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Come si fa una testimonianza

14 dicembre 2015


Come si fa una testimonianza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 dicembre 2015



Testimoni: consigli pratici per come rendere la testimonianza e far sì che le dichiarazioni fornite al giudice davanti agli avvocati possano essere convicenti motivi di prova.

La testimonianza resa in un processo civile è una procedura che si svolge in tribunale (o dal giudice di pace, a seconda di dove pensa la causa), davanti al giudice e agli avvocati: di norma, è il primo che fa le domande, mentre i legali delle parti contrapposte possono chiedere integrazioni e precisazioni, il tutto però nei limiti dell’argomento autorizzato a monte dal giudice nell’ordinanza in cui ha ammesso i capitoli di prova. Al testimone non è dato sapere, prima della testimonianza, quali domande gli farà il giudice perché gli viene notificata sola l’intimazione a comparire in giudizio (in data e orario prestabiliti) per rendere le dichiarazioni (a mezzo di raccomandata speditagli dall’avvocato che ne ha chiesto l’escussione o mediante ufficiale giudiziario). Tali dichiarazioni fornite dal testimone vengono poi trascritte su un verbale a cura del cancelliere.

Nella prassi, però, molti tribunali consentono agli avvocati stessi di sentire il testimone in disparte, in assenza del giudice e redigendo essi stessi il verbale, senza neanche l’ausilio del cancelliere. Ciò avviene quando le aule sono particolarmente affollate e tra le parti non vi sono forti contestazioni e animosità. Ciò non toglie, comunque, che il teste debba sempre giurare davanti al giudice, prima di rendere la testimonianza, di dire solo la verità.

Come si fa una testimonianza?

Esistono degli avvertimenti che, di norma, gli avvocati forniscono preliminarmente al proprio testimone: si tratta di regole da rispettare alla lettera se si vuole che le dichiarazioni del teste abbiano valore di prova e possano essere utilizzate dal giudice a fondamento della propria decisione. Difatti il codice di procedura stabilisce che il giudice valuti l’attendibilità del testimone e i fatti da questi dichiarati secondo il “suo prudente apprezzamento”, ossia giudicando in base a quanto questi sia risultato convincente. Ecco quindi alcuni consigli pratici.

Mai dire “Lo so perché me lo ha detto…”

Il testimone (o anche teste) deve dichiarare solo ciò che conosce in prima persona perché lo ha visto o sperimentato direttamente. Pertanto, non potrà riferire di conoscere un fatto solo perché gli è stato riferito da altri. Una tale dichiarazione non avrebbe valore di prova.

Attenzione: ciò non significa che il testimone debba mentire pur di dare validità alle proprie dichiarazioni, asserendo di essere stato testimone oculare. Se non è a conoscenza diretta di un fatto è suo diritto dire “Non lo so”; in ogni caso, è necessario che non cada in facili errori che potrebbero costare alla parte la perdita della causa.

Mai fare valutazioni personali

Il teste deve limitarsi a dire ciò che ha visto senza dare giudizi personali. Per esempio, avrebbe poco valore una dichiarazione con cui il teste asserisca di aver visto un’automobile procedere in eccesso di velocità. Facile sarebbe la richiesta di chiarimenti da parte dell’avvocato avversario (“Come fa ad essere così sicuro che l’auto fosse in eccesso di velocità”) a cui il teste non potrebbe replicare.

Il teste può fare apprezzamenti di assoluta immediatezza, inscindibili dalla percezione del fatto. Ad esempio, è stata ammessa la dichiarazione con cui il teste ha definito “semplici e ripetitive” le mansioni svolte da una lavoratrice del cui rapporto di lavoro era controversa la natura subordinata o autonoma.

Mai dichiarare fatti di cui non si è convinti al 100%

Nel caso di incertezza, è meglio astenersi dal rispondere. È diritto del teste dire di non ricordare determinati avvenimenti. Infatti, se il giudice dovesse rilevare un contrasto tra le dichiarazioni di un testimone e quelle di un altro potrebbe metterli a confronto ed, eventualmente, inviare gli atti alla Procura della Repubblica nei confronti di chi dei due possa aver mentito.

Il testimone non può ricordare dettagli avvenuti tanti anni prima

L’attività istruttoria di una causa avviene, di norma, dopo non prima di due o a volte più anni dai fatti per cui si è innescata la controversia. Per cui è verosimile che dopo tanto tempo i ricordi si appannino. Il teste, pertanto, che voglia “fare un favore” a una delle due parti, eccedendo nella precisione dei dettagli, potrebbe addirittura risultare poco convincente. Si pensi al teste che dica “Ricordo che il 1 febbraio 2010, alle ore 14:20, Tizio scese dalla propria automobile e disse le seguenti parole….”.

Il “credo” lasciamolo in chiesa

Iniziare una testimonianza con intercalari come “Credo…”, “Mi sembra che…”, “Se ben ricordo…” potrebbe prestare il “la” a facili contestazioni degli avvocati, abili – come pochi nella retorica – a porre nel dubbio anche le affermazioni più cristalline. Meglio rispondere in modo secco e deciso.

Di notte i dettagli sfuggono

Se i fatti sono avvenuti di notte, anche in questo caso un eccesso di dettagli potrebbe portare a inficiare la credibilità del testimone, specie se distante dallo svolgersi dei fatti. Bisogna essere convincenti anche se si dice la verità.

Se conosci i fatti devi ricordarti anche il perché

Una delle prime domande che fa il giudice al testimone è “Come sei a conoscenza dei fatti di causa?”. È chiaro che se si tratta di un testimone oculare sarà sufficiente affermare di essere stato di passaggio. Negli altri casi, bisognerà fornire delle argomentazioni per cui Tizio si trovava in un determinato luogo, in una determinata occasione. Così, per esempio, un dipendente che dica che un cliente non ha pagato la prestazione, dovrà anche chiarire come possa essere a conoscenza di ciò: per esempio, perché addetto al servizio cassa, oppure purché fisicamente presente quando l’imprenditore ha sollecitato il pagamento del prezzo.

I familiari possono testimoniare

Un’ultima precisazione (ma per maggiori dettagli leggi “Il testimone: come funziona la testimonianza”): se sei un familiare, anche se coniuge in regime di comunione dei beni, puoi essere ascoltato dal giudice, poiché non vi sono preclusioni dettate dalla vicinanza “di sangue”.

Aiutati con scritti

Il teste interrogato deve rispondere personalmente. Egli non può servirsi di scritti preparati, ma il giudice istruttore può consentirgli di valersi di note o appunti, quando deve fare riferimento a nomi o a cifre o quando particolari circostanze lo consigliano.

Falsità, reticenze o rifiuto di deporre

Se il testimone, presentandosi, rifiuta di giurare o di deporre senza giustificato motivo, o se vi è fondato sospetto che non abbia detto la verità o sia stato reticente senza giustificato motivo, il giudice istruttore lo denuncia al P.M., al quale trasmette copia del processo verbale.

È prevista la sanzione penale della reclusione da due a sei anni per chiunque, deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria afferma il falso o nega il vero, o tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato.

Confronto tra testimoni

Se vi sono divergenze tra le deposizioni di due o più testimoni (deposizioni discordanti), il giudice istruttore, su istanza di parte o d’ufficio, può disporre che essi siano messi a confronto.

La legge attribuisce al giudice di merito una facoltà discrezionale, conferendogli, perciò, anche il potere di recedere dal disposto confronto per motivi sopravvenuti di qualsiasi genere (compresa l’opportunità di non ritardare ulteriormente la decisione della causa), senza che l’esercizio di tale potere possa formare oggetto di censura in cassazione.

note

Autore immagine: 123rf com

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