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Lo sai che? Spetta la pensione Inps se il datore non versa i contributi?

Lo sai che? Pubblicato il 19 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 dicembre 2015

Diritto alla pensione di vecchiaia, invalidità e superstiti anche quando il datore non ha versato i contributi.

L’Inps è tenuto al pagamento della pensione anche se il datore non ha correttamente versato i contributi, purché l’obbligo di versamento non si sia prescritto [1]. La prescrizione scatta dopo cinque anni: tuttavia, se il lavoratore – accortosi del mancato versamento dei contributi tramite una verifica (anche sul sito dell’Inps) – effettua denuncia all’Inps, la prescrizione è di dieci anni (leggi: “Pagamento contributi Inps: la prescrizione se c’è la denuncia”). Cerchiamo di comprendere meglio questo meccanismo in questa breve scheda.

Il versamento dei contributi

Il datore di lavoro è tenuto al periodico versamento all’Inps dei contributi previdenziali maturati dal lavoratore, somme che, alla cessazione della “vita lavorativa”, costituiranno la base per il pagamento della sua pensione.

Qualora il datore non vi provveda l’Inps è tuttavia tenuto comunque a pagare al lavoratore o ai suoi eredi la spettante pensione, con diritto di agire nei confronti del datore inadempiente per recuperare quanto versato.

La prescrizione

Il versamento della pensione e l’azione di recupero nei confronti dela datore potranno avvenire purché il diritto al versamento non si sia prescritto. La prescrizione in questi casi è di 5 anni [2], ma se il lavoratore o i suoi eredi hanno denunciato l’evasione contributiva, il relativo diritto si prescrive in dieci anni.

Decorsi detti termini, l’Inps non può né richiedere i contributi al datore, né è tenuto a versarli al lavoratore.

 

Cosa fare se il datore non ha versato i contributi?

Per controllare se il datore ha versato correttamente i contributi previdenziali è necessario procurarsi un estratto conto contributivo, ossia l’elenco dei contributi che risultano registrati negli archivi dell’Inps a favore del lavoratore, fin dall’apertura della sua posizione assicurativa.

L’estratto contributivo può essere richiesto e stampato direttamente dal sito www.inps.it, seguendo un’apposita procedura telematica.

Se dall’estratto conto risultano delle omissioni da parte dell’azienda bisognerà subito segnalarlo all’Inps, che si attiverà per il recupero, dopo aver effettuato tutte le verifiche necessarie.

Tale recupero, come detto, può essere effettuato solo se non sono decorsi i termini di prescrizione (cinque o dieci anni).

Il lavoratore può altresì, già nel corso del rapporto di lavoro e prima del pensionamento agire dinanzi al Tribunale competente per far accertare dal Giudice il mancato versamento dei contributi ed ottenere la condanna del datore al relativo pagamento.

Cosa accade in caso di prescrizione del diritto?

Nel caso in cui vi sia un vuoto contributivo e il diritto dell’Inps a pretendere il versamento nei confronti del datore si sia ormai prescritto, è possibile richiedere all’ente previdenziale la costituzione di una rendita vitalizia, mediante versamento all’Inps stesso di un importo pari alla quota di pensione in più che sarebbe spettata (se il datore ha versato solo in parte i dovuti contributi) o all’intera pensione (se l’omissione del datore è stata totale) [3].

Il versamento avverrà in questo caso a spese del lavoratore (il quale potrà poi chiedere al datore il risarcimento del conseguente danno), o del datore.

La somma da versare varia a seconda dell’età del lavoratore, della retribuzione, dell’ampiezza del periodo da regolarizzare e di quello già regolarizzato).

Il versamento può avvenire in un’unica soluzione o a rate e si sostituisce ai contributi per il periodo in cui questi non sono stati regolarmente versati.

note

[1] Art. 2116 cod. civ.

[2] Art. 3, comma 9, Legge n. 335/1995

[3] Art. 13, comma 5, Legge 1338/1962.

Autore immagine: 123rf com


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