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Il principio di non contestazione in causa

16 dicembre 2015


Il principio di non contestazione in causa

> L’esperto Pubblicato il 16 dicembre 2015



Onere della prova e non contestazione dei fatti dedotti in parte, il silenzio e l’obbligo del giudice di ritenere provate le deduzioni di parte se non specificamente contestate dalla controparte.

Una sentenza del giudice di Pace di Taranto [1] chiarisce la portata della nuova formulazione dell’art. 115 del codice di procedura civile, intervenuta a partire dal 04.07.2009, formulazione che – come noto – consente di ritenere per ammesse le deduzioni delle parti, qualora le stesse non siano specificatamente contrastate.

La norma dispone che il giudice debba porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti (o dal pubblico ministero) nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita.

Il giudice può tuttavia, senza bisogno di prova, porre a fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza.

Dunque, sono le parti (proprio per il principio dispositivo) a proporre al giudice gli elementi di prova su cui basare il proprio convincimento (salvo le rare eccezioni in cui il giudice può disporre, anche d’ufficio, i mezzi di prova [2].

La nuova formulazione dell’articolo del codice attribuisce al giudice il potere di ritenere provati, accanto ai fatti notori, anche quelli che non specificamente contestati dalla controparte né in modo diritto, né indiretto. E ciò perché chi vuol far valere un proprio diritto non può limitarsi al silenzio, ma deve anche dimostrarlo: è il principio dell’onere della prova.

Il Tribunale di Taranto [3] ha affermato con molta chiarezza i principi di contestazione e non contestazione dei fatti di causa, nonché soprattutto il regime processuale vigente, incardinato su preclusioni rigide, per cui non possono valutarsi fatti, anche se emersi nel corso dell’istruttoria, non ritualmente dedotti entro i termini di rito concessi e con i principi costituzionali volti a garantire il diritto di difesa in un giusto processo. Ove così non fosse, sostiene la sentenza in commento, si potrebbero produrre dei fatti concatenati fra loro che porterebbero illimitatamente a non definire qualsiasi processo in tempi ragionevoli.

Detto principio di non contestazione è stato recentemente rivisitato dalla Corte di Cassazione che, nel confermare il dovere a carico del giudice di porre a fondamento della decisione anche i fatti non specificatamente contestati dalle parti costituite, subordina tale operatività alla precisa e dettagliata allegazione dei fatti ad opera della parte che invoca la non contestazione [4].

note

[1] G.d.P. Taranto, sent. del 6.08.2015.

[2] Artt. 117 (interrogatorio non formale delle parti), 118 (ispezione di persone e di cose), 213 (richiesta di informazioni alla P.A.), 257 (assunzione di nuovi testimoni), 421, 442 (poteri istruttori del giudice in controversie di lavoro e di previdenza e di assistenza obbligatorie), 714 (poteri istruttori nei procedimenti di interdizione o inabilitazione).

[3] Trib. Taranto, sent. n. 529/11 (Dott. Luciano Cavallone).

[4] Cass. sent. n. 5482 del 24.03.2015.

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