Praticanti e collaboratori pagati con stipendio fisso

12 dicembre 2015


Praticanti e collaboratori pagati con stipendio fisso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 dicembre 2015



Stipendio fisso mensile minimo fissato con decreto del Ministero della Giustizia.

 

Approda alla Camera un progetto di legge che impone, ai titolari dello studio professionale (avvocati, commercialisti, notai in prima linea) di pagare praticanti e collaboratori con uno stipendio fisso minimo stabilito con decreto del Ministero della Giustizia sentiti i Consigli nazionali degli ordini di appartenenza. Il diritto al corrispettivo maturerà solo dopo sei mesi di pratica per i praticanti o, per i collaboratori, in caso di attività fissa prestata dentro lo studio professionale.

Il progetto è firmato dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali ed è stato scritto con la collaborazione dei sindacati della componente giovanile delle tre categorie economico-giuridiche; l’iniziativa ha vivacizzato il dibattito del VII forum dei professionisti under45, che si è tenuto ieri a Roma su impulso dell’Ungdcec, dell’Asign e dell’Aiga.

A riguardo la Cassa pensionistica del notariato ha rilevato come 5 su 10 fra gli iscritti, nel 2014, hanno avuto “un reddito medio intorno ai 3.500 euro al mese, per 12 mensilità” incidendo così negativamente sulle entrate della contribuzione.

Lo scopo è anche quello di favorire un inserimento in pianta stabile dei giovani collaboratori, spesso confinati a una funzione di “satelliti”, senza alcuna stabilizzazione, ma soprattutto, privi di alcuna copertura pensionistica, in bilico tra la figura di liberi professionisti e quella di lavoratori dipendenti a tutti gli effetti.

Dall’altro vi è però la critica – da parte dei professionisti – dell’ulteriore costo che una misura del genere potrebbe comportare sugli studi, già oggi vessati enormemente tra imposizione fiscale, nuovi costi di gestione dell’attività e, soprattutto, crisi del mercato.

A questo punto il dibattito passa in Parlamento.

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Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Buona sera,
    come sempre i vostri articoli sono molto interessanti, quindi quello che dirò non è una critica alla redazione ma soltanto una constatazione di fatto.
    I praticanti avvocati, i praticanti abilitati e i neoavvocati che si trovano attualmente negli studi legali sono praticamente dei fantasmi, ne liberi professionisti ne dipendenti, ma semplice forza lavoro alle prese con la grande mole di polvere e disordine della maggioranza degli studi legale.
    La dura verità è un’altra che prescinde dal problema della retribuzione ed è ben più grave.
    Preciso che non sto generalizzando, perchè è chiaro che ci sono studi che retribuiscono i propri collaboratori e menomale!!
    Il lavoro dell’avvocato è tra i più complessi, è un lavoro intellettuale che non può prescindere dallo studio del diritto, dalla conoscenza approfondita degli argomenti, mentre questa forza lavoro che si trova presso gli studi è inserita in un contesto di meccanicità, di sfruttamento e di subordinazione senza il minimo rispetto da parte di chi dovrebbe insegnare un mestiere bellissimo. Si tratta di una forza lavoro che esegue ma che non impara, che si autoforma ma perché o lo fa autonomamente o si dedica ai concorsi pubblici.
    Perché nessuno è mai andato a stilare sondaggi negli studi legali del Sud come per l’assenteismo nei pubblici uffici?
    Perché nessuno si chiede mai come fa un praticante avvocato a mantenersi lavorando full time in uno studio legale, che non da neanche un rimborso spese? Lo sanno tutti: o hanno un secondo lavoro (e non so quando visto che deve necessariamente essere full time, o lo mantengono i genitori).
    Come è successo a me e a migliaia di miei colleghi che si recano nei tribunali la mattina e negli studi spostandosi a proprie spese con la propria automobile e vestendosi a proprie spese (perché oltre la sostanza devi avere la forma in questo mestiere, e deve essere automunito perché al Giudice di Pace dei paesini deve andarci il praticante non il Dominus).
    Prima di riformare la legge e dare una speranza alle nuove leve dell’avvocatura, che ignare entrano nell’ambiente pensando di crearsi una carriera, incitati da euforici genitori, i signori al governo dovrebbero fare un bel restauro, andando nei tribunali a vedere cosa fanno i praticanti davvero, tutto tranne che occuparsi di diritto. Dovrebbero andare a rendersi conto che la formazione di un praticante (lavoro nero, sfruttamento, orari massacranti) è tenere la fila davanti la cancelleria per metà mattinata e aprire il verbale d’udienza aspettando il dominus . Questo fanno i praticanti avvocati, quelli sfortunati che devono improvvisarsi calendari umani per i loro dominus e uscieri e segretari con i clienti.(parlo di molti studi del sud anche secondo le mie esperienze ma ripeto non sto generalizzando).

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