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Lo sai che? Se il coniuge dialoga con l’ex tramite i figli subisce la multa

Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2015

Separazione e divorzio: i coniugi che non comunicano tra loro mantengono l’affido condiviso ma rischiano l’ammonimento del giudice ed, eventualmente, il pagamento di una sanzione amministrativa.

“Dì a tuo padre…”, “Dì a tua madre…”: i coniugi ormai separati che non dialogano tra loro, ma lo fanno solo usando i figli al pari di piccioni viaggiatori, rischiano grosso: l’ammonimento, da parte del giudice, il quale, in caso di reiterazione della condotta, può arrivare a infliggere loro una sanzione amministrativa pecuniaria da 75 a 5mila euro [1]. È quanto chiarito dal Tribunale di Vicenza con una recente sentenza [2].

La legge assegna al giudice un potere sanzionatorio nei confronti del genitore inadempiente ai provvedimenti relativi all’affidamento dei figli. Si tratta della sanzione meno severa, in una scala di gravità, da utilizzare, ad esempio, quando il comportamento da punire sia da ricondurre al solo inadempimento, non sia reiterato e non abbia comunque procurato danni a carico dell’altro genitore o del minore.

In un’ottica di progressione delle sanzioni, il giudice potrebbe altresì:

– disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;
– condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

Il giudice, comunque, ha un’ampia discrezionalità sia sulla necessità o meno di disporre sanzioni sia sulla scelta del trattamento sanzionatorio tra i diversi strumenti indicati dalla legge, considerando comunque la condanna la risarcimento come una soluzione estrema.

Ebbene, secondo la sentenza in commento, l’incapacità dei coniugi di comunicare fra loro non comporta la perdita dell’affidamento, in quanto non implica di per sé l’inadeguatezza a svolgere il ruolo di genitori; al giudice pertanto basta l’ammonizione per richiamare l’ex alle sue responsabilità, prefigurando la modifica del regime di affido dei figli se il genitore non instaurerà un dialogo continuativo con l’ex.

Insomma, non rispondere alle telefonate e ai messaggi dell’ex moglie o dell’ex marito, affidando tutte le comunicazioni ai bambini – che sono piccoli e a volte dimenticano di riferire informazioni importanti per la gestione del diritto di visita, oltre che a rimanerne segnati psicologicamente – è un comportamento che, sebbene non sia sintomo di incapacità a relazionarsi coi figli (e quindi non fa perdere l’affido), può sempre essere sanzionato dal giudice con l’ammonimento verbale (nelle ipotesi più lievi) o – in caso di reiterazione – con una sanzione amministrativa pecuniaria.

La revoca dell’affidamento scatta invece solo in presenza di una condotta del genitore “gravemente pregiudizievole per il figlio”. La sia pur accesa conflittualità nei rapporti interpersonali tra i coniugi, che si risolve in una impossibilità di assumere decisioni comuni nell’interesse dei figli, non è sufficiente per far revocare l’affido condiviso in favore dell’uno e a scapito dell’altro: conta il preminente interesse dei figli. Ecco che allora, nei confronti del genitore inadempiente, scatta l’ammonimento a rispettare le regole: altrimenti il giudice farà indagare le capacità genitoriali dell’uomo dai servizi sociali.

note

[1] Art. 709 ter cod. proc. civ.

[2] Trib. Vicenza sent. del 4.11.2015.

Autore immagine: 123rf com


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