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Lo sai che? Isee sociosanitari: illegittimi a spese degli utenti più deboli

Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2015

Calcolo Isee sociosanitario dichiarato illegittimo dal Tar Lazio ma ancora operativo.

 

In merito all’Isee, l’indice che “misura la ricchezza” delle famiglie, necessario per richiedere prestazioni e agevolazioni pubbliche, non è solo il cittadino a fare il “furbetto”: tralasciando la discutibilità dell’inserimento di alcune voci patrimoniali, come conti correnti, libretti e simili, che possono non essere derivati da un maggior reddito ma da una maggiore capacità di risparmio, la questione più grave risiede nell’illegittimità del calcolo dell’Isee sociosanitario.

Il metodo di quantificazione dell’Isee per prestazioni di natura sociosanitaria, difatti, è stato dichiarato illegittimo da ben tre sentenze del Tar Lazio [1], sentenze che però il Governo ha serenamente ignorato, attendendo di conoscere l’esito dell’impugnazione effettuata al Consiglio di Stato.

Per capire meglio la gravità della questione e le conseguenze per i cittadini, vediamo come funziona l’Isee sociosanitario, e in quali aspetti è illegittimo.

 

Isee sociosanitario

L’Isee sociosanitario è il modello di dichiarazione sostitutiva unica (DSU) che si deve presentare per richiedere prestazioni di natura sociale e sanitaria, quale la degenza o il ricovero in determinate strutture, per i soggetti non autosufficienti, prestazioni di assistenza domiciliare, bonus per acquisti ed altri servizi a favore dei disabili.

Per ricevere tali prestazioni, è dunque necessario che nel nucleo familiare sia presente un disabile (invalido, portatore di handicap, non autosufficiente…), la cui condizione di svantaggio sia certificata.

Illegittimità del calcolo Isee sociosanitario

Vero è che il modello Isee sociosanitario, nella quantificazione dell’indicatore della situazione economica, sia più “generoso” rispetto all’Isee ordinario, poiché restringe il nucleo, includendo solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli, e poiché prevede maggiori detrazioni e franchigie.

Ciò nonostante, l’illegittimità del calcolo della situazione economica è comunque presente, secondo il Tar Lazio, per due motivi:

– in primo luogo, poiché i redditi di natura assistenziale (accompagnamento, pensione sociale, pensione di invalidità, indennità e assegni per gli invalidi civili, ciechi, sordi, etc.), esenti Irpef, devono essere comunque indicati nella dichiarazione Isee: queste entrate, però, non costituiscono un incremento di ricchezza, ma si tratta di somme riconosciute per far fronte a situazioni di bisogno;

– in secondo luogo, poichè la franchigia concessa per i nuclei con disabili è troppo bassa, confrontata con situazione di particolare necessità di tali famiglie: il Tar ha allora innalzato la franchigia a 9.500 Euro.

Le due previsioni, sinora, sono rimaste inattuate, poiché i software di calcolo utilizzati dall’Inps non sono stati cambiati di una virgola. Non si tratta di negligenza o di difficoltà tecniche: il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze ha infatti chiarito che non si è proceduto ad una rettifica dei metodi di calcolo, per evitare un impatto negativo sulla finanza pubblica.

Insomma, si ripete il solito “siparietto all’italiana”: i problemi ci sono, ma anziché tagliare gli sprechi e riconoscere al cittadino quanto gli spetta di diritto, lo Stato preferisce fare il furbo alle sue spalle, e far pagare ai più deboli i suoi problemi economici.

La situazione, ad ogni modo, è destinata a durare ancora per poco: presto, infatti, il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sull’appello proposto dal Governo, ed allora, se dovesse confermare quanto previsto dal Tar, il calcolo dell’Isee sociosanitario dovrà per forza essere cambiato, probabilmente retroattivamente (fatto che creerà nuovi “pasticci burocratici” in merito a conguagli e rimborsi, a cui si dovrebbe dar luogo per non penalizzare chi abbia subito quantificazioni illegittime in precedenza).

note

 

[1] Tar Lazio, Sez. I, Sent. n. 2454/15, n. 2458/15 e n. 2459/15.


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