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Decreto ILVA: pagato con la bolletta!

12 Luglio 2016
Decreto ILVA: pagato con la bolletta!

Il decreto ILVA rischia di aumentare i costi in bolletta al contribuente: l’Autorità per l’energia segnala il problema al ministero, che tuttavia nega, ecco i dettagli.

Il decreto ILVA varato dal Governo prevede un prelievo dalla Cassa Conguaglio per il settore elettrico che rischia di tramutarsi in un aggravio nella bolletta del contribuente.

L’allarme è stato lanciato dall’Autorità per l’Energia che nell’analizzare il DL “Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo Ilva” segnala, in una comunicazione inviata a Governo e Parlamento, come sia rischioso appoggiare il decreto sulle “spalle” della ex Cassa conguaglio, quella che oggi si chiama CSEA Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali.

Un prestito ponte per finanziare l’ILVA

Il prelievo di 400milioni consiste in un prestito ponte che dovrebbe essere restituito nel 2018, ma il condizionale, evidentemente come sempre accade in questi casi, è d’obbligo.

Il viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova ha smorzato le polemiche sottolineando come non ci sia alcun automatismo tra il prestito e l’aumento delle bollette. Tuttavia l’Autorità sottolinea come la mancanza di questi fondi dalla Cassa “potrebbe determinare la necessità di acquisire ulteriore gettito derivante dal prelievo tariffario a gravare sulle bollette energetiche” di famiglie e imprese.

La norma è chiara: ha natura temporanea e prevede che il rimborso dell’importo sia effettuato dal 2018 – ha dichiarato il Viceministro – Tale postulato è stato confermato il 23 giugno scorso alla Camera, nell’ambito della relazione della Cassa alle Commissioni Ambiente e Attività Produttive: la restituzione della somma dei 400 milioni nei tempi stabiliti non comporterà dunque alcuna variazione degli importi in bolletta”.

Cosa rientra nelle casse CSEA?

Nella Cassa Servizi Energetici e Ambientali, la CSEA, rientrano varie componenti tariffarie delle bollette che vengono rideterminati per finanziare ad esempio le fonti rinnovabili, i bonus per i nuclei numerosi o in disagio economico, i bonus a chi ha bisogno di macchinari medici ad alto consumo di energia, così come i conguagli da offrire alle società elettriche per mantenere il servizio energetico nelle isole minori.

Ecco che un prelievo di 3 anni da questa cassa potrebbe di fatto generare problemi gestionali in tutti questi servizi, giustificato dunque l’allarme dell’Autorità per l’Energia.



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