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Responsabilità civile dei giudici: la riforma non è retroattiva

15 Dicembre 2015
Responsabilità civile dei giudici: la riforma non è retroattiva

Filtro ancora obbligatorio per le cause anteriori al 19 marzo 2015: la Cassazione ritiene le norme che regolano i procedimenti sulla responsabilità dei giudici aventi valore processuale e, come tali, non suscettibili di applicazione retroattiva.

I giudici corrono ai ripari e si difendono da sé: è vero che il Parlamento ha modificato la legge sulla responsabilità delle toghe, eliminando il cosiddetto “filtro” di fondatezza della domanda di risarcimento e rendendo così più immediata e diretta la possibilità di ottenere il risarcimento, ma tale riforma non ha valore retroattivo, ossia si applica solo alle cause iniziate dopo il 19 marzo. Prima di tale spartiacque resta ancora necessario il giudizio di ammissibilità (leggi “La nuova responsabilità civile dei magistrati”). Lo ha detto poche ore fa la Cassazione [1].

Le norme processuali non hanno valore retroattivo

Secondo i giudici, le norme che regolano il giudizio di responsabilità contro i giudici sono di natura processuale e, come tali, non possono avere valore retroattivo, ma si applicano solo per i giudizi in corso alla data di entrata in vigore della stessa riforma.

il carattere processuale della misura abrogata e di quella sopravvenuta non ha come effetto l’applicazione retroattiva della cancellazione del filtro. Su questo passaggio la sentenza ribadisce due principi cardine:
a) applicazione immediata della nuova regola ai processi pendenti con riferimento a tutti gli atti ancora da compiere;

b) conservazione della validità e dell’efficacia degli atti compiuti quando era in vigore la vecchia disciplina poi abrogata.

L’effetto da evitare è quello per cui un atto di parte del processo, come la domanda introduttiva della lite, pur essendo stato compiuto quando era in vigore una determinata disciplina, non sarebbe più da questa regolato quanto agli effetti successivi. In assenza di una disposizione specifica che si preoccupi della fase transitoria, la legge, anche quella processuale, non dispone che per il futuro senza alcun effetto retroattivo.


note

[1] Cass. sent. n. 25216 del 15.12.2015.


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