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Diritto all’oblio: il Garante l’ha capito. E il Parlamento?

10 Aprile 2012 | Autore:
Diritto all’oblio: il Garante l’ha capito. E il Parlamento?

Garante della Privacy in favore del diritto all’oblio: gli enti locali devono cancellare i dati dei cittadini pubblicati sul sito dell’amministrazione.

Con un recente provvedimento [1], il Garante della Privacy ha stabilito che i dati dei cittadini, che si trovino in qualche modo collegati con provvedimenti amministrativi e quindi, insieme a essi, vengano pubblicati sul sito dell’amministrazione (sito contenente delibere e regolamenti di Comune e Provincia [2]), devono essere cancellati entro il termine di 15 giorni.

Era successo, in particolare, che una signora si fosse lamentata del fatto che, sul sito del Comune, era presente una delibera contenente i suoi dati anagrafici e l’informazione che la stessa signora aveva perso una causa tributaria contro l’ente. La delibera era rimasta online ben oltre i quindici giorni previsti dalla legge per la pubblicazione degli atti amministrativi sull’albo pretorio.

Il Garante ha ricordato che i soggetti pubblici devono assicurare il rispetto dei limiti temporali previsti, rendendo accessibili, sul proprio sito web, i dati personali dei privati solo nel circoscritto ambito temporale disposto dalla legge. Ciò al fine di garantire il diritto all’oblio dei cittadini. Oltre tale termine l’amministrazione è tenuta a cancellare, dalle pubblicazioni, le informazioni, notizie e dati relativi ai soggetti privati. Il Comune è stato così costretto a oscurare gli estremi identificativi della signora.

In altre parole, trascorsi i termini previsti dalla legge per pubblicare documenti nell’albo pretorio online, il Comune deve rimuovere dal sito istituzionale quelli che contengono dati personali o renderli anonimi, La diffusione di informazioni in grado di identificare le persone oltre i termini stabiliti dalla normativa è illecita.

La normativa vigente in tema di diritto all’oblio è inesistente e urgono modifiche che disciplinino un settore di difficile governabilità.

Qualche tempo fa, l’Unione Europea si era impegnata a emanare, entro il 2011, una disciplina comune per regolamentare il diritto all’oblio, anche al fine di garantire l’eliminazione definitiva dei dati degli utenti una volta che si fossero cancellati dai social network.

Sulla scia dell’entusiasmo europeo, il nostro Parlamento aveva garantito l’approvazione del disegno di legge “Lussana” [3] che doveva prevedere una previsione normativa del diritto all’oblio. Anch’esso naufragato.

Sembra che l’unico oblio rispettato sia quello delle proposte legislative…

 

 

note

[1] Provvedimento Garante della Privacy, n. 73 del 23.02.2012.

[2] Cosiddetto “Albo pretorio” previsto dall’art. 124 del d.lgs. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali).

[3] Disegno di legge n. 2455/2009.


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