Depenalizzazione per la coltivazione di marijuana e immigrazione clandestina

14 Dicembre 2015


Depenalizzazione per la coltivazione di marijuana e immigrazione clandestina

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Dicembre 2015



Al via gli ultimi ritocchi sui decreti che trasformano in illecito amministrativo o civile numerosi reati previsti dal codice penale e dalle leggi speciali.

 

Si è parlato tanto, in questi giorni, dei due schemi di decreto legislativo sulla depenalizzazione: ebbene, i testi hanno finalmente ottenuto il parere favorevole delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato e ora si apprestano a diventare legge, ma non prima di aver superato alcune osservazioni mosse dagli stessi membri delle commissioni. La prima di queste riguarda un reato che, negli ultimi tempi, è entrato al centro di numerose questioni giurisprudenziali e che, spesso contestato dalle Procure della Repubblica, ha ottenuto, altrettante volte, il “perdono” da parte dei giudici. Si tratta del reato di coltivazione di non autorizzata di piante da cui possano ricavarsi sostanze stupefacenti e psicotrope [1]: l’invito delle Commissioni è di inserire anche tale illecito nella lista di quelli depenalizzati, trasformandolo piuttosto in un illecito amministrativo. Questa era del resto l’indicazione fornita al Governo dalla legge delega, in considerazione del principio secondo cui la sanzione penale deve essere considerata dall’ordinamento come l’ultima spiaggia.

Sul punto della coltivazione delle piantine di marijuana sul terrazzo la Cassazione è tornata diverse volte, da ultimo con una sentenza del mese scorso, stabilendo che non integra il reato di spaccio la coltivazione di due piante di marijuana se la sostanza è destinata all’autoconsumo:  il reato va escluso, in particolare, tutte le volte in cui il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto. In pratica, non scatta alcun reato tutte le volte in cui la condotta sia così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di disponibilità di droga e non presente alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa.

Il secondo capitolo caldo dei due decreti riguarda il reato di immigrazione clandestina, per il quale pure si chiede la depenalizzazione. Qui la battaglia sarà più dura, posto il periodo di “crisi” che invece vivono le frontiere comunitarie. Secondo le commissioni, la trasformazione in illecito amministrativo del reato di immigrazione clandestina non inciderebbe sulla funzione preventiva e, quindi, di deterrente della sanzione ed avrebbe invece il pregio di consentire alla magistratura di interrogare i soggetti che sono entrati in Italia clandestinamente senza considerarli indagati del reato di immigrazione clandestina e quindi con tutte le misure conseguenti a tale condizione, ma come vittime del reato di traffico di esseri umani. Con il risultato di poter acquisire più efficaci informazioni in merito a tale traffico, come peraltro sottolineato, in data 16 luglio 2015, dal Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo all’esito delle riunioni di coordinamento strategico in materia di indagini per il reato di traffico di migranti via mare gestito da organizzazioni criminali.

C’è da dire, però, che se è vero che l’immigrato clandestino scappa, di norma, da una situazione ben peggiore di una probabile incriminazione penale, è anche vero che la sua assenza di solvibilità lo rende del tutto insensibile anche alla sanzione amministrativa.


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