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Lo sai che? Opzione Donna, di quanto è ridotta la pensione?

Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2015

Opzione Contributiva Donne: penalizzazione media rispetto al metodo retributivo-misto.

 

Ho raggiunto i requisiti per l’Opzione Donna: se mi pensiono con questo regime, a quanto ammonta la decurtazione dell’assegno?

 

L’Opzione Donna è un Regime Sperimentale, per il quale i requisiti possono essere maturati sino al 31 dicembre 2015, che consente alle lavoratrici di pensionarsi anticipatamente, calcolando però l’assegno col sistema contributivo. Non esiste una penalizzazione fissa, ma il rapporto tra la pensione col metodo interamente contributivo e quella col metodo misto varia molto a seconda dell’età e della carriera lavorativa dell’interessata: si oscilla, in particolare, tra uno scarto minimo del 15%, ed un massimo che in alcuni casi arriva al 50%.

Per comprendere meglio la situazione, vediamo come funziona l’Opzione Donna, come si calcola la pensione, ed alcuni esempi significativi.

Come funziona l’Opzione Donna

L’Opzione Donna, che non va confusa con l’Opzione Contributiva Dini [1], anche se comporta il calcolo interamente contributivo del trattamento, consente alle lavoratrici di pensionarsi con i seguenti requisiti:

57 anni e 3 mesi d’età, per le dipendenti;

58 anni e 3 mesi d’età per le autonome;

35 anni di contributi;

– previa attesa di una finestra di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti, per le dipendenti;

– previa attesa di una finestra di 18 mesi dalla maturazione dei requisiti, per le autonome.

Il trattamento, in particolare, costituisce una tipologia di pensione di anzianità in Regime Sperimentale, istituito dalla Legge Maroni [2].

Come accennato, i requisiti elencati possono essere maturati sino al 31 dicembre 2015, salvo nuovi emendamenti alla Legge di Stabilità 2016. Tuttavia, chi raggiunge i requisiti può liberamente pensionarsi anche in un secondo momento, in base al principio della cristallizzazione: in pratica, chi raggiunge i parametri per pensionarsi vigente una determinata normativa, anche laddove questa cambi o sia abrogata, avrà sempre diritto ad andare in pensione con i vecchi requisiti, che sono salvaguardati.

La possibilità di pensionarsi successivamente, confermata anche da una recente nota dell’Inps dello scorso settembre [3], è sicuramente una bella notizia per chi teme una decurtazione molto alta dell’assegno e vorrebbe più tempo per riflettere, e per accumulare altri contributi.

Ma come capire a quanto ammonta la penalizzazione, in assenza di percentuali fisse? Per comprenderlo, è prima necessario esporre sinteticamente come funziona il metodo contributivo.

Calcolo contributivo della pensione

Il sistema contributivo di calcolo della pensione, con Opzione Donna, funziona in questo modo:

– per gli anni dal 1996 in poi (cosiddetta Quota B), è necessario sommare la contribuzione versata annualmente, e rivalutarla, su base annuale, secondo la variazione quinquennale del Pil nominale; la somma dei contributi rivalutati dà luogo al montante contributivo, che viene trasformato in pensione dal coefficiente di trasformazione, espresso in percentuale, crescente con l’aumento dell’età pensionabile;

– per gli anni precedenti al 1996 (cosiddetta Quota A), la composizione del montante contributivo è più articolata, ma può essere semplificata in questo modo:

– devono essere prese a riferimento le 10 retribuzioni annue (3 retribuzioni per le dipendenti pubbliche) precedenti il 1996;

– deve essere applicata a tali retribuzioni l’aliquota vigente all’epoca del versamento (complessiva IVS);

– le contribuzioni così ottenute devono essere rivalutate sulla base della media quinquennale del PIL;

– deve poi essere ricavata una media annua di contribuzione (capitalizzata) dividendo il totale della somma complessivamente accantonata per 10 (o per 3, se dipendenti pubbliche);

– infine, il risultato ottenuto deve essere moltiplicato per il totale degli anni di anzianità contributiva, valutati però ponderandoli col rapporto tra l’aliquota vigente in ciascun anno e la media delle aliquote in vigore nei 10 anni (o nei 3 anni)che precedono il pensionamento;

– tale risultato darà luogo al montante contributivo, il quale, come già visto per la quota B, sarà trasformato in pensione dal coefficiente di trasformazione.

La somma delle quote A e B corrisponderà alla pensione annua della lavoratrice.

Penalizzazione dell’assegno con Opzione Donna

Abbiamo riassunto il complesso procedimento di calcolo, molto difficile da comprendere per i non addetti ai lavoratori: in buona sostanza, differisce dal sistema retributivo poiché, mentre quest’ultimo si basa sugli ultimi anni di stipendio e sulle settimane di contribuzione versate, il contributivo si basa sui versamenti effettivamente accantonati presso l’Inps, salva l’attenuazione prevista per il calcolo della quota A, che prende in considerazione gli anni dal 1993 al 1995, per le lavoratrici pubbliche, e gli anni dal 1986 al 1995, per le lavoratrici del settore privato.

Facciamo alcuni esempi per capirci meglio:

– una lavoratrice privata con oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (con diritto, quindi, al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011), ed uno stipendio, dal 1986 al 1995, medio-basso, innalzatosi notevolmente dal 2005, poi rimasto costante, col pensionamento ordinario avrebbe diritto all’80% circa dell’ultimo stipendio; con l’Opzione Donna, subirebbe una decurtazione, rispetto alla pensione col metodo retributivo-misto, di circa il 39%;

– la stessa lavoratrice, qualora possedesse meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (con diritto, quindi, al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 1995), con l’Opzione Donna subirebbe una decurtazione, rispetto alla pensione col metodo misto, di circa il 29%;

– la penalizzazione della Pensione Opzione Donna, invece, risulterebbe minore laddove la lavoratrice abbia uno stipendio costante per tutta la carriera, senza aumenti negli ultimi 10-15 anni: nel caso l’interessata avesse, in alternativa al contributivo, diritto al metodo misto con meno di 18 anni versati al 31 dicembre 1995, con stipendio costante si arriverebbe a una penalizzazione minima dal 15 al 19%.

Naturalmente la decurtazione è soggetta a innumerevoli variazioni, che sono determinate, riassumendo, dai seguenti parametri:

età pensionabile;

– anni di contributi versati;

– evoluzione della carriera (annualità senza contributi, versamenti in differenti gestioni);

– ammontare degli stipendi, presenza di part-time e brusche variazioni retributive nel tempo.

Essendo così tante le variabili e così complesso il calcolo, è consigliabile, prima di prendere una decisione, richiedere il conteggio certificato dell’assegno a un professionista dell’ambito previdenziale, come un consulente del lavoro. Il documento certificato, peraltro, può essere utile anche per ricorrere in caso di errori dell’Inps nella liquidazione della pensione, purtroppo sempre più frequenti (stime recenti effettuate da Italia Lavoro, tramite i principali Caf e Patronati, segnalano come errata una pensione su 3, con un dato in costante crescita).

note

[1] L.335/1995.

[2] L.243/2004.

[3] Inps Nota 145949.


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