Canone Rai in bolletta della luce: è definitivo

20 Dic 2015


Canone Rai in bolletta della luce: è definitivo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Dic 2015



Imposta sulla televisione: approvata la legge di Stabilità anche dalla Camera, la bolletta della luce aumenta di 100 euro in dieci rate.

 

Il canone Rai si pagherà con la bolletta della luce delle abitazioni a uso di residenza dei nuclei familiari, ma, per il 2016, il pagamento avverrà solo da luglio dell’anno prossimo (data alla quale verranno addebitate tutte le mensilità arretrate), e ciò per via della difficoltà di adeguamento alla nuova norma per il primo anno. Dal 2017, invece, il pagamento avverrà con addebito di 10 euro al mese (20 euro per chi paga la bolletta bimestrale).

Anche la Camera ha dato il via libera alla Legge di Stabilità, che ora passerà al Senato senza possibilità di ulteriori modifiche: il testo conferma quindi la misura che punta a ridurre l’evasione della tassa sul servizio radiotelevisivo e la riduzione dell’importo del canone che passa da 113,50 a 100 euro, ma solo per il 2016 (sembrerebbe quasi per indorare l’amare boccone). Dall’anno successivo l’importo torna a salire a 113,50.

Mentre si attende un decreto ministeriale che dovrà attuare gli aspetti pratici del pagamento, è già possibile sapere che ul pagamento avverrà con addebito sulle fatture emesse dalle aziende di distribuzione di energia elettrica e sarà diviso in 10 rate mensili tra gennaio e ottobre. La norma in manovra prevede anche che per gli anni dal 2016 al 2018 le maggiori entrate saranno destinate prioritariamente ad aumentare a 8mila euro (dagli attuali 6.713,98) la soglia di reddito per l’esenzione del canone Rai per gli over 75.

Viene definitivamente abolita la possibilità di chiedere il cosiddetto suggellamento, una denuncia di cessazione di abbonamento televisivo che consiste nel rendere inutilizzabili, in genere mediante chiusura in appositi involucri, tutti gli apparecchi detenuti dal titolare del canone tv e dagli appartenenti al nucleo familiare.

Infine, una parte delle maggiori entrate confluirà nel «Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione» sulle reti radiofoniche e televisive locali, di nuova istituzione presso il ministero dello Sviluppo economico, in cui confluiranno anche le risorse relative ai contributi per le emittenti radiofoniche e televisive locali, ferma restando l’assegnazione alla Rai della restante quota delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone.


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2 Commenti

  1. Regio D.L. 21/02/1938 n.246 (http://goo.gl/CLK1cT): il “canone si abbonamento” si applica solo a chi detiene un apparecchio atto alla ricezione di radioaudizioni. Aveva senso quando gli apparecchi potevano ricevere solamente le trasmissioni del servizio pubblico. Dal momento in cui sono nate le radio e le TV private, è diventato incostituzionale, poiché limita la libertà di espressione di chi trasmette e/o di chi riceve.
    Tutti i governi che si sono susseguiti hanno sempre ignorato la questione, confondendo il canone per la ricezione delle trasmissioni pubbliche (che è giusto) con una specie di imposta per il possesso dell’apparecchio (che è incostituzionale).
    Criptare il segnale RAI per non molestare chi non è interessato alla RAI? No, la RAI rischierebbe di perdere importanza!
    Decidere che la RAI è un servizio di interesse pubblico e pertanto finanziarla con una tassa uguale per tutti? No, troppo impopolare!
    E allora avanti, peggioriamo le cose, introduciamo addirittura la presunzione del possesso dell’apparecchio, sequestriamo la libertà di utilizzo per qualsiasi apparecchio (come un PC) che disgraziatamente sia in grado di ricevere le trasmissioni RAI, rendiamo assai difficile disfarsi del televisore a chi putacaso volesse farne a meno dopo avere pagato almeno una annualità del canone in passato.
    Ma la beffa assoluta è che i computer e affini non erano “atti alla ricezione di radioaudizioni”, ma alla RAI è bastato attivare un servizio non richiesto (il sito rai.tv) per imporre il pizzo anche a quelli!
    E infine, è lecito imporre alle compagnie elettriche di fungere da esattori senza nemmeno retribuire il servizio?

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