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Risarcimento agli eredi del danno tanatologico

15 dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 15 dicembre 2015



Il risarcimento agli eredi del danno tanatologico non può essere invocato, poiché manca al sorgere del credito un soggetto cui ricollegare la perdita del bene vita.

 

Con una recente sentenza le Sezioni Unite della Corte di Cassazione [1] hanno negato il risarcimento agli eredi del danno tanatologico: si tratta di figura di danno speciale, aggiuntiva rispetto ai danni morale, esistenziale e biologico, che si realizza quando l’azione di terzi provoca la morte di un soggetto senza che sia trascorso un apprezzabile lasso di tempo tra lesione e morte. I giudici hanno affermato come il danno tanatologico sia da considerarsi danno non patrimoniale [2], personale e non trasmissibile agli eredi.

Seppure diversi studiosi sostengano la risarcibilità iure succesionis del danno tanatologico in virtù della tutela del diritto alla “vita”, è proprio ragionando sulla lesione di tale bene che i giudici negano la configurabilità di un diritto risarcitorio in capo agli eredi. Il danno alla vita infatti –come afferma la Corte- è fruibile solo in natura da parte del titolare e insuscettibile (a causa del decesso) di reintegrazione per equivalente. In relazione al danno tanatologico l’irrisarcibilità deriva dunque dalla mancanza di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica il pregiudizio (e quindi sorge il credito risarcitorio) sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito.

La Corte di Cassazione non accoglie la tesi secondo cui contrasterebbe con la coscienza sociale negare un risarcimento alla vittima trasmissibile agli eredi in ragione della perdita della vita, seguita a breve distanza dalle lesioni, né tantomeno l’orientamento secondo cui risulta contradditorio concedere cospicui risarcimenti derivanti da lesioni gravissime, per negarli in caso di danno illecito alla vita. Secondo i giudici la coscienza sociale non rientra fra i criteri legittimi idonei ad interpretare il diritto positivo e, l’argomento secondo cui uccidere sia più conveniente che ledere (pur considerato suggestivo) è ritenuto insufficiente per riconoscere il risarcimento agli eredi del danno tanatologico.

Non può affermarsi poi come sottolinea la Corte l’eccezionalità di un risarcimento da evento lesivo [3], poiché l’eccezione sarebbe talmente ampia da vulnerare il principio. L’evento lesivo che precede la morte cerebrale, inteso come sofferenza grave della vittima, comporterebbe l’errata commistione tra beni giuridici distinti (il bene “salute” e il bene “vita”).

La negazione del risarcimento agli eredi del danno tanatologico rimane comunque aperta. Gli studiosi del diritto continuano ad analizzare diverse possibilità. Taluni hanno osservato come la Cassazione non abbia escluso l’eventuale risarcimento dei danni derivanti dalla morte che segua dopo un apprezzabile lasso di tempo alle lesioni (danno biologico terminale o danno catastrofale). Guardando al diritto comparato invece, è importante sottolineare come la normativa europea rimetta alla totale discrezionalità degli Stati la materia della responsabilità civile, a patto che l’entità del risarcimento non venga limitata in maniera sproporzionata (principio di congruità del risarcimento).

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 1535 del 22.07.2015.

[2] Art. 2059 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 1361 del 23.01.2014.

Autore immagine: 123rf com


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