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La procedura di SCIA in materia edilizia

9 Dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 9 Dicembre 2015



Redazione e presentazione, responsabile del procedimento, esecuzione dell’intervento, controllo, scadenza, autotutela.

A) Redazione e presentazione della SCIA

A norma del novellato art. 19 della legge 241/1990 (come modificato dall’art. 5 del D.L. 70/2011, convertito dalla legge n. 106/2011), il proprietario dell’immobile, o chi abbia titolo per avvalersi del regime della segnalazione certificata di inizio dell’attività, deve presentare la SCIA allo sportello unico dell’edilizia accompagnata:

—        dalle dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà, per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti dagli artt. 46 e 47 del D.P.R. 28-12-2000, n. 445 (T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa);

—        dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale;

—        dagli elaborati tecnici e progettuali necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione.

La SCIA, corredata delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dei relativi elaborati tecnici, può essere presentata anche mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento: in tal caso la segnalazione si considera presentata al momento della ricezione da parte dell’amministrazione comunale.

Al fine di semplificare le procedure in materia edilizia il D.L. 21-6-2013, n. 69, convertito nella legge 9-8-2013, n. 98 ha inserito nel T.U. n. 380/2001 l’art. 23bis con il quale si stabilisce che nei casi in cui si applica la disciplina della segnalazione certificata di inizio attività, prima della presentazione della segnalazione, l’interessato può richiedere allo sportello unico di provvedere all’acquisizione di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l’intervento edilizio, o presentare istanza di acquisizione dei medesimi atti di assenso contestualmente alla segnalazione. Lo sportello unico comunica tempestivamente all’interessato l’avvenuta acquisizione degli atti di assenso. Se tali atti non vengono acquisiti entro 60 giorni dalla presentazione della domanda, viene convocata la conferenza di servizi, come stabilito dal comma 5bis dell’art. 20 del T.U. n. 380/2001.

In caso di presentazione contestuale della segnalazione certificata di inizio attività e dell’istanza di acquisizione di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l’intervento edilizio, l’interessato può dare inizio ai lavori solo dopo la comunicazione da parte dello sportello unico dell’avvenuta acquisizione dei medesimi atti di assenso o dell’esito positivo della conferenza di servizi.

All’interno delle zone omogenee A) di cui al D.M. del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e in quelle equipollenti secondo l’eventuale diversa denominazione adottata dalle leggi regionali, i Comuni devono individuare con propria deliberazione, da adottare entro il 30 giugno 2014, le aree nelle quali non è applicabile la segnalazione certificata di inizio attività per interventi di demolizione e ricostruzione, o per varianti a permessi di costruire, comportanti modifiche della sagoma. Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, decorso tale termine e in mancanza di intervento sostitutivo della Regione ai sensi della normativa vigente, la deliberazione anzidetta è adottata da un Commissario nominato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Nelle restanti aree interne alle zone omogenee A) e a quelle equipollenti, gli interventi cui è applicabile la segnalazione certificata di inizio attività non possono in ogni caso avere inizio prima che siano decorsi 30 giorni dalla data di presentazione della segnalazione.

Nelle more dell’adozione della deliberazione anzidetta e comunque in sua assenza, non trova applicazione per le predette zone omogenee A) la segnalazione certificata di inizio attività con modifica della sagoma.

B) Individuazione del responsabile del procedimento

Deve ritenersi che lo sportello unico debba comunicare all’interessato il nominativo del responsabile del procedimento, per consentirgli di partecipare alla successiva procedura di controllo, mediante accesso agli atti, e, eventualmente, di depositare memorie e documenti di cui l’amministrazione deve tener conto (ciò in applicazione delle norme, di portata generale, poste dagli artt. 4 e 5 della legge 241/1990 e succ. modif.).

Ai sensi dell’art. 6bis della legge n. 241/1990 (introdotto dalla legge n. 90/2012) il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale.

C) L’esecuzione dell’intervento

L’attività edilizia oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione, purché siano state previamente acquisite, ove necessarie, l’autorizzazione paesaggistica e quella prevista dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche.

D) L’attività di controllo dell’intervento

Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale — nel termine di 30 giorni dal ricevimento della SCIA (comunemente inteso come perentorio: vedi T.a.r. Lazio, Roma, 13 gennaio 2014, n. 350, in Riv. giur. edilizia 2014, I, 367) — adotta, in caso di accertata carenza della correttezza della qualificazione dell’intervento, della sussistenza dei presupposti della procedura e del rispetto delle prescrizioni di legge, motivato provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare detta attività ed i suoi effetti alla normativa vigente entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a 30 giorni.

E) Determinazioni in via di autotutela

È fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione comunale di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli artt. 21quinquies e 21nonies della legge n. 241/1990.

Tale potere di autotutela non è escluso dalla configurazione della SCIA come atto privato ed il Consiglio di Stato, in relazione alla DIA, ne ha individuato la peculiare caratteristica nel fatto «di non implicare un’attività di secondo grado su di un precedente provvedimento amministrativo» (C. Stato, sez. V, 19 giugno 2006, n. 3586, in Riv. giur. edil., 2006, I, 951; sez. IV, 4 settembre 2002, n. 4453).

L’amministrazione, dunque, pur non dovendo incidere su un atto amministrativo, potrà pur sempre adottare, successivamente alla scadenza del termine di 30 giorni dalla presentazione della SCIA, provvedimenti di divieto della prosecuzione della stessa e di rimozione dei suoi effetti, a condizione, però, che provvedimenti siffatti siano giustificati dalla sussistenza di un interesse pubblico attuale e concreto, che non si identifichi con il mero ripristino della legalità violata.

In altre parole deve rilevarsi che, decorso il termine per il controllo (fissato dalla legge in 30 giorni dalla presentazione della SCIA), l’amministrazione mantiene un potere di intervento (distinto rispetto a quello sanzionatorio di cui si occupa l’art. 21 della legge n. 241/1990 e da eventuali poteri repressivi previsti da discipline settoriali) che le consente di vietare la prosecuzione dell’attività, esercitabile tuttavia solo allorché ricorrano le condizioni previste dagli artt. 21quinquies e 21nonies della legge n. 241/1990.

Si rende quindi necessaria, per l’esercizio del potere di autotutela, una serie di verifiche ulteriori rivolte a fare emergere la sussistenza di un pregiudizio per uno specifico interesse pubblico, ma anche a consentire di apprezzare, in ragione del tempo trascorso, il livello di consolidamento dell’aspettativa di stabilità di cui è portatore il soggetto che ha dato avvio all’attività edilizia in una valutazione che si apre anche alla considerazione della posizione di eventuali controinteressati (vedi C. Stato, sez. VI, 14 novembre 2012, n. 5751).

La Corte Costituzionale — con la sentenza 16-7-2012, n. 188, in Urbanistica e appalti, 2012, 1005 — ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa al regime della SCIA in materia edilizia sollevata sull’erroneo presupposto che vi fosse spazio per una interpretazione secondo cui, decorsi i termini fissati per il controllo, l’amministrazione avrebbe perso la possibilità di intervenire nelle forme dell’autotutela.

F) L’eventuale esercizio del potere sanzionatorio

Decorso il termine di 30 giorni dal ricevimento della SCIA, l’amministrazione può intervenire, anche esercitando il proprio potere sanzionatorio, soltanto però in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio storico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale, e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque gli interessi anzidetti mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente.

G) Efficacia temporale della SCIA

La legge non dispone esplicitamente sui termini di efficacia della SCIA, ma deve ritenersi che (conformemente a quanto previsto dal T.U. n. 380/2001 per i lavori autorizzati con permesso di costruire) anche i lavori avviati dopo la presentazione della SCIA devono essere ultimati entro 3 anni. L’art. 30 del D.L. n. 69/2013, come convertito nella legge n. 98/2013, ha previsto pure per questi lavori, previa comunicazione del soggetto interessato, la proroga di 2 anni (salva diversa disciplina regionale e purché i termini non siano già decorsi al momento della comunicazione dell’interessato).

H) La prova dell’abilitazione all’esecuzione dei lavori

La sussistenza dell’abilitazione all’esecuzione dei lavori è provata con la copia della SCIA, da cui risulti la data di ricevimento.

Qualora, però, un intervento eseguito in seguito a SCIA non sia riconducibile a detto regime, bensì a quello del permesso di costruire, l’intervenuta presentazione della segnalazione medesima è assolutamente irrilevante ed i lavori eseguiti sono da considerare abusivi.

Diritto-Urbanistico


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