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Accertamento di conformità e vincoli paesaggistici

18 Dic 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 18 Dic 2015



L’accertamento di conformità, sanatoria e abuso edilizio.

La giurisprudenza amministrativa più risalente aveva affermato che l’accertamento di conformità doveva ritenersi precluso allorquando l’area interessata dall’intervento edilizio fosse assoggettata ad un vincolo posto a tutela di interessi paesaggistici o ambientali.

Tale orientamento era stato condiviso anche dal Ministero dei beni ambientali e culturali con la circolare n. 1795 dell’8-7-1991.

Nei tempi più recenti, invece, la giurisprudenza maggioritaria ha prospettato la tesi contraria (vedi Cass., sez; III, 28 ottobre 1998, n. 11301; nonché T.a.r. Liguria, sez. I, 27 maggio 1999, n. 230; T.a.r. Campania, 27 ottobre 1997, n. 596; T.a.r. Lazio, Roma, sez. II, 17 marzo 1995, n. 464) e questa è stata altresì condivisa dal Consiglio di Stato:

—              «La concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 L. 28 febbraio 1985, n. 47 può essere rilasciata anche per le costruzioni realizzate senza titolo in zone sottoposte a vincolo paesaggistico, in quanto l’art. 15 L. 29 giugno 1939, n. 1497 rimette all’amministrazione la scelta discrezionale tra la demolizione del manufatto a spese del trasgressore e il pagamento di un’indennità equivalente alla maggiore somma tra il danno arrecato e il profitto conseguente mediante l’abuso, alternativa questa che può giustificarsi solo con il rilascio del titolo concessorio previsto dall’art. 13 cit., senza il quale la demolizione sarebbe la conseguenza ineluttabile» (C. Stato, sez. VI, 9 ottobre 2000, n. 5386, in Cons. Stato, 2000, I, 2188).

—              «L’istituto dell’accertamento di conformità per le opere abusive, come disciplinato dall’art. 13 L. 28 febbraio 1985, n. 47, trova applicazione anche in caso di opere eseguite su aree soggette a vincolo paesaggistico, pur rimanendo il rilascio della concessione in sanatoria comunque subordinato al conseguimento dell’autorizzazione paesaggistica ex art. 7- L. 29 giugno 1939, n. 1497» (C. Stato, sez. VI, 28 gennaio 2000, n. 421, in Riv. giur. edilizia, 2000, I, 440).

—              «Una volta ammessa dall’art. 13 L. 28 febbraio 1985, n. 47, la possibilità di sanare la carenza di concessione edilizia nel caso di edifici realizzati in conformità delle prescrizioni urbanistiche, si deve ritenere che anche l’autorizzazione paesaggistica possa essere legittimamente rilasciata in un momento successivo, in seguito a una valutazione successiva della compromissione o meno della bellezza del pae-saggio o del quadro d’insieme» (C. Stato, sez. VI, 31 agosto 2004, n. 5723 in Riv. giur. edilizia, 2005, I, 157).

Questo secondo orientamento risulta però contrastato dalla previsione dell’art. 146, comma 4, del D.Lgs. 24-1-2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), secondo la quale l’autorizzazione paesaggistica «non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi».

Si ricordi, in proposito, che — mitigando il principio anzidetto — il comma 36 dell’articolo unico della legge 15-12-2004, n. 308 (aggiungendo quattro comuni all’art. 181 del D.Lgs. n. 42/2004), ha introdotto la possibilità di una valutazione postuma della compatibilità paesaggistica di alcuni interventi minori, all’esito della quale — pur restando ferma l’applicazione delle misure amministrative ripristinatorie e pecuniarie di cui all’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004 — non si applicano le sanzioni penali stabilite per il reato contravvenzionale contemplato dal 1° comma dell’art. 181 dello stesso D.Lgs. n. 42/2004.

Si tratta, in particolare:

—              dei lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;

—              dell’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;

—              dei lavori configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, ai sensi dell’art. 3 del T.U. n. 380/2001.

Nei casi dianzi enumerati deve essere presentata apposita domanda all’autorità preposta alla gestione del vincolo, ai fini dell’accertamento della compatibilità paesaggistica, e detta autorità deve pronunciarsi entro il termine perentorio di 180 giorni, previo parere vincolante della Soprintendenza, da rendersi entro il termine, anch’esso perentorio, di 90 giorni.

Principio giurisprudenziale consolidato è che la sanatoria per accertamento di conformità non si estende alle violazioni delle norme sulla tutela del paesaggio.

Alla stregua, però, delle nuove previsioni normative di cui si è dato conto dianzi e tenuto conto che l’autorizzazione dell’autorità preposta alla tutela del vincolo paesistico si configura quale condizione di efficacia del permesso di costruire (anche se rilasciato in seguito ad accertamento di conformità), sembra debba ritenersi che — poiché il D.Lgs. n. 42/2004 ha espressamente vietato il rilascio di autorizzazioni paesaggistiche in sanatoria, fatti salvi soltanto i casi di accertamento della compatibilità paesaggistica degli abusi meno gravi di cui all’art. 181, comma 1ter — al di fuori di tali casi eccettuati, il Comune non può effettuare l’accertamento di conformità quando l’abuso ricada in zona vincolata. Il permesso di costruire eventualmente rilasciato in sanatoria, infatti, sarebbe in ogni caso inefficace e quindi non idoneo a produrre gli effetti giuridici che normalmente ad esso si riconnettono.

Diritto-Urbanistico

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Autore immagine: 123rf com


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