione, deve depositare e notificare l’istanza entro i quaranta giorni previsti per l’opposizione, magari contestualmente alla notifica della stessa o può farlo entro la prima udienza?
    La realtà è che, a mio parere, la norma è scritta male e le opposizioni andrebbero de plano escluse dalle ipotesi di mediazione obbligatoria (in fondo per la negoziazione è stato così!).

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