Professionisti La DIA alternativa (o superDIA)

Professionisti Pubblicato il 9 dicembre 2015

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La denuncia di inizio attività, in materia edilizia e l’art. 22, 3° comma, del T.U. n. 380/2001.

La denuncia di inizio attività, in materia edilizia, è attualmente limitata alle ipotesi previste dall’art. 22, 3° comma, del T.U. dell’edilizia n. 380/2001, come modificato dal D.Lgs. 27-12-2002, n. 301.

Trattasi degli interventi soggetti a permesso di costruire o, in base alla scelta discrezionale dell’interessato, a cd. «superDIA», ricomprendenti:

—        gli interventi di ristrutturazione di cui all’art. 10, comma 1, lettera c);

—        gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di piano attuativo (es. convenzioni di lotizzazione), che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti.

Qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente all’entrata in vigore della legge 21-12-2001, n. 443, il relativo atto di ricognizione deve intervenire entro 30 giorni dalla richiesta degli interessati.

In mancanza, si prescinde dall’atto di ricognizione, purché il progetto di costruzione venga accompagnato da apposita relazione tecnica nella quale venga asseverata l’esistenza di piani attuativi con le caratteristiche dianzi menzionate;

—        gli interventi di nuova costruzione qualora in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

Ove esistano piani attuativi, dunque, essi devono contenere «precise disposizioni plano–volumetriche, tipologiche, formali e costruttive», che costituiscono i parametri dettagliati in base ai quali dovrà essere redatto il progetto del privato, con semplice trasposizione, nelle previsioni progettuali, delle prescrizioni complete dettate dallo strumento urbanistico.

Ciò comporta che i piani attuativi di nuova redazione devono contenere anche la dichiarazione esplicita di sussistenza dei presupposti per l’effettuazione degli interventi mediante DIA, qualora essi (ovviamente) siano in concreto presenti.

Per i piani attuativi già esistenti, invece, il Comune dovrà provvedere, di ufficio, attraverso una variante normativa, ad una ricognizione in via generale e, in mancanza, il riconoscimento dei presupposti dovrà essere chiesto da colui che intenda utilizzare la procedura di DIA.

Nel caso in cui il Comune non fornisca riscontro, l’interessato potrà fare ricorso all’attestazione del progettista sull’esistenza delle prescrizioni di dettaglio richieste dalla legge.

Qualora manchi una pianificazione attuativa, la legge prevede che i soli interventi di nuova costruzione (e non anche, quindi, quelli di ristrutturazione urbanistica) possano essere eseguiti mediante DIA a condizione che siano «in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche».

Notevoli perplessità induce il mancato (e poco ragionevole) riferimento alle «caratteristiche tipologiche, formali e costruttive» richieste, invece, in presenza di piani attuativi.

I piani regolatori di nuova formulazione potrebbe indicare espressamente, per determinati ambiti territoriali, la sussistenza dei presupposti per il ricorso alla DIA alternativa ma, ove ciò non si verifichi, spetterà al progettista (con elevato rischio personale) attestare siffatta sussistenza.

Quanto poi alla individuazione concreta di detti presupposti, viene prospettata in dottrina (MARZARO GAMBA) la possibilità di riferimento a quelle situazioni in cui la nuova costruzione debba essere effettuata in una zona adeguatamente urbanizzata del territorio comunale, per la quale non sia richiesta la redazione di piani attuativi ove l’intervento progettato non sia in grado di incidere sul carico urbanistico, aggravandolo e creando la necessità di ulteriori opere di urbanizzazione.

Può auspicarsi una specificazione dei presupposti in sede di disciplina regionale ma allo stato, a giudizio di chi scrive, la norma è tanto lacunosa da essere praticamente inapplicabile: essa, se superficialmente interpretata, può arrecare gravi danni alla collettività, mentre colui che in buona fede se ne volesse avvalere direttamente affronterebbe una situazione di intollerabile incertezza, foriera di assai probabili sanzioni (anche penali sotto i profili della colpa per imprudenza).

Diritto-Urbanistico

note

Autore immagine: 123rf com


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