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Lo sai che? Cane che abbaia: come dimostrarlo?

Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2015

Latrati dei cani: responsabilità, risarcimento, reato e procedimento penale di disturbo alla quiete pubblica, la prova e le testimonianze dei vicini.

Il cane che abbaia di giorno e quasi tutte le notti con grande frequenza, tale da disturbare il sonno e il riposo di chi abita nelle vicinanze, comporta una responsabilità del proprietario che può sconfinare anche nel penale se ad essere molestata non è una singola persona o un numero sparuto di famiglie, ma l’intera zona. Oltre al risarcimento del danno, dunque, scatta il procedimento penale.

Con una sentenza di poche ore fa la Cassazione [1] fa però il punto su un’altra questione di non poco conto: come dimostrare il continuo abbaiare del cane? Insomma, nessun potrebbe dubitare che anche il più mansueto dei cani abbai, ma è la frequenza di tali latrati il cuore del processo, in quanto segna il confine non solo tra lecito e illecito, ma anche e soprattutto tra responsabilità civile (solo risarcimento del danno) e quella penale (condanna e pena).

Ebbene, secondo la Corte non serve necessariamente una perizia per la prova della continuità dei latrati, potendo bastare anche le testimonianze dei vicini. Per cui, se le dichiarazioni dei testimoni confermano che il cane è solito abbaiare di giorno e di notte con grande frequenza, tale da impedire il sonno e recare evidente disturbo al riposo di tutti gli abitanti nelle immediate adiacenze, ciò basta per arrivare a una sentenza di condanna. Di certo, non sarà sufficiente una semplice “raccolta delle firme”, poiché nel processo penale è necessaria l’escussione orale del testimone davanti al giudice. Ma, nel caso di contrasto con le dichiarazioni del padrone dell’animale che, sia pure ammettendo l’irrequietezza del cane, non ritiene che l’abbaiare sia così continuo e incessante come risulta invece dalle accuse, non è detto che il giudice debba provvedere attraverso una perizia, potendosi basare anche solo sulle dichiarazioni del vicinato.

Il reato di disturbo alla quiete di persone è quello che si definisce, tecnicamente, un reato di pericolo presunto il che significa che non serve la prova dell’effettivo disturbo di più persone, ma è sufficiente la potenziale idoneità della condotta a disturbarne un numero indeterminato di soggetti. Di conseguenza l’attitudine dei rumori a disturbare il riposo o le occupazioni delle persone non va necessariamente accertata accuratamente con una perizia o una consulenza tecnica; al contrario, il giudice può fondare il proprio convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, tali da far risultare oggettivamente superata la soglia della normale tollerabilità.

note

[1] Cass. sent. n. 48460/15 del 9.12.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 27 ottobre – 9 dicembre 2015, n. 48460
Presidente Franco – Relatore Mengoni

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 3/2/2015, il Tribunale di Cagliari giudicava S.E. colpevole della contravvenzione di cui all’art. 659 cod. pen. e la condannava alla pena di 200 euro di ammenda; alla stessa era contestato di non aver impedito lo strepitio del proprio cane, pastore tedesco, così disturbando le occupazioni ed il riposo dei residenti.
2. Propone ricorso per cassazione la E., a mezzo dei proprio difensore, deducendo due motivi:
– mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. II Tribunale avrebbe condannato la E. pur in difetto di qualsivoglia accertamento tecnico, oggettivo, volto a verificare il superamento della soglia di normale tollerabilità;
– violazione dell’art. 659 cod. pen., difetto motivazionale. La condanna della ricorrente sarebbe stata fondata esclusivamente su tre deposizione e – come già indicato – senza alcun riscontro tecnico; non vi sarebbe alcuna prova, pertanto, del potenziale disturbo ad un numero indeterminato di persone, tali non potendosi ritenere tre soli soggetti

Considerato in diritto

3. II ricorso è manifestamente infondato.
II Tribunale di Cagliari, infatti, ha riconosciuto la responsabilità della E. in ragione di plurimi elementi istruttori e, in particolare, delle deposizioni rese da tre testimoni (A.M., G. e G.M.) che – senza alcun motivo di astio o risentimento verso la ricorrente – avevano confermato quanto contestato ex art. 659 cod. pen.; in particolare, che il cane di proprietà della E. era solito abbaiare di giorno e quasi tutte le notti, con grande frequenza, sì da disturbare il sonno, reso quasi impossibile, e recare evidente disturbo al riposo degli stessi, tutti abitanti nelle immediate adiacenze. Di seguito, la sentenza ha esaminato gli elementi di prova indotti dalla difesa, ma – con motivazione logica e congrua – ne ha affermato l’inattendibilità (i testi O. e S. erano ex fidanzati della ricorrente); fino a precisare – emergenza non contestata neppure in questa sede – che la stessa E. aveva ammesso che il cane abbaiava, anche se «non così continuamente come mi si accusava … anche perché il cane dorme, non è che stava 24 ore ad abbaiare di continuo».
Orbene, in forza di questa motivazione – che si apprezza per completezza, congruità e logicità – la sentenza ha richiamato 1) il costante principio secondo cui l’affermazione di responsabilità per la fattispecie de qua non implica, attesa la natura di reato di pericolo presunto, la prova dell’effettivo disturbo di più persone, essendo sufficiente l’idoneità della condotta a disturbarne un numero indeterminato (per tutte, Sez. 3, n. 8351 del 24/6/2014, Calvarese, Rv. 262510); 2) l’ulteriore principio, del pari consolidato, per cui l’attitudine dei rumori a disturbare il riposo o le occupazioni delle persone non va necessariamente accertata mediante perizia o consulenza tecnica, di tal ché il Giudice ben può fondare il proprio convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, sì che risulti oggettivamente superata la soglia della normale tollerabilità (per tutte, Sez. 3, n. 11031 dei 5/2/2015, Montoli, Rv. 263433, a mente della quale in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete); 3) la piena attendibilità delle deposizioni assunte, invero non contestata con argomenti concreti neppure nel presente gravame.
Sì da manifestarsi la piena infondatezza degli argomenti dedotti e, in particolare, l’invocata necessità di esperire comunque accertamenti di natura tecnica, nonché di provare il numero indeterminato di soggetti potenzialmente danneggiati, non risultando a ciò sufficienti tre persone.
Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile Alla luce della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese dei procedimento nonché quello dei versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 1.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.


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