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Pagamento di stipendi e pensioni: resta il limite dei mille euro contanti

17 dicembre 2015


Pagamento di stipendi e pensioni: resta il limite dei mille euro contanti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 dicembre 2015



La legge di Stabilità 2016 conferma l’obbligo di accredito sul conto corrente bancario delle pensioni superiori a mille euro.

I pensionati con più di mille euro di pensione al mese continueranno a ricevere l’accredito della somma, da parte dell’Inps, direttamente sul conto corrente: il nuovo tetto all’uso del contante, che passerà da mille a tremila euro a partire dal 1° gennaio 2016, lascia inalterata la modalità di pagamento tanto di pensioni, quanto di stipendi da parte della Pubblica Amministrazione. La ragione – così come già il nostro giornale aveva spiegato il mese scorso in “Stipendi e pensioni: abrogato l’obbligo di accredito in banca?” è nel carattere diverso delle norme e, soprattutto, nella distinta finalità (il contrasto all’evasione all’evasione fiscale per quella sui pagamenti in contanti; la riduzione della spesa pubblica, per quella del pagamento di stipendi e pensioni in conto corrente).

Oggi la conferma di quanto sopra viene ufficializzata con gli ultimi ritocchi alla legge di Stabilità 2016, passata dal vaglio della Commissione Bilancio della Camera e ora pronta per l’approvazione con fiducia, attesa per oggi pomeriggio. Nel testo del maxiemendamento resta dunque il tetto di mille euro per i pagamenti in contanti da parte delle P.A. Oltre questo limite resta l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di procedere al pagamento degli emolumenti – stipendi e pensioni in primis, come chiesto dal presidente Inps Boeri – esclusivamente mediante l’utilizzo di strumenti telematici: il bonifico, insomma, resta l’unico modo per ottenere somme da parte degli enti pubblici e delle amministrazioni, salvo ancora per le piccole pensioni – quelle cioè inferiori a mille euro – per le quali si potrà continuare a sperare nel pagamento alle poste.

Il tema del pagamento in contanti delle pensioni è sempre stato particolarmente a cuore alla terza età per via della possibilità che le relative somme possano essere sottratte al pignoramento dei creditori e, in particolar modo, di Equitalia, per debiti contratti durante l’età lavorativa e mai potuti saldare.

Per evitare il prelievo in massa dai conti correnti del contante e, soprattutto, garantire la sopravvivenza ai pensionati, la riforma di questa estate ha sensibilmente modificato i limiti di pignoramento, stabilendo un tetto di impignorabilità (cosiddetto “minimo vitale”) che così risulta oggi fissato:

– per i pignoramenti di pensioni effettuati direttamente in capo all’Inps, il creditore può pignorare, comunque solo nei limiti di un quinto, la parte della pensione che eccede la misura dell’assegno sociale aumentato della metà (ossia da 672,78 euro si può prendere solo il 20%);

– per i pignoramenti di pensioni effettuati sul conto corrente, il creditore può bloccare quella parte di depositi che eccede il triplo dell’assegno sociale (ossia da 1.345,56 euro in su), mentre le successive mensilità di pensione versate sul c/c potranno essere pignorate nei limiti di un quinto.

note

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. sono pensionato ex inpdap e con la riforma del pagamento e accredito in banca del rateo, si è venuto a creare una disparità con i pensionati inps o ex inpdap che hanno l’accredito alle poste in quanto se lo stesso cade di sabato loro prendono la pensione e noi nò si potrebbe configurare secondo l’art. 3 della Costituzione una disparità? grazie

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