Professionisti Il diniego espresso della sanatoria

Professionisti Pubblicato il 19 dicembre 2015

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Diritto urbanistico: abuso edilizio, accertamento di conformità, permesso di costruire e sanatoria.

Il provvedimento di diniego espresso al rilascio dell’atto sanante di cui all’art. 36 del T.U. n. 380/2001 deve compiutamente motivare l’effettivo contrasto tra l’opera realizzata e la disciplina urbanistica ed edilizia e tale contrasto deve essere evidenziato in maniera intellegibile, sì da consentire al soggetto interessato di impugnare l’atto davanti al giudice amministrativo, denunziando non solo i vizi proprî della motivazione ma anche le errate interpretazioni delle norme urbanistiche valutate con giudizio di non-conformità.

Non è sufficiente, dunque, il mero richiamo numerico a prescrizioni violate qualora una stessa norma vieti più fattispecie di realizzazioni edilizie e non si possa perciò individuare con certezza a quale di essa sia stato correlato il giudizio. D’altro canto non è necessaria l’indicazione specifica della prescrizione violata quando, nel provvedimento, la descrizione dell’opera e l’enunciazione esplicita dell’abuso rendano di immediata comprensione la difformità riscontrata.

In giurisprudenza:

—             «È illegittimo il provvedimento con il quale si nega il rilascio di una concessione in sanatoria ex art. 13 L. n. 47/1985 con la generica affermazione secondo cui «non sussistono i presupposti urbanistici richiesti»; tale affermazione, infatti, non indica minimamente quali specifiche caratteristiche dell’immobile abusivo rendevano inaccoglibile la domanda» (Cons. giust. amm. sic., sez. giurisdiz., 27 maggio 1997, n. 103, in Giust. amm. sic., 1997, 801).

—             «È sufficientemente motivato il provvedimento di diniego di una concessione edilizia in sanatoria quando la norma dello strumento urbanistico preclusiva, ancorché non esplicitamente indicata, risulti implicitamente invocata attraverso il richiamo alla normativa di zona» (C. Stato, sez. II, 20 marzo 1996, parere n. 3072/94, Min. II, pp., in Cons. Stato, 1997, I, 1299).

—             «In sede di diniego al rilascio di una concessione edilizia in sanatoria richiesta ai sensi dell’art. 13 della legge n. 47 del 1985, l’Amministrazione deve compiutamente motivare — operando un giudizio di fatto dipendente dalla molteplicità delle fattispecie concrete e dal particolare tipo di abuso riscontrato — l’effettivo contrasto, ostativo al rilascio della sanatoria, tra l’opera realizzata e gli strumenti urbanistici vigenti e non già limitarsi a mere petizioni di principio che non forniscono né al cittadino né al giudice un qualsivoglia elemento dal quale desumere la correttezza o comunque la completezza del giudizio operato dall’Amministrazione stessa» (T.a.r. Piemonte, sez. I, 2 febbraio 1989, n. 116, in Riv. giur. edilizia, 1989, I, 576).

—             «Legittimamente è negata la sanatoria di opere edilizie che siano in contrasto con le norme di sicurezza, stabilite dal codice della strada di cui al d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 e relativo regolamento emanato con d.p.r. 16 dicembre 1992, n. 495, in vigore alla data di presentazione della domanda di sanatoria» (C. Stato, sez. II, 1 febbraio 1995, parere n. 1114/94, Min. II. pp., in Cons. Stato, 1997, I, 429).

—             «L’esigenza di tutelare l’ambiente non può impedire il rilascio di una concessione edilizia in sanatoria per l’attivazione di un impianto industriale potenzialmente pericoloso; infatti, il diniego è legittimo solo nell’ipotesi in cui le opere edili non siano conformi agli strumenti urbanistici generali e di attuazione vigenti, oppure risultino in contrasto con quelli adottati al momento della realizzazione dell’opera e della presentazione della domanda; il parere contrario della Usl all’attivazione dell’impianto non può, pertanto, interferire con la procedura di cui all’art. 13 L. 28 febbraio 1985, n. 47, poiché non c’è alcuna connessione tra i profili urbanistici e quelli relativi all’entrata in funzione dello stesso, ma può costituire presupposto per successivi interventi repressivi» (C. Stato, sez. V, 18 gennaio 1988, n. 12, in Corriere giur., 1988, 477).

—             «Il procedimento aperto con la richiesta di sanatoria ex art. 13 L. 28 febbraio 1985, n. 47 travolge, privandolo di effetti, il precedente procedimento conclusosi con l’emanazione dell’ordinanza di demolizione; pertanto, una volta definita negativamente la richiesta di sanatoria, l’amministrazione non può esimersi dall’emanare una seconda ingiunzione di demolizione con la rifissazione dei termini per la spontanea esecuzione» (T.a.r. Calabria, sez. II, 7 giugno 2001, n. 912, in Trib. amm. reg., 2001, I, 3033).

Diritto-Urbanistico


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