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Pensionati, mai più in azienda con co.co.co.

17 dicembre 2015


Pensionati, mai più in azienda con co.co.co.

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 dicembre 2015



Lavoro autonomo: collaborazioni coordinate e continuative fittizie con i dipendenti in età pensionabile messe sotto stretta.

Capita spesso che, quando un dipendente raggiunge l’età pensionabile, l’azienda presso cui è assunto gli propone di continuare a svolgere la propria attività sotto forma però di lavoro autonomo, con un contratto cioè di collaborazione esterna. Gli scopi sono molteplici: consentire all’ex dipendente, che ormai ha maturato un’esperienza decennale sul campo, di “trasmettere” le sue conoscenze a chi lo sostituirà, quasi fosse una sorta di tutor; oppure consentire a chi ha – almeno anagraficamente – raggiunto l’età pensionabile, di continuare a sentirsi attivo, magari con orari e ritmi meno stringenti di prima.

Proprio per “liberalizzare” tale forma di collaborazione, la riforma Biagi aveva esentato i contratti di collaborazione coordinata con i pensionati di vecchiaia dall’obbligo di indicare il progetto, nella consapevolezza delle finalità con cui il rapporto veniva proseguito (non cioè per eludere la disciplina lavoristica, ma anche nell’interesse stesso del lavoratore). Elusione che, però, di fatto c’è stata, perché non poche volte, pur venendo trasformato il rapporto di lavoro da “dipendente a tempo pieno” in “co.co.co.” il lavoratore continuava a fare le stesse cose che faceva prima, con gli stessi ritmi. Il tutto con un minor oneri per l’impresa.

Per evitare ciò, il Job Act ha capovolto l’impostazione e, quindi, ha posto maggiori freni all’utilizzo dei co.co.co. con gli ex dipendenti in età pensionabile. Infatti, dal 1° gennaio 2016, è possibile firmare il contratto di collaborazione coordinata e continuativa solo a condizione che il lavoratore non sia presente in azienda e non rispetti i tempi di lavoro previsti per i dipendenti ordinari. Insomma, il lavoratore potrà continuare a svolgere attività per il precedente datore di lavoro, ma solo da casa, dal proprio studio o da altro luogo purché non sia l’azienda e senza dover rispettare i consueti orari di lavoro. La violazione di tali regole farà sì che il collaboratore venga considerato un lavoratore dipendente a tutti gli effetti, con tutte le conseguenze del caso per l’azienda.

 

Dunque, dal prossimo anno, il dipendente pensionabile del settore privato che non voglia mettersi a riposo, potrà scegliere solo tra:

– essere assunto con un contratto di lavoro subordinato (magari a termine o in somministrazione)

– oppure firmare un “vero” co.co.co. che non lo veda sistematicamente presente nei luoghi di lavoro e inserito nel ciclo produttivo e nella struttura aziendale.

 

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Autore immagine: 123rf com

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