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Lo sai che? Che cos’è l’esdebitazione dopo il fallimento?

Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2015

Con l’esdebitazione il debitore viene definitivamente liberato dai propri debiti ma è necessario possedere specifici requisiti ed è prevista una particolare procedura.

La persona fisica, dopo la chiusura del suo fallimento, può avere interesse ad esercitare una nuova attività imprenditoriale senza correre il pericolo che i creditori non soddisfatti si azionino per recuperare quanto a loro ancora dovuto. Per questa ragione è stato introdotto con la riforma del diritto fallimentare del 2006 l’istituto dell’esdebitazione.

L’esdebitazione è il beneficio della liberazione integrale dai debiti al termine di una procedura fallimentare.

Tale beneficio è concesso solo agli imprenditori individuali o ai soci illimitatamente responsabili delle società personali dichiarati falliti.

È ovviamente necessario che la procedura fallimentare sia stata dichiarata chiusa e che i creditori concorsuali siano stati, almeno in parte, soddisfatti.

Per ottenere l’esdebitazione devono inoltre ricorrere congiuntamente sei condizioni in capo al soggetto che la richiede:

– abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;

– non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;

– non abbia violato gli obblighi di consegna al curatore della propria corrispondenza di ogni genere riguardante rapporti compresi nella procedura;

– non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta;

– non abbia distratto dell’attivo o esposto passività insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito;

– non sia stato condannato con sentenza passata in giudicato per bancarotta fraudolenta o per delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, e altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa.

Solo il soggetto fallito o gli eredi sono legittimati a chiedere l’esdebitazione e si propone nelle forme di un ricorso al Tribunale Fallimentare tramite l’assistenza di un avvocato.

La domanda può essere presentata alternativamente:

– nel corso della procedura fallimentare, prima che questa si chiuda. In tal caso il giudice potrà concedere l’esdebitazione con lo stesso decreto di chiusura del fallimento;

– successivamente alla chiusura del fallimento, tramite ricorso da depositare nella cancelleria fallimentare dello stesso Tribunale che ha pronunciato il decreto di chiusura.

In quest’ultimo caso è necessario che il ricorso sia presentato entro un anno dal momento in cui il decreto di chiusura del fallimento è definitivo. Si tratta di un termine perentorio. Questo vuol dire che la domanda presentata oltre un anno dopo la chiusura sarà dichiarata inammissibile. Il termine annuale è stabilito per un’esigenza di certezza dei rapporti giuridici.

Il Tribunale nella valutazione della domanda deve verificare se sussistono le condizioni per l’esdebitazione e deve altresì tener conto dei comportamenti collaborativi del debitore ed è per questo che deve sentire il parere del curatore e del comitato dei creditori.

Alcune tipologie di debito sono escluse dall’esdebitazione, e precisamente:

– gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa;

– i debiti per il risarcimento dei danni (da illeciti non derivanti da contratto) nonché le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.

Rimane da chiarire cosa succede ai creditori che non si sono insinuati durante la procedura fallimentare.

I crediti sorti prima della procedura di fallimento che non hanno depositato domanda di insinuazione al passivo sono inesigibili per la eccedenza rispetto alla percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado.

Lo stesso trattamento viene riservato ai creditori che sono stati esclusi in sede di insinuazione al passivo.

note

Autore immagine: 123rf com


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