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Responsabilità medica: quando l’intervento è “non riuscito”

21 dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 21 dicembre 2015



Si parla di intervento medico non riuscito quando non raggiunge il risultato normalmente ottenibile.

 

L’inadempimento del medico non può essere desunto automaticamente dal mancato raggiungimento del risultato utile avuto di mira dal paziente, ma deve essere valutato alla stregua dei doveri che incombono sul professionista. L’inadempimento consegue, infatti, alla prestazione negligente, ovvero non improntata alla dovuta diligenza da parte del professionista (o della struttura sanitaria) ai sensi dell’art. 1176, co. 2, c.c., tenuto conto della natura dell’attività esercitata e delle circostanze concrete.

Secondo la regola sopra ribadita in tema di ripartizione dell’onere probatorio, una volta che il paziente ha provato la sussistenza e il contenuto del contratto, se la prestazione dell’attività non raggiunge il risultato normalmente ottenibile in relazione alle circostanze del caso concreto, incombe sul medico (a fortiori se si tratta di intervento semplice o routinario) dare la prova del verificarsi di un evento imprevedibile e non superabile con l’adeguata diligenza che ha impedito di ottenere il risultato sperato.

In caso di mancata o inesatta realizzazione di tale intervento, il medico e la struttura sono, pertanto, tenuti a dare la prova che il risultato «anomalo» rispetto all’esito previsto dell’intervento o della cura dipende da un fatto non ascrivibile alla condotta tenuta in conformità alla diligenza dovuta.

Il risultato «anomalo» deve ravvisarsi non solo quando dalla prestazione medica deriva l’aggravamento dello stato morboso o l’insorgenza di una nuova patologia, ma anche quando l’esito risulta caratterizzato da inalterazione rispetto alla situazione che l’intervento medico-chirurgico ha reso necessario.

Lo stato di inalterazione si sostanzia nel mancato miglioramento, miglioramento che invece il paziente può legittimamente attendersi quale normale esito della diligente esecuzione della prestazione medica. Anch’essa, in effetti, connota l’eseguito intervento chirurgico in termini di «inutilità», con tutte le conseguenze di carattere fisico e psicologico (spese, sofferenze patite, conseguenze psicologiche dovute alla persistenza della patologia e alla prospettiva di subire una nuova operazione, ecc.) che ne derivano per il paziente, caratterizzandolo pertanto in termini di «insuccesso».

Deve dunque affermarsi che il paziente danneggiato è tenuto a provare il contratto e ad allegare la difformità della prestazione ricevuta rispetto al modello normalmente realizzato da una condotta improntata alla dovuta diligenza.

Invece, sul medico debitore incombe l’onere di provare che l’inesattezza della prestazione dipende da causa a lui non imputabile, e cioè la prova del fatto impeditivo.

Responsabilita-del-Medico


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1 Commento

  1. Buongiorno volevo avere un consiglio da voi !
    visto che nel 89 ho avuto un intervento alla colonna vertebrale a livello D12 in seguito a questo ho problemi neurologici
    via allego la mia patologia!
    Sono in cura dal neurologo visto che una cura di farmaci non risolvo i miei problemi, mi ha mandato da un dottore (cura del dolore)
    sono stata da lui e mi ha visitato e mi disse che poteva fare qualcosa inserendomi un elettrostimolatore nel nervo pudendo.
    Sono stata operata ma l’intervento non e riuscito perchè non sentivo la stimolazione ,ma prima d’intervenire questo dottore
    non mi ha fatto fare degli esami, dove poter vedere vedere se il nervo era attivo o no,questa cosa psicologicamente mi ha distrutto perchè
    ora mi ritrovo con una cicatrice e per me ho subito un danno fisico e morale .
    VORREI UN CONSIGLIO COSA POSSO FARE?

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