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Agenzia Entrate: accertamento nullo con delega impersonale

13 Dicembre 2015


Agenzia Entrate: accertamento nullo con delega impersonale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Dicembre 2015



Firma degli atti di accertamento: il fisco deve produrre la delega nominativa affidata dal capo ufficio al sostituto, anche dopo la sentenza della Cassazione; insufficiente l’indicazione del ruolo ricoperto.

Accertamenti fiscali firmati da dirigenti illegittimi: chi aveva ritenuto che la sentenza della Cassazione dello scorso mese avesse chiuso definitivamente la partita in favore dell’Agenzia delle Entrate si sbagliava di grosso. Anzi, ora che il vaso di Pandora è stato scoperchiato, è caccia grossa – tra i contribuenti – ai vizi che possono invalidare gli atti fiscali firmati da soggetti che non rivestono la qualifica direttiva.

Come abbiamo già chiarito in “Dirigenti e accertamenti illegittimi dell’Agenzia delle Entrate”, in verità la Suprema Corte non ha fatto altro che stilare il vademecum per stabilire quando l’accertamento fiscale, firmato da un soggetto che non è il capo ufficio, è valido o meno. E, tra i casi di nullità, vi è l’ipotesi in cui la firma sia stata posta da soggetto che, seppur delegato, abbia ricevuto una delega non conforme ai requisiti minimi imposti dalla giurisprudenza. Requisiti minimi che consistono in:

– forma scritta;

– delimitazione dell’ambito temporale di validità della delega stessa (momento di inizio e di fine);

– indicazione delle ragioni per le quali è stata concessa la delega;

– indicazione nominativa del funzionario a cui viene conferita la delega a firmare gli atti al posto del capo ufficio. In particolare, non vi può essere un generico richiamo alle mansioni svolte dal soggetto, ma quest’ultimo va individuato in modo specifico, con nome e cognome.

Su questa linea già numerosi erano stati in passato i precedenti giurisprudenziali e, ora che il problema delle false deleghe è diventato di pubblico dominio, la Cassazione non ha potuto che confermare il proprio indirizzo rigoroso. Da ultimo con una sentenza dell’altro eri [1], destinata a far discutere. È nullo – ripete a gran voce la Corte – l’accertamento fiscale con delega “impersonale” e cioè contenente solo l’indicazione della qualifica professionale del destinatario.

A tal fine, chiariscono i giudici, non è necessario che l’atto di conferimento dell’incarico sia chiamato “delega”, potendosi trattare anche di un “ordine di servizio”: ciò però che conta è la sostanza, quel contenuto minimo che deve essere l’indicazione dei motivi della sostituzione (per esempio: vacanza del posto, assenza, malattia, carenza di personale), del nome del destinatario e la scadenza dell’incarico.

A tal fine, quindi, non è sufficiente l’indicazione della sola qualifica professionale del destinatario della delega (nella specie “capo team”), poiché sono necessarie le generalità di chi effettivamente rivesta tale qualifica.

La sentenza è destinata a mettere in discussione molti atti impositivi posta la leggerezza con cui i dirigenti hanno sino ad oggi effettuato le deleghe, senza fornire motivazioni.

Stando a ciò che si legge in sentenza – la normativa [2] stabilisce che l’avviso di accertamento è nullo se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. Tale delega può essere conferita o con atto proprio o con ordine di servizio purché venga indicato, unitamente alle ragioni della delega (ossia le cause che ne hanno resa necessaria l’adozione, quali carenza di personale, assenza, vacanza, malattia, etc.) il termine di validità ed il nominativo del soggetto delegato. E non è sufficiente sia in caso di delega di firma sia in caso di delega di funzione l’indicazione della sola qualifica professionale del destinatario della delega, senza alcun riferimento nominativo alle generalità di chi effettivamente rivesta la qualifica richiesta. Sono perciò illegittime le deleghe impersonali, prive di indicazione nominativa del soggetto delegato. E tale illegittimità si riflette sulla nullità dell’atto impositivo.

La pronuncia conferma l’importanza della correttezza della delega conferita per la sottoscrizione dell’accertamento. Si tratta di una verifica necessaria poiché potrebbe determinare la nullità dell’atto a prescindere dalla fondatezza della pretesa nel merito.

Occorre tuttavia ribadire, sebbene nella decisione non sia ricordato, che tale nullità non può essere rilevata d’ufficio e pertanto il contribuente deve sollevare l’eccezione fin dal primo grado di giudizio.

note

[1] Cass. sent. n. 25017 dell’11.12.2015.

[2] Art. 42 del dpr 600/1973.

Autore immagine: 123rf com


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