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Lo sai che? Quanto costa all’anno la Partita Iva?

Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2015

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Partita Iva: costi fissi di gestione di un’attività d’impresa o di lavoro autonomo, contributi, imposte.

 

Vorrei aprire partita Iva come lavoratore autonomo, quanto mi costa all’anno? E se decidessi di aprire come impresa?

Domande sulla quantificazione dei costi per “tenere aperta una Partita Iva” ci vengono poste spesso, poiché, visto il farraginoso e complicato apparato tributario e burocratico italiano, la situazione non è semplice da comprendere, per i non addetti ai lavori.

Innanzitutto, la Partita Iva, di per sé, non comporta costi, né per aprirla, né per tenerla aperta: comporta, però, l’obbligo di dichiarazione dei redditi annuale, anche qualora non si fatturi nulla, la tenuta della contabilità (i cui costi dipendono dal professionista che si occupa degli adempimenti e dal regime fiscale), oltre agli obblighi previdenziali (devono essere pagati dei contributi all’Ente previdenziale anche quando non si ha reddito, esclusa la Gestione Separata Inps), ed ai costi d’iscrizione alla Cciaa, ad Albi o elenchi, ed ulteriori costi accessori che dipendono dal tipo di attività esercitato.

Vediamo, in questo breve vademecum, di chiarire i punti più importanti concernenti le principali spese tributarie, previdenziali e amministrative nell’attività di lavoro autonomo e d’impresa.

Costi partita Iva lavoratore autonomo

Il lavoratore autonomo, o libero professionista, a meno che non si rivolga ad un intermediario, non deve pagare nulla per aprire la Partita Iva: la richiesta della Partita Iva, difatti, può essere inoltrata tramite il canale Fisconline, qualora si disponga di Pin per l’accesso ai servizi dell’Agenzia delle Entrate, o recandosi presso l’Ufficio Territoriale dell’Agenzia più vicino, e non è soggetta ad alcun costo, nè a bolli.

Qualora il lavoratore sia iscritto ad Albi o Elenchi, dovrà naturalmente pagare il costo d’iscrizione ed il diritto annuale, differente a seconda della categoria. Dovrà poi iscriversi alla propria Cassa Previdenziale, qualora la categoria professionale ne abbia una (ad esempio, gli avvocati hanno la Cassa Forense): in questo caso, pagherà il minimale contributivo previsto dalla specifica Gestione, ed eventualmente i contributi in percentuale sul reddito.

Costi Gestione Separata

Qualora la categoria non abbia una Cassa, dovrà iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps, per la quale pagherà il 27,72% di fatturato (24% per chi è iscritto ad altre gestioni o pensionato): significa che, su un reddito di 10.000 Euro, ne pagherà 2.772 di contributi.

Il primo anno non sono previsti acconti; col pagamento del saldo, effettuato alla scadenza del saldo Irpef (16 giugno dell’anno successivo a quello di produzione del reddito), si dovrà però pagare un primo acconto, pari al 40% del saldo, ed un secondo acconto, sempre pari al 40%, dovrà essere versato entro il 30 novembre, cioè entro la scadenza del secondo acconto Irpef.

In pratica, se Tizio, nel 2015, guadagna 10.000 Euro, nel 2016 pagherà, come contributi alla Gestione separata, 2.772 a titolo di saldo 2015, più altri 2.218, sempre nel 2016, a titolo di acconto (complessivamente, l’80% del saldo). Naturalmente quanto pagato come acconto sarà scomputato dal saldo dell’anno successivo. Inoltre, i contributi versati sono sempre deducibili dal reddito, anche per chi utilizza il regime fiscale forfettario.

Costi tributari

Le imposte applicate sul reddito variano molto a seconda del regime fiscale utilizzato: è possibile scegliere, nel 2015, tra il regime dei Contribuenti Minimi, il Forfettario e la contabilità semplificata.

Nel 2016, l’opzione sarà possibile solo tra regime Forfettario e contabilità semplificata.

Regime dei Minimi

Per riassumere brevemente, il Regime dei Minimi comporta una tassazione sostitutiva del 5% sul reddito (semplificando all’osso, il reddito è inteso come ricavi meno costi inerenti l’attività, inclusa l’Iva, che non essendo detraibile diventa un costo): non sono applicate Irpef, Addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli Studi di Settore e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture. La durata del regime è di 5 anni, o fino al 35° anno d’età del contribuente; sono previsti precisi requisiti per l’accesso e la permanenza nel regime: per un approfondimento, si veda Contribuenti Minimi, tutte le faq.

La liquidazione di saldo ed acconti d’imposta è uguale a quella prevista per l’Irpef (come vedremo più avanti).

Regime Forfettario

Il Forfettario, invece, comporta una tassazione sostitutiva del 15% (del 5%, dal 2016, per le nuove attività, per i primi 5 anni): anche in questo caso non sono applicate Irpef, Addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli Studi di Settore e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.

Il reddito però non è inteso come ricavi meno costi, ma si determina applicando al fatturato un determinato coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%. In pratica, su 10.000 Euro di fatturato, si pagheranno contributi e imposte su 7.800 Euro.

Anche in questo caso il meccanismo per la liquidazione di saldo ed acconti è il medesimo previsto per l’Irpef.

Per un maggiore approfondimento sul regime Forfettario, si veda: Regime Forfettario, Nuovi Minimi 2016.

Contabilità Semplificata

La Contabilità semplificata, invece, comporta la soggezione del reddito (sempre inteso come ricavi al netto dei costi inerenti l’attività) all’Irpef(l’imposta sul reddito delle persone fisiche). L’imposta è modulata ad aliquote e scaglioni :

– sino a 15.000 Euro, l’imposta è pari al 23%;

– da 15.0001 a 28.000, 27%;

– da 28.001 a 55.000, 38%;

– da 55.001 a 75.000, 41%;

– da 75.001, 43%.

Dunque, se Tizio, soggetto alla contabilità semplificata, guadagna 25.000 Euro l’anno, dedotti i contributi, verserà allo Stato il 23% sui primi 15.000 Euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10.000 Euro, pari a 2.800 Euro, per un totale Irpef di 6.250 Euro, meno una piccola detrazione sul reddito da lavoro autonomo (che si determina con la seguente espressione: 1.104*(55.000-reddito imponibile)/50.200).

L’acconto Irpef deve essere pagato:

– in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta a saldo, se la stessa imposta a saldo (indicata nel rigo RN 34 “Differenza” del Modello Unico Persone Fisiche 2015, non l’imposta a debito, indicata nel rigo RN 45) va da 51,66 Euro a 257,52 Euro: il termine del pagamento è il 30 novembre 2015;

– in due o più rate, oltre i 257,52 Euro; il secondo acconto, con scadenza 30 novembre 2015, deve in questo caso essere pari al 60% del saldo, mentre il primo acconto, frazionabile, deve essere pari al 40%.

Sino a 51,65 Euro non deve essere versato alcun acconto.

Oltre all’Irpef, il contribuente in contabilità semplificata dovrà pagare le addizionali Comunali (pari allo 0,80% dell’imponibile Irpef, anche se l’aliquota varia a seconda del Comune) e l’addizionale Regionale (che ha un tetto massimo del 3,33%, che si applica sempre sull’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda della Regione), e, qualora possieda il requisito di autonoma organizzazione (sull’applicabilità dell’Irap ai professionisti e sul requisito di autonoma organizzazione è presente una vastissima giurisprudenza), sarà soggetto al pagamento dell’Irap (la cui base imponibile non coincide con quella Irpef, ma col Valore della Produzione Netta, generalmente più alto dell’imponibile Irpef perché comporta una minore deduzione di costi; l’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, ma varia a seconda della regione e della categoria cui appartiene il contribuente).

Il lavoratore autonomo in contabilità semplificata, poi, potrà detrarre l’Iva sugli acquisti, ma dovrà emettere le proprie fatture assoggettandole ad Iva (la cui aliquota ordinaria è pari al 22%).

È obbligatoria, oltre alla numerazione ed alla conservazione delle fatture, la tenuta dei registri Iva degli acquisti, dei beni ammortizzabili (le relative annotazioni possono essere comunque effettuate nel registro acquisti) e delle vendite, o fatture emesse.

Oltre all’obbligo di dichiarazione dei redditi, da effettuarsi mediante Modello Unico (obbligo al quale sono tenuti anche i contribuenti aderenti al regime Forfettario e Minimi), i contribuenti con contabilità semplificata devono effettuare anche i seguenti adempimenti:

comunicazione dati Iva (entro il 28 febbraio di ogni anno);

dichiarazione Iva annuale (generalmente effettuata mediante il modello Unico);

spesometro (ex elenchi clienti-fornitori);

comunicazioni Intrastat, laddove effettuino acquisti o vendite con soggetti UE (all’obbligo son tenuti anche i Contribuenti Minimi ed aderenti al Forfettario, qualora effettuino tali attività);

comunicazione blacklist.

In determinati casi il contribuente può comunque essere esonerato dalla presentazione della comunicazione dati, dello Spesometro, e delle comunicazioni Intrastat e Blacklist.

Tali contribuenti dovranno inoltre liquidare l’Iva mensilmente o trimestralmente.

Costi tenuta contabilità

La tenuta della contabilità ha costi molto differenti, a seconda del luogo in cui l’attività è esercitata, del regime fiscale utilizzato, degli adempimenti particolari a cui può essere tenuta una particolare categoria, e naturalmente del fatturato.

Mediamente, i costi si aggirano intorno ai 500/600 Euro annui per i contribuenti Minimi con un basso volume d’affari, sino a 1500 Euro per professionisti in Contabilità Semplificata con un volume d’affari medio-alto. Il tutto aumenta, ovviamente, se si tratta di studi professionali con dipendenti e collaboratori, poichè gestione ed adempimenti si complicano notevolmente.

Costi partita Iva impresa

Per chi inizia un’attività d’impresa, gli adempimenti ed i costi sono notevolmente più elevati rispetto ai liberi professionisti.

Posta l’impossibilità di trattare in maniera esauriente quello che è un argomento vastissimo, con numerosi regimi speciali (si pensi a chi vende beni usati, agli agriturismo, ai rivenditori di generi particolari), vediamo di riassumere costi ed adempimenti principali per chi apre un’impresa.

Innanzitutto, per aprire un’azienda vi sono dei costi, oltre a quelli dell’intermediario che eventualmente si occupa della pratica:

– in primo luogo, se si apre una società, vi saranno i costi per il versamento del capitale sociale, notarili e d’iscrizione alla Cciaa, escluse le Srls (cosiddette srl a 1 Euro, per le quali comunque sono dovuti il diritto annuale alla Camera di Commercio, l’imposta di registro e le spese relative alla denuncia d’inizio attività);

– vi saranno poi i costi relativi alla pratica Comunica: si tratta di una comunicazione d’inizio attività che ha valore nei confronti della Cciaa, dell’Agenzia dell’Entrate, dell’Inps, e, se si hanno dipendenti, per l’apertura di una posizione Inps DM e della PAT Inail; in certi casi può essere inviata tramite Comunica anche la segnalazione d’inizio attività al Comune. Il costo della Comunica, per una piccola impresa non in forma di società, è normalmente pari a circa 35 euro, tra diritti e bolli, più un minimo di 57 Euro per il diritto annuale;

– in alcune ipotesi , il Comune, a seconda della tipologia di attività da avviare, potrà richiedere il pagamento di bolli e diritti per la presentazione della Scia.

Contributi previdenziali

La maggior parte delle attività d’impresa ricade nella Gestione Inps artigiani e commercianti: questa richiede il pagamento di un minimale annuo, anche per chi non fattura, pari a oltre 3500 Euro, da saldare in 4 rate, oltre al pagamento dei contributi in percentuale per chi supera il minimale.

La Gestione Separata, difatti, è applicabile solo a chi produce reddito di lavoro autonomo, ai parasubordinati, ed a chi utilizza i buoni lavoro.

Sui contributi per artigiani e commercianti è previsto, dal 2016, uno “sconto” del 35% , per chi aderisce al Forfettario (nel 2015, invece, gli aderenti a tale regime sono esonerati dal minimale).

Regime contabile

Per quanto concerne i costi tributari, valgono le considerazioni già fatte per i lavoratori autonomi, relativamente al Regime dei minimi, al Forfettario ed alla Contabilità semplificata.

Per quanto concerne il Forfettario, il coefficiente di redditività che “abbatte” i ricavi, varia a seconda dell’attività svolta, da un massimo dell’87% per il settore costruzioni, a un minimo del 40% per il commercio. Variano anche i limiti massimi di ricavi (si veda, al riguardo, il già citato approfondimento).

Per quanto concerne i lavoratori dipendenti, è consentito, col Forfettario, averne, ma con un limite annuo di compensi pari a 5.000 Euro, mentre il Regime dei Minimi non lo consente.

Qualora i ricavi superino i 400.000 euro, se l’impresa effettua prestazione di servizi, o i 700.000 euro, per le altre attività, o se l’impresa è una società di capitali, il Regime fiscale sarà quello della contabilità ordinaria, il quale implica la tenuta della contabilità col sistema della partita doppia, la redazione del bilancio annuale, e la tenuta dei seguenti libri obbligatori:

– registri IVA;

– registro dei beni ammortizzabili;

– libro giornale;

– libro degli inventari;

– libro mastro.

Costi tenuta contabilità

I costi di tenuta della contabilità d’impresa e degli adempimenti fiscali risultano molto più elevati rispetto a quelli della contabilità di un professionista, anche se variano notevolmente in base al volume d’affari, al regime fiscale adottato ed ai particolari adempimenti della specifica categoria. Ad esempio, per una piccola srl, per la quale il regime contabile è comunque quello ordinario, la parcella media annua di un commercialista, comprensiva delle dichiarazioni fiscali, scende raramente sotto i 2.500/3.000 Euro.

note

Autore immagine: 123rf com


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