Prima casa, nuove esenzioni Tasi su comodato e case all’ex moglie

20 Dicembre 2015
Prima casa, nuove esenzioni Tasi su comodato e case all’ex moglie

Abitazione principale: niente pagamento dell’imposta sulla casa per l’immobile dato in prestito a parenti di primo grado in linea retta o assegnati all’ex moglie dopo la separazione.

Il piatto forte della Legge di Stabilità 2016 è l’abolizione della Tasi sull’abitazione principale (la Tasi è l’imposta sui servizi indivisibili collegati alla casa). In pratica, l’imposta introdotta due anni fa in sostituzione dell’IMU verrà scontata nel caso di:

– costruzioni idonee ad alloggiare singole persone o nuclei familiari, ossia, di regola, unità immobiliari catastalmente classificate o classificabili nelle categorie da A/1 ad A/11, escluse quelle in A/10 (uffici e studi privati);

– che siano dimora abituale: è tale l’abitazione nella quale dimora abitualmente il contribuente o un suo familiare, compreso il coniuge separato ma non quello divorziato. Tale situazione deve risultare dai registri anagrafici o da apposita autocertificazione (quest’ultima può attestare che la dimora abituale si trova in luogo diverso da quello indicato nei registri anagrafici).

A non pagare, dal 2016, sarà quindi tanto il proprietario quanto l’inquilino, per la sua quota (sebbene minima) quando utilizza l’immobile come abitazione principale. Rimane l’imposta (e un residuo Imu del 4 per mille) sulle abitazioni signorili, case storiche e ville.

Assimilazioni ed altre esenzioni

La legge di Stabilità opera, poi, delle assimilazioni al concetto di “abitazione principale”, stabilendo così ulteriori esenzioni dal pagamento della Tasi. La prima è nell’ipotesi di casa assegnata al coniuge dopo separazione legale. Anche in questo caso, il proprietario dell’immobile – costretto, con la sentenza di separazione, ad andare via per lasciarlo all’ex con i figli (di norma la moglie) – non dovrà pagare l’imposta sulla casa. E ciò per un’evidente ragione, in quanto lo stesso, altrimenti, si vedrebbe soffocato da un’imposizione fiscale per un immobile che non utilizza (per ordine del giudice e non per sua volontà), dovendo peraltro sostenere il costo di un affitto o di un nuovo mutuo.

Vengono assimilati all’abitazione principale (e quindi esentati dal pagamento della Tasi) anche gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa assegnate ai soci studenti universitari, anche in assenza della residenza anagrafica, gli alloggi sociali e le unità non locate dei dipendenti delle Forze armate.

Non pagherà la Tasi inoltre il proprietario dell’abitazione concessa in comodato ai parenti di primo grado in linea retta (figli e genitori).

Per poter usufruire di tale agevolazione è necessario rispettare le seguenti condizioni:

– il contratto di comodato deve essere registrato

– il comodante può anche possedere un altro immobile, ma non più di uno, adibito a propria abitazione principale. Tale immobile, inoltre, deve necessariamente trovarsi nello stesso Comune e non deve essere classificato catastalmente come villa, dimora storica o casa signorile.

Analizziamo più nel dettaglio tale disposizione qui di seguito.

Lo sconto per chi dà in comodato

La nuova disposizione si applica alle unità immobiliari, fatta eccezione per quelle A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le usano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile in comodato. Il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante oltre all’immobile concesso in comodato possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali di lusso. La nuova formulazione pone condizioni stringenti soprattutto in capo al comodante/possessore, che deve essere residente nello stesso Comune del comodatario e possedere in questo Comune al massimo un altro immobile destinato a propria abitazione principale. Pertanto, se il possessore/comodante possiede una casa di vacanza, ma anche lo 0,1% di un’altra abitazione in Italia il comodato non opera.
Al comodatario, invece, viene posta l’unica condizione di risiedere nello stesso Comune del comodante, a nulla rilevando che in tale Comune o nel resto d’Italia questi abbia plurime abitazioni.

Agricoli

Facilitazioni anche per chi possiede terreni agricoli: via l’Imu per tutte le proprietà di imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, anche se si trovano in Comuni di pianura (nel 2015 hanno dovuto pagare).

Immobili invenduti dai costruttori

Ulteriore beneficio viene riservata ai cosiddetti “immobili-merce”, ossia quelli posseduti dalle imprese costruttrici ma rimasti invenduti: l’aliquota standard (in assenza di delibera comunale) sarà dell’1 per mille, mentre i Comuni potranno decidere di aumentarla ma solo sino al 2,5 per mille o anche azzerarla.

Divieti per i Comuni
Circa le delibere Imu, Tasi e Tari dei Comuni, vengono vietati aumenti di aliquote (anche di quella aggiuntiva dello 0,8 per mille) nel 2016, tranne che per i Comuni in situazione di pre-dissesto.

Sconto per gli affitti

Viene infine previsto uno sconto del 25% su Imu e Tasi per gli immobili abitativi affittati a canone concordato. Si applicherà, nella maggior parte delle situazioni, in Comuni in cui è stata già deliberata l’aliquota massima del 10,6 per mille, quindi l’aliquota media si assesterà sullo 7-8 per mille invece del 4 per mille sperato.

Tari

La Tari resta commisurata ai costi del servizio rifiuti ma il calcolo della base imponibile resta, ancora per 2016 e 2017, basato sulle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, mentre già nel 2015 i Comuni si sarebbero dovuti basare sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti.


note

Autore immagine: 123rf com


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