Diritto e Fisco | Articoli

Quale tutela dalle banche per obbligazionisti e investitori?


Quale tutela dalle banche per obbligazionisti e investitori?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 dicembre 2015



Vendita di prodotti di investimento inadatti a risparmiatori e correntisti: la tutela legale contro le truffe delle banche.

Già da molti anni l’attività tipica delle banche si è spostata dalla concessione del credito nei confronti di aziende e famiglie alla vendita di prodotti finanziari e, come sempre succede quando si fa un cattivo affare, gli errori di investimento vengono scaricati sugli altri: così gli Istituti di Credito hanno spesso rifilato la spazzatura che si ritrovavano tra le mani a clienti e correntisti. Non c’è bisogno di richiamare i recenti fatti di cronaca e la crisi delle quattro banche italiane rilevata dalle autorità europee per risalire ai numerosi casi di vendita di cosiddetti prodotti “tossici”, ad alto rischio, nella piena incoscienza dell’investitore. I primi episodi risalgono ai titoli Lehman Brothers e ai Bond argentini, ma ci sono anche le azioni Cirio, Parmalat e, non in ultimo, con la famosa crisi dei Subprime.

Ecco perché le dichiarazioni di Bruxelles di due giorni fa, secondo cui “le banche in Italia hanno venduto prodotti inadatti (“unsuitable”, in inglese) a persone che non sapevano ciò che stavano acquistando”, suonano ironiche e intervengono quando ormai il malato è già morto.

È vero che l’approvazione della normativa comunitaria sul bail-in ha complicato il quadro, scaricando il rischio di default delle banche sugli azionisti, sui titolari di obbligazioni e sui correntisti con depositi superiori 100 mila euro. Saranno questi ultimi a perdere i propri investimenti se l’istituto di credito andrà in default, mentre non vi sarà più alcuna copertura da parte delle casse statali e, quindi, col denaro pubblico, per gli errori dei vertici degli istituti di credito.

La novità della recente vicenda delle quattro banche poste in liquidazione è proprio questa: per la prima volta è scattata la tagliola del bail-in e per la prima volta molti risparmiatori italiani hanno capito sulla loro pelle la differenza fra la condizione dei depositanti (pienamente tutelati dall’assicurazione fino a 100mila euro) e quella degli altri creditori. È una trasformazione epocale, che è parte integrante dell’Unione bancaria costruita negli ultimi tre anni sotto la spinta della crisi europea e come tale ampiamente annunciata.

Tuttavia, la giurisprudenza è sempre stata a favore dei risparmiatori “imbrogliati”, a cui cioè sono stati sbolognati prodotti “spazzatura” spacciandoli invece per buoni: al di là, infatti, dell’istituzione del Fondo salva-consumatori cui il Governo sta lavorando in questi giorni, le aule dei tribunali hanno da sempre garantito la restituzione dei soldi investiti a chi non è stato sufficientemente messo al corrente del rischio cui andava incontro con l’acquisto del titolo (di tanto avevamo parlato nel corso dell’intervista con Imperatore: “La gigantesca truffa delle banche”).

In buona sostanza, i prospetti informativi, anche semplificati, che vengono fatti firmare ai clienti, devono esprimere il grado di rischiosità dell’investimento. Spesso invece i risparmiatori hanno firmato moduli nei quali li si avvisava della pericolosità, ma questi non sono stati spiegati. Anzi, molto spesso, veniva assicurata esclusivamente a voce la conservazione del capitale. Insomma, sarebbe mancata l’effettività dell’informazione.

Come ci si difende in caso di acquisto di prodotti tossici?

Occorre chiedere alla banca tutta la documentazione sugli investimenti (ordini, contratti, documenti, prospetti, formulari Mifid) e poi inviare reclamo scritto alla banca che deve rispondere entro 30 giorni. In caso di mancato accoglimento si può scegliere una delle seguenti vie: l’Abf, il tribunale ordinario o i nuovi ADR, gli arbitrati gestiti dalla Consob.

Ricorso all’ABF, arbitro bancario finanziario

Il risparmiatore ha la possibilità di ricorrere all’arbitro bancario (ABF) per ottenere la restituzione delle somme perse per via di un rischio da lui mai esplicitamente accettato. Si tratta di un procedimento celere, che non richiede avvocati e, soprattutto, a costi pressoché azzerati, salvo un contributo di avvio del procedimento pari a 20 euro.

Il tribunale

Se invece il consumatore preferisce il giudice tradizionale, può avviare un giudizio in tribunale, previa mediazione davanti a un organismo di composizione della lite che tenterà di trovare una soluzione transattiva tra le parti.

Nelle cause civili per risarcimento danni si ha l’inversione dell’onere della prova: tocca alla banca dimostrare di non aver danneggiato i risparmiatori ossia l’onere di dimostrare di avere bene informato il cliente grava sulla banca.

Poi, premesso che il risarcimento va valutato caso per caso, si deve verificare se il profilo dell’investitore era compatibile con investimenti rischiosi; se il cliente aveva già avuto in portafoglio prodotti analoghi; se era stato adeguatamente informato o se dal suo profilo o dal suo portafoglio emerge una esperienza in materia finanziaria tale da consentirgli di valutare i rischi dell’investimento. In questi casi, secondo giurisprudenza, il risarcimento non è dovuto in quanto possono essere risarciti solo i danni che dipendono dal comportamento colpevole omissivo delle banche negoziatrici, non quelli che dipendono dall’andamento sfavorevole del mercato.

Se un investitore investe in prodotti finanziari con alti rendimenti nella consapevolezza (anche presunta) che a questi corrispondono rischi più elevati, i giudici non danno alcun ristoro. Diversa è l’ipotesi della vecchietta che investe i suoi risparmi su indicazione del funzionario della banca rispetto al professionista che diversifica i propri investimenti alla ricerca di migliori remunerazioni. Se così non fosse non avrebbe senso accordare dei rating ai titoli.

In passato, le banche hanno dovuto risarcire risparmiatori per violazioni delle norme di informativa e trasparenza pre e postcontrattuale, violazione della Mifid su adeguatezza e appropriatezza dell’investimento al profilo di rischio del risparmiatore, inosservanza di norme formali (in sede o fuori sede), ad esempio sulle firme, ma anche regole generali sulla volontà del cliente.

Addirittura secondo alcuni giudici [2] che se anche il risparmiatore ha firmato la clausola di conoscenza del prospetto informativo, la banca ha comunque l’obbligo di dimostrare di aver “adeguatamente informato il cliente circa le caratteristiche e i rischi” del prodotto finanziario collocato. Insomma, come dire che non bastano le carte se il cliente non è consapevole di ciò che sta comprando.

Arbitrati e ADR

La scorsa estate, inoltre, è stata attuata la direttiva comunitaria sulle ADR, le alternative dispute resolution, che consente la possibilità di rivolgersi ad arbitri appositamente autorizzati dal ministero per risolvere le controversie evitando il martirio del tribunale [1]. In quest’ottica il Governo potrebbe prevedere un’accelerazione alla creazione di un nuovo Organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra risparmiatori e intermediari finanziari. Con un’eventuale assegnazione del ruolo di arbitro alla Consob.

Secondo quanto prevedono le regole introdotte nell’agosto scorso, i soggetti nei cui confronti la Consob esercita la propria attività di vigilanza sono tenuti ad aderire a sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con gli investitori diversi dai clienti professionali. E la stessa Consob è chiamata a fissare, con un suo regolamento le procedure e i requisiti, nonché le procedure di risoluzione delle controversie e di composizione dell’organo chiamato a pronunciarsi. Il tutto assicurando piena imparzialità, terzietà e soprattutto la rappresentatività dei soggetti interessati.
I consumatori potranno adire l’Organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie in maniera del tutto gratuita, senza dover corrispondere la quota concernente le spese amministrative per l’avvio della procedura, pari circa a 80 euro.

Tutele preventive

La migliore difesa resta sempre la prevenzione. Ecco perché esistono delle regole che bisogna seguire per evitare di finire in brutte acque.

Il livello medio di alfabetizzazione finanziaria degli italiani, com’è noto, non è confortante: siamo al 63esimo posto della classifica internazionale, con solo il 37% dei nostri connazionali in grado di rispondere a 4 delle 5 domande di base identificate dal Global Financial Literacy Excelence Center, che da Washington ha coordinato un’indagine planetaria sull’educazione finanziaria coinvolgendo 150mila adulti di 148 paesi diversi, insieme a Banca Mondiale, Gallup e S&P. L’Italia si trova sotto Togo e Zambia, ma anche Grecia, Botswana e Senegal.

 

La prima regola, per chi vuol dormire sonni tranquilli, è quella di scegliere investimenti a basso profilo di rischio. Nessuno ti regala qualcosa per niente: e così, chi vuole rendimenti elevati deve anche aspettarsi la possibilità di perdere tutto. Di ciò però la banca deve mettere subito al corrente il risparmiatore, altrimenti il contratto è annullabile.

La seconda regola d’oro è quella della diversificazione del rischio: sempre meglio investire in più prodotti, differenti l’uno dall’altro, in modo da non pregiudicare tutto il proprio portafoglio in caso di andamenti imprevedibili dell’economia.

Il momento dell’acquisto è determinante in ogni tipo di attività commerciale, forse anche il risparmiatore-consumatore deve imparare a mettere in moto meccanismi di difesa.
Farsi trovare mediamente informato è una precauzione fondamentale, altrimenti la disparità fra la capacità di vendita e la capacità di comprensione della proposta produce nocività. Vale per una automobile e vale anche per i prodotti finanziari che sono certamente meno divertenti.
Arrivare preparati, guardare quali sono i prodotti che vengono offerti in quei mesi dal proprio interlocutore, quindi quelli che sono più spinti. Farsi scrivere più possibile, più documentazione possibile da studiare a casa. Le parole volano e possono essere mal interpretate, poi una versione vale l’altra. Non decidere subito, prendersi del tempo.

In ultimo non bisogna dormire sugli allori. Il proprio portafoglio va monitorato costantemente, per verificare che non sia a rischio. È sempre bene controllare quindi, con cadenze periodiche, quanto si è già comprato e andare in banca chiedendo del portafoglio esistente quanto è diventato più pericoloso con le regole del bail-in.

Attenzione

Un ultimo avvertimento per tutti: attenzione a diffondere ipotesi allarmistiche sulle “nuove banche”: l’articolo 2637 del Codice Civile stabilisce che “chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a … incidere in modo significativo sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni”.

note

[1] D. lgs. n. 130/2015.

[2] C. App. Torino sent. n. 462/15 del 2.03.2015.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI