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Alunno bocciato: legittimo l’accesso ai voti dei compagni di classe

16 Dicembre 2015 | Autore:
Alunno bocciato: legittimo l’accesso ai voti dei compagni di classe

La scuola non può negare l’accesso agli atti di valutazione della classe se vi è l’interesse diretto, concreto e attuale dell’alunno e dei genitori alla verifica della legittimità del provvedimento di bocciatura.

L’istituto scolastico non può negare ai genitori dell’alunno bocciato l’accesso ai voti finali e alla carriera scolastica dei compagni di classe. È quanto confermato da una recente sentenza del Consiglio di Stato [1] che ha riepilogato alcuni principi essenziali in tema di accesso agli atti amministrativi.

Il diritto di accesso si fonda su un interesse diretto, concreto e attuale del richiedente, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento richiesto [2]. A fronte dell’esistenza di un interesse diretto, concreto e attuale, la pubblica amministrazione non può negare l’accesso al documento richiesto a meno che non ricorra una delle ipotesi eccezionali previste dalla legge (per esempio documenti coperti da segreto di Stato) [3].

Il provvedimento di non ammissione dell’alunno alla classe superiore fa sorgere nello stesso e nei genitori il diritto alla verifica dell’eventuale illegittimità del provvedimento stesso. La bocciatura è, infatti, frutto di una valutazione discrezionale degli insegnanti e se ne può verificare la legittimità anche confrontando il giudizio espresso dagli stessi sugli altri componenti della classe.

A tal fine vi è l’interesse concreto attuale e diretto ad accedere ai documenti di valutazione degli alunni (registro di classe, pagelle ecc.) onde verificare se la bocciatura dell’alunno sia stata illogica o causata da una disparità di trattamento. L’esame di tale documentazione può essere utile per la difesa dell’interessato e per garantirgli la tutela della propria posizione in un eventuale giudizio dinanzi al TAR.

In sintesi, secondo il Consiglio di Stato, il diniego di accesso agli atti è illegittimo se si fonda su “l’inutilità dell’ostensione rispetto ad un interesse sussistente che si manifesta, invece, come concreto, attuale e diretto e il cui soddisfacimento consente di garantire, proprio attraverso la conoscenza dei documenti amministrativi richiesti, la difesa dinanzi al giudice competente“.


note

[1] Cons. di Stato, sent. n. 5502 del 3.12.15.

[2] Art. 22 L. 241/1990.

[3] Art. 24 L. 241/1990.

Autore immagine: 123rf com


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