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Subentro nell’assegnazione di alloggio popolare: quali regole in caso di separazione?

11 dicembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 dicembre 2015



Il provvedimento di assegnazione della casa coniugale da parte del giudice della separazione determina il subentro dell’altro coniuge all’originario assegnatario dell’immobile.

 

Io e la mia famiglia abitavamo nella casa popolare assegnata a mia madre. In seguito io e mia moglie ci siamo separati e il giudice mi ha intimato di togliere la residenza dalla casa. Dopo varie minacce di denuncia di mia moglie (che è rimasta nella casa con nostro figlio) mi sono visto costretto a cambiare residenza. Ora mia madre è morta e l’Ater di Roma mi ha detto che ho perso la possibilità di rientrare in possesso dell’ appartamento. Però ho letto in un vostro articolo che il cambio di residenza non è motivo di decadenza del diritto di subentro. È davvero così?

 

In linea generale, nel caso di decesso dell’originario assegnatario (o nei casi in cui quest’ultimo non faccia più parte del nucleo familiare), la legge [1] riconosce il diritto al subentro nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica esclusivamente ai componenti del nucleo familiare originariamente assegnatario o ampliato.

Nello specifico, il subentro e la voltura del contratto a favore di un parente che si assume convivente presuppone che questi sia stato già incluso nel nucleo familiare di appartenenza del defunto tramite accertamento di tale circostanza da parte dell’ente concedente [2] (ne abbiamo parlato in questo articolo: Assegnazione di case popolari: non sempre il familiare ha diritto al subentro ).

La materia del subentro, tuttavia, riceve una specifica disciplina nel caso di separazione dei coniugi.

A riguardo, infatti, la legge stabilisce che all’assegnatario subentra nell’assegnazione l’altro coniuge:

– quando a quest’ultimo sia stato attribuito il diritto di abitare la casa dal giudice della separazione o del divorzio [3], (ossia in caso di procedimento contenzioso)

 

– o quando tra i due coniugi sia stato così convenuto (cioè vi sia stata una procedura consensuale) o sia stata dichiarata la nullità del matrimonio.

Ai fini del subentro del coniuge assegnatario occorre tuttavia, che quest’ultimo risulti abitare stabilmente nell’alloggio popolare [4].

Orbene, dall’affermazione di cui al quesito secondo la quale il giudice della separazione ha intimato al lettore di togliere la residenza dalla casa mentre la ex moglie e il figlio sono rimasti ad abitarla, si desume

che vi sia stato un provvedimento di assegnazione in favore della donna quale genitore collocatario del figlio. Solo questa, pertanto, risulta aver diritto al subentro nel contratto e, a poco può rilevare il fatto che il lettore abbia o meno effettuato il cambio di residenza prima del decesso della madre.

Una simile circostanza avrebbe semmai potuto avere una qualche incidenza nel caso che la moglie avesse scelto di non abitare l’alloggio; cosa questa che sembra potersi escludere dalle minacce di denuncia, riferite dal lettore, per l’ipotesi in cui egli non avesse rilasciato l’immobile.

In parole più semplici, il provvedimento di assegnazione della casa coniugale da parte del giudice della separazione rappresenta una “pronuncia ufficiale” della quale l’amministrazione non può che prendere atto ai fini del subentro del coniuge assegnatario della casa coniugale, salvo l’accertamento che quest’ultimo abiti effettivamente l’alloggio.

Quanto alla richiamata giurisprudenza [5] alla quale il lettore si richiama (e che sembra

avallare la tesi della irrilevanza del cambio di residenza del familiare ai fini del subentro dopo il decesso del

primo assegnatario), essa parte dal presupposto che la legge [6] pone tra gli altri requisiti soggettivi per l’accesso all’edilizia pubblica destinata all’assistenza abitativa quello della attività lavorativa – esclusiva o principale nel comune od in uno dei comuni compresi nell’ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso – in alternativa a quello della residenza anagrafica. Ciò in quanto la continuità dell’attività lavorativa nel medesimo Comune è, al pari della residenza anagrafica, un elemento che prova la presenza del soggetto interessato su di un determinato ambito territoriale.

Si tratta quindi di un caso differente rispetto al quesito posto, atteso che il cambio di residenza del lettore è l’effetto di un provvedimento del giudice della separazione che ha determinato in ogni caso la decadenza del diritto al subentro, facendo prevalere il diritto di abitazione del coniuge/assegnatario della casa coniugale su un eventuale diritto del figlio dell’originaria assegnataria.

note

[1] Legge regione Lazio 6.08.1999 n. 12 recante “Disciplina delle funzioni amministrative regionali e locali in materia di edilizia residenziale pubblica” e succ. modifiche.

[2] Cass. sent. n. 9783/15.

[3] Art. 12 n. 2 Legge regione Lazio del 6.08.99 n. 12.

[4] Art. 12 n. 3 Legge regione Lazio del 6.08.99 n. 12 .

[5] Tar del Lazio sent. n. 5037 del 20.05.2013.

[6] Art. 11 co. 1 lett. b Legge regione Lazio del 6.08.99 n. 12.

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