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Legge 104: la scelta della sede di lavoro non è un diritto

21 dicembre 2015


Legge 104: la scelta della sede di lavoro non è un diritto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2015



Assistenza disabili, diritti condizionati alle specifiche esigenze dell’Amministrazione di appartenenza.

 

È sbagliato parlare di diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere per il lavoratore che gode dei benefici della legge 104: si tratta, al contrario, di un interesse tutelabile solo nella misura in cui sia compatibile con le specifiche esigenze dell’amministrazione di appartenenza. È quanto chiarito in un’interrogazione parlamentare dal Ministero dell’Interno dell’11 novembre scorso. Nel valutare le istanze presentate dal pubblico dipendente che assiste un familiare con handicap [1], la P.A. deve innanzitutto tenere conto della necessità di garantire la funzionalità degli uffici, soprattutto alla luce delle recenti riduzioni di organico imposte dalla legge [2]. In buona sostanza, il diritto soggettivo viene “degradato” rispetto invece a quelle che sono le esigenze di funzionamento dell’amministrazione di appartenenza.

Tutto parte dalla dizione della legge [3]: “Il lavoratore … ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”. Il punto focale della questione si concentra sull’inciso “ove possibile”: a quale “possibilità” è subordinata la scelta del dipendente? Secondo il Viminale, non ci sono dubbi: l’unico interesse superiore a quello del lavoratore non può che essere quello del datore di lavoro, ossia dell’amministrazione di appartenenza. Il che significa anche che la norma della legge 104 non pone un diritto soggettivo assoluto, esercitabile sempre e comunque, a semplice richiesta, ma esso va comunque valutato alla luce delle concrete possibilità della P.A. di funzionare anche senza il richiedente.

Sul tema dei benefici della legge 104 si è peraltro espresso il Consiglio di Stato proprio il giorno prima dell’interrogazione parlamentare [4], fornendo una risposta in parte coincidente, in parte divergente. Secondo i giudici amministrativi, la scelta del trasferimento previsto dalla legge 104 non si configura come un diritto assoluto del dipendente interessato, tuttavia l’espressione “ove possibile”, contenuta nella disposizione in commento sta a significare che, avuto riguardo alla qualifica rivestita dal pubblico dipendente, deve sussistere la disponibilità nella dotazione di organico della sede di destinazione del posto in ruolo per il proficuo utilizzo del dipendente che chiede il trasferimento.

note

[1] Art. 33 L. 104/1992.

[2] Dl n. 95/2012.

[3] Art. 33 co. 5, L. 104/1992.

[4] Cons. St. sent. n. 5113/15 del 10.11.2015.

Autore immagine: 123rf com

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