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Lo sai che? Conto corrente con delega e prelievo non autorizzato

Lo sai che? Pubblicato il 18 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 dicembre 2015

Delega alla badante al prelievo dal conto corrente: è possibile annullare l’atto, se pregiudizievole?

 

La badante di mio padre ha la delega bancaria, e preleva costantemente grosse cifre: posso fare qualcosa per fermarla?

 

Non sono rari i casi in cui un assistito conferisce delega alla propria badante per effettuare prelievi dal conto corrente: spesso lo fa per ragioni di comodità, o per difficoltà negli spostamenti, in modo da non essere costretto lui stesso a recarsi a prelevare; con il rischio, però, di imbattersi in una collaboratrice disonesta, che effettui prelievi indebiti.

Prelievo indebito della badante

Innanzitutto, dunque, bisognerà verificare se quanto prelevato dalla badante sia imputabile a spese sostenute per le necessità dell’anziano assistito.

Se così non fosse, possono ipotizzarsi due situazioni:

– esiste una volontà, in capo all’assistito di effettuare una donazione alla badante;

– non esiste alcuno spirito di liberalità in capo all’assistito, oppure si ravvisa l’esistenza d’incapacità in capo allo stesso, anche di fatto.

Chiaramente, qualora la delega fosse finalizzata alle sole necessità dell’anziano, e questi non intendesse donare alcunché, la badante dovrà rispondere di appropriazione indebita , per quanto non imputabile alle esigenze dell’assistito.

Donazione consapevole alla badante

Se l’assistito non è incapace e ha inteso, con la delega bancaria, effettuare una donazione indiretta alla badante, gli eredi legittimi, sinchè l’anziano è in vita, non possono far niente: una volta aperta la successione, però, potranno impugnare la donazione, entro 10 anni, tramite l’azione di riduzione. In pratica, con l’azione di riduzione, è ripristinata la quota di legittima spettante, riducendo, in primo luogo, le disposizioni testamentarie (esclusa una diversa espressa volontà del deceduto), poi le donazioni, dalla più recente alla più datata, sino al reintegro totale della legittima.

Donazione “indotta” dalla badante

L’assistito potrebbe essersi trovato, nel conferire la delega, in una situazione d’incapacità, anche temporanea: in questo caso l’atto di delega può essere annullato, ed andranno restituite, da parte della badante, le somme indebite.

Un atto, difatti, può essere annullato anche se il dante causa non è stato interdetto o inabilitato, poiché è sufficiente lo stato d’incapacità naturale, riscontrabile laddove il soggetto non sia in grado di valutare in modo corretto le conseguenze degli atti che compie.

L’incapacità naturale è esplicitamente prevista nel Codice civile [1], che fa rientrare nell’ipotesi il soggetto pienamente capace dal punto di vista legale, ma incapace, nella realtà, di intendere o di volere, come una persona psichicamente debole.

Il rapporto tra anziano e badante, da questo punto di vista, è particolarmente delicato, in quanto chi presta assistenza può approfittare della mancanza di lucidità, della debolezza o della suggestionabilità dell’assistito, per indurlo ad effettuare atti pregiudizievoli, come donazioni consistenti.

La donazione pregiudizievole potrà quindi essere annullata su istanza dell’assistito, invocando la sola incapacità naturale, o dei suoi eredi o aventi causa, entro 5 anni dal compimento dell’atto. Senza dimenticare, poi, che la badante beneficiaria di un atto dannoso per l’assistito, qualora sia riuscita ad ottenerlo abusando del suo stato d’infermità o di debolezza psichica, risponderà del reato di circonvenzione d’incapace [2]: l’atto pregiudizievole, una volta riscontrato tale reato, sarà considerato nullo. Perché sia configurabile il reato, però, lo stato di minorata capacità psichica deve essere verificabile in modo oggettivo, a nulla rilevando un precedente provvedimento d’ inabilitazione o d’ interdizione.

note

[1] Art. 428 cod. civ.

[2] Art.643 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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