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Cos’è l’acquiescenza di una sentenza?

13 Dic 2015


Cos’è l’acquiescenza di una sentenza?

> Che significa? Pubblicato il 13 Dic 2015



Se pago la condanna ottenuta con la sentenza di primo grado posso successivamente fare ugualmente appello o ciò costituisce una ammissione di responsabilità?

Come noto, ogni sentenza può essere impugnata con un atto di appello (se si tratta di sentenza emessa in primo grado) o con ricorso per Cassazione (se si tratta di una sentenza di secondo grado). Tuttavia la possibilità di impugnare l’atto viene preclusa quando la parte abbia tenuto un comportamento incompatibile con la volontà di contestarlo, se cioè ha dato seguito, in tutto o in parte, a quanto disposto nella sentenza, di fatto accettandola. Si tratta della cosiddetta acquiescenza.

Qualche esempio

Ecco un esempio di acquiescenza:

– un soggetto fa causa all’assicurazione per un sinistro stradale e il giudice riconosce il 50% di colpa, quantificando il risarcimento per danni all’auto in 1000 euro e per danni alla persona in 3000 euro. Se il danneggiato propone appello, contestando esclusivamente il metodo di quantificazione dei danni (per es. sostenendo di aver riportato lesioni più gravi), senza tuttavia contestare la ripartizione delle responsabilità al 50%, su tale capo della sentenza si forma acquiescenza e, pertanto, non è più impugnabile. Ecco perché è sempre bene, quando si fa appello, verificare con attenzione tutte le censure che si intendono muovere alla sentenza di primo grado. Altrettanto dicasi per il ricorso in Cassazione.

Chi può fare acquiescenza

Solo la parte a cui il provvedimento si rivolge può eseguirlo e può quindi fare acquiescenza e accettare il provvedimento.

Per chi ha effetto l’acquiescenza

Se un processo vede più soggetti coinvolti, l’acquiescenza fatta da una sola delle parti provoca effetti esclusivamente nei confronti di questa e non nei confronti degli altri o dei suoi eredi. Si pensi a un giudizio intentato contro Tizio e Caio. Se Tizio, all’esito della sentenza, compie acquiescenza, essa non vale anche per Caio.

Come si fa acquiescenza

La parte può fare acquiescenza manifestando espressamente la propria volontà di accettare la sentenza oppure ponendo atti dai quali si può desumere una simile volontà.

L’acquiescenza può essere espressa o tacita.

Acquiescenza espressa

L’acquiescenza è espressa quando la parte manifesta espressamente la propria volontà unilaterale di accettare la sentenza. L’accettazione può essere fatta anche dal proprio difensore, previo conferimento di specifico mandato.

Acquiescenza tacita

L’acquiescenza è tacita quando l’interessato pone in essere atti da cui è possibile desumere, in maniera precisa ed univoca, il proposito di non contrastare gli effetti giuridici della pronuncia, e cioè quando gli atti stessi sono assolutamente incompatibili con la volontà di avvalersi delle impugnazioni ammesse dalla legge.

Il comportamento dall’interessato si deve riferire allo specifico rapporto oggetto della sentenza. Così, ad esempio, non si ha acquiescenza tacita quando esso concerne pretese creditorie diverse, ossia rapporti autonomi con altri soggetti o con lo stesso soggetto ma per periodi diversi.

Non costituisce acquiescenza il pagamento spontaneo della sentenza di condanna: infatti, se il debitore paga o adempie la propria prestazione potrebbe farlo solo per evitare gli effetti di un’esecuzione forzata e un eventuale pignoramento, ferma restando comunque la sua volontà di impugnare la sentenza.

Altrettanto, non vi è acquiescenza se il creditore accetta il pagamento spontaneo della controparte soccombente in adempimento della sentenza, ma egli intende ugualmente impugnarla perché ritiene che la sua pretesa non sia stata integralmente accolta.

Al contrario costituisce acquiescenza tacita l’impugnazione solo di alcuni capi della sentenza e non di altri, in riferimento ai quali, quindi, si forma acquiescenza.

note

Autore immagine: 123rf com


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