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Società di recupero crediti: come operano e funzionano

10 dicembre 2015


Società di recupero crediti: come operano e funzionano

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 dicembre 2015



Creditori e debitori: la cessione del credito e il mandato alla riscossione, intimazioni e diffide, messa in mora, interruzione della prescrizione, cosa succede per chi non paga.

 

Per comprendere quali poteri abbiano le società di recupero crediti nei confronti di chi non paga è necessario sapere come operano e, soprattutto, quale meccanismo regola i loro rapporti con i creditori. Difatti non tutti i casi sono uguali e, in base alla singola fattispecie, la società di recupero crediti ha poteri più o meno penetranti.

In particolare possiamo distinguere le ipotesi in due grandi categorie.

1 | MANDATO GENERALE ALLA RISCOSSIONE

In questo caso, il creditore non cede il proprio credito alla società di recupero crediti, rimanendone titolare, ma conferisce a quest’ultima solo un mandato a riscuotere ed, eventualmente, a trattare condizioni di pagamento agevolate con il debitore.

Si tratta dell’ipotesi che, negli ultimi tempi, viene utilizzata maggiormente, posta la crisi economica e l’aleatorietà degli incassi. In buona sostanza, il funzionamento del recupero del credito si articola in tre passaggi:

1- delega alla riscossione che il creditore concede in favore della società di recupero crediti: in particolare, il creditore fornire alla società i nominativi dei debitori, le causali di pagamento e ogni altra indicazione utile alla riscossione. La società, con un proprio call center o un ufficio amministrativo, contatta (telefonicamente o a mezzo di lettera raccomandata a.r.) il debitore intimandogli il pagamento. Nella lettera dovrà risultare che la stessa società di recupero agisce in forza di una delega ricevuta dal creditore. La lettera interrompe la prescrizione;

2- in caso di pagamento, il credito viene incassato (a seconda degli accordi) direttamente dal creditore o dalla società di recupero crediti (che poi lo gira al creditore, trattenendo la propria provvigione);

3- in caso di mancato pagamento, la società di recupero crediti restituisce, entro un determinato periodo, la gestione della riscossione del credito al creditore. Quest’ultimo potrà quindi decidere se:

– rinnovare il mandato alla medesima società di recupero crediti,

– affidare la riscossione ad altra società di recupero crediti,

– gestire personalmente il recupero eventualmente agendo in via giudiziaria,

– oppure rinunciare al credito, abbandonando la riscossione.

Sulla base di ciò è possibile trarre alcune importanti conseguenze, utili al debitore soprattutto per comprendere i tempi entro cui potrebbe eventualmente sopraggiungere un’azione giudiziaria e un pignoramento:

– la società di recupero crediti non è titolare del credito (avendo solo un mandato alla riscossione) e, pertanto, come tale, non ha il potere di agire in tribunale: tale diritto, invece, è riconosciuto dalla legge solo all’effettivo titolare del diritto di credito (ossia il creditore originario).

– la società di recupero crediti opera come gradino intermedio e filtro prima dell’azione giudiziaria. Il creditore, in buona sostanza, utilizza questo soggetto intermediario per evitare i costi del contenzioso e ottenere, con le “buone”, il pagamento del credito. Dunque, nonostante le minacce dei call center, l’esecuzione forzata è un passaggio ancora molto lontano: il debitore disporrà ancora di diverso tempo prima di poter subire l’eventuale ingiunzione di pagamento, la causa o il pignoramento (per maggiori informazioni sulle procedure giudiziali delle società di recupero crediti leggi “Che succede se non pago il recupero crediti?”);

– di norma, le società di recupero crediti non hanno neanche, al proprio interno, dei legali che possano attivare le procedure giudiziarie, e ciò per dure ragioni: innanzitutto agli avvocati che vogliano firmare atti processuali è fatto divieto di prestare lavoro dipendente; in secondo luogo la riscossione coattiva mediante ufficiale giudiziario – come detto – è un passaggio che può compiere solo l’effettivo titolare del credito (che, appunto, non è la società di recupero la quale ha solo un mandato alla riscossione);

– in quanto non titolare del credito, di norma la società di recupero non ha il potere di stipulare transazioni, ossia accordi “a saldo e stralcio”, fungendo più una funzione di sollecito di pagamento. Potrebbe tuttavia essere autorizzata, dal creditore, ad accettare pagamenti rateali e a gestirne gli incassi periodici. Sarà quindi difficile per il debitore strappare degli “sconti”.

2 | CESSIONE DEL CREDITO

A differenza dell’ipotesi precedente, il creditore potrebbe accordarsi con la società di recupero crediti per cedere, del tutto, a quest’ultima il proprio credito. Un tempo si trattava di un meccanismo abbastanza frequente, soprattutto per le banche che utilizzavano delle società appartenenti allo stesso gruppo. In pratica, il creditore cede il proprio credito a un prezzo di gran lunga inferiore al valore nominale; il cessionario tenta il recupero trattando con il debitore uno sconto in modo da recuperare il prezzo pagato al creditore cedente e ottenere un proprio utile. Con vantaggio – in caso di riscossione – per tutti i soggetti coinvolti nell’operazione. Per comprendere questo semplice è meglio fare un esempio pratico.

La banca Alfa è creditrice di Tizio di mille euro. Alfa vende il proprio credito alla società di recupero Beta al prezzo di 400 euro, in questo modo rientrando in parte dell’importo non riscosso. Beta contatta Caio e, dopo un primo pallido tentativo di recupero dell’intero importo (mille euro), offre una soluzione transattiva a 600 euro. Se Tizio accetta, il vantaggio sarà sia per il debitore (che ottiene uno sconto di quasi il 50% del debito) che per il cessionario (che avrà ottenuto un utile di 200 euro).

In questo caso però è bene sapere che:

– la società di recupero crediti, nella propria lettera di diffida inviata al debitore, deve comunicargli di agire in qualità di “cessionaria del credito”;

– in quanto nuova titolare del credito, la società di recupero potrebbe anche decidere, in caso di persistente morosità, di agire direttamente in tribunale per il recupero coattivo.

In ogni caso, la cessione del credito potrebbe essere di due diverse tipologie:

pro soluto: quando il cedente non deve rispondere dell’eventuale inadempienza (solvibilità) del debitore. Egli garantisce solo l’esistenza del credito;

pro solvendo: quando invece il cedente risponde dell’eventuale inadempienza del debitore.

IL RECUPERO DEL CREDITO GIUDIZIALE

In tutti i casi sopra elencati, il debitore che persista nella morosità non sarà immediatamente oggetto di un pignoramento, salvo che non abbia firmato un contratto notarile di mutuo, un assegno o una cambiale. Prima, infatti, è necessario un procedimento in tribunale che, di norma, avviene tramite il ricorso per decreto ingiuntivo da parte del creditore. Si tratta di un ordine del tribunale (o, per importi fino a 5mila euro, del giudice di pace) a pagare entro 40 giorni; nello stesso termine, tuttavia, il debitore può proporre opposizione, instaurando una vera e propria causa per l’accertamento dell’obbligo di pagare.

Solo dopo la decorrenza dei 40 giorni – o, in caso di opposizione, con la pubblicazione della sentenza di rigetto – il debitore potrà essere raggiunto dall’ufficiale giudiziario per il pignoramento. In ogni caso, prima del pignoramento al debitore deve essere notificato l’atto di precetto.

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Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Il recupero credito in outsourcing risponde a dinamiche e funzioni che non sono esattamente quelle descritte in questo articolo. Il recupero crediti ha cambiato pelle.

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