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Concorso scuola 2016, quale destino per chi resta fuori?

21 Dicembre 2015 | Autore:
Concorso scuola 2016, quale destino per chi resta fuori?

Maxi Concorso Scuola: non abilitati e non immessi in ruolo, quale percorso?

Mentre ancora impazza il “toto-concorso”, cioè imperversano i pronostici sull’uscita dei tre bandi per il maxi-reclutamento di 63.700 docenti, ci si chiede già che fine faranno gli aspiranti docenti rimasti fuori dal concorso.

Il dubbio, almeno momentaneamente, sembrerebbe essere chiarito dalle previsioni della Legge sulla Buona Scuola [1], per i docenti già in possesso di abilitazione: gli insegnanti, infatti, saranno utilizzati per le supplenze.

Assegnazione delle supplenze

Gli incarichi temporanei di docenza, ossia le supplenze, secondo la Legge sulla Buona Scuola, difatti, possono essere assegnati soltanto agli insegnanti abilitati. La normativa, in pratica, ha cancellato la cosiddetta Terza Fascia, i cui componenti potevano essere chiamati per le supplenze anche in assenza di abilitazione. L’intento è chiaro, ed è quello di chiudere le porte a chi non sia in possesso di abilitazione all’insegnamento.

Insegnanti non abilitati

È ancora da chiarire, invece, il destino che attende chi non è ancora riuscito ad abilitarsi: attualmente è allo studio, da parte della VII Commissione Cultura alla Camera, la Legge delega sulla Formazione iniziale ed il reclutamento dei docenti. Molto probabilmente, secondo quanto riferito dall’On. Ghizzoni, membro della suddetta Commissione, saranno previsti due percorsi differenti, uno per i non abilitati, e uno per i non abilitati in possesso di un servizio superiore ai 36 mesi.

Concorso-Corso

In merito alla delega sulla Formazione, ha suscitato parecchie polemiche la previsione del cosiddetto “concorso-corso”, cioè di una sorta di tirocinio triennale, collegato a un concorso, da effettuarsi per l’inserimento dei docenti: il concorso-corso, in pratica, sostituirebbe il TFA e l’anno di prova.

Le polemiche sono state scatenate dal fatto che l’inserimento dei docenti debba avvenire tramite tirocinio, in rapporto alla retribuzione dello stesso (attualmente, secondo le Linee guida sui Tirocini, la retribuzione minima è di circa 300 Euro).

Tuttavia, è stato chiarito dalla Commissione che tale tirocinio non sia assimilabile né ai tirocini d’inserimento o reinserimento al lavoro, destinati a disoccupati, inoccupati o soggetti con integrazioni salariali, né ai tirocini d’orientamento, riservati ai laureati da non oltre 12 mesi e con durata non superiore ai 6 mesi.

Pertanto, non collegandosi tale tirocinio con quelli già esistenti, cadrebbe la previsione della paga miserrima di 300-400 Euro.

Ad ogni modo, la partita è ancora aperta, poiché di definito esiste ben poco: si spera che la delega rispetti lo scopo della Legge sulla Buona Scuola, cioè quello di cancellare il precariato nel settore dell’Istruzione.


note

[1] L. 107/2015.

Autore immagine: 123rf com


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