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Se il cointestatario del conto preleva più della metà commette reato

10 dicembre 2015


Se il cointestatario del conto preleva più della metà commette reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 dicembre 2015



Appropriazione indebita e conto corrente bancario a firma disgiunta: deposito sul conto intestato a più soggetti: il caso dei coniugi e la non punibilità se non separati.

Anche nel caso di conto corrente cointestato con autorizzazione nei confronti di ciascuno dei contitolari a effettuare operazioni separatamente (cosiddetta firma disgiunta), è necessario rispettare determinate regole all’atto dei prelievi, altrimenti si corre il rischio di incorrere non solo in un illecito di natura civile, ma anche in un reato.

Secondo, infatti, l’orientamento ormai unanime della giurisprudenza, più volte ribadito dalla Cassazione [1], commette il reato di appropriazione indebita uno dei contitolari del conto corrente cointestato, a firma disgiunta, qualora prelevi, senza consenso degli altri, una somma superiore alla sua quota per disporne secondo proprie finalità.

L’utilizzo del conto corrente cointestato, in assenza di consenso da parte degli altri contitolari, è consentito solo nei limiti delle rispettive quote di proprietà. Qualora non risulti la prova di una diversa ripartizione delle quote, queste si presumono essere divise in parti uguali. Così, per esempio, nel caso di un conto corrente intestato ai due coniugi in regime di separazione dei beni, si presume che ciascuno dei due sia proprietario del 50% delle somme depositate, salvo che venga dimostrato che la provvista è stata realizzata solo grazie ai versamenti dell’uno, mentre la delega al prelievo dell’altro è stata concessa per altre finalità (per esempio, per la gestione del ménage domestico).

Il cointestatario, quindi, che prelevi oltre la propria quota non solo deve restituire l’eccedenza all’altro contitolare (illecito di natura civilistica), ma risponde anche del reato di appropriazione indebita. Nell’esempio precedente, tuttavia (ossia nel caso di rapporto tra coniugi), il reato non potrebbe scattare poiché, per previsione del nostro codice penale [2], il reato di appropriazione indebita (insieme ad altre fattispecie) non è punibile se la “vittima” è

– il coniuge non legalmente separato;

– un ascendente (genitore) o discendente (figlio) o un affine in linea retta, oppure l’adottante o l’adottato;

– un fratello o di una sorella che con lui convivano.

Tra coniugi, tuttavia, resta comunque l’illecito civile e l’obbligo alla restituzione della somma.

note

[1] Cass. sent. n. 41829/2014, n. 38045/2014, n. 16655/2010, n. 7751/1982.

[2] Art. 649 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

È configurabile il reato di appropriazione indebita a carico del cointestatario di un conto corrente bancario il quale, pur se facoltizzato a compiere operazioni separatamente, disponga in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestatari, della somma in deposito in misura eccedente la quota parte da considerarsi di sua pertinenza, in base al criterio stabilito dagli artt. 1298 e 1854 cod. civ ., secondo cui le parti di ciascun concreditore solidale si presumono, fino a prova contraria, uguali.

Corte di cassazione, sezione II, sentenza 30 aprile 2010 n. 16655

 

Commette il reato di appropriazione indebita il cointestatario di conto corrente bancario, il quale realizzi l’intero credito e si dichiari proprietario esclusivo dello stesso. Il mutamento del titolo, in base al quale il soggetto possiede la parte di danaro che non è sua, integra l’ipotesi della “interversio possessionis”, che costituisce il presupposto del reato di appropriazione indebita. infatti, se la solidarietà attiva consente la realizzazione dello intero credito da parte di un solo creditore, questi tuttavia non acquista anche la proprietà delle quote altrui, che egli possiede e detiene in funzione del regolamento successivo del rapporto interno che, in base alla disciplina civilistica dell’obbligazione solidale attiva vista all’interno dei creditori, lo obbliga a non disporre per se della parte della somma ad altri spettante.

Corte di cassazione, sezione II, sentenza 13 agosto 1982 n. 7751

Nei casi di non punibilità di taluni reati commessi in danno di congiunti e regolati dall’art. 649 cod. pen. rientra certamente quello di appropriazione indebita.

Corte di cassazione, sezione VI, sentenza 7 ottobre 2014 n. 41829

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