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Schiaffo alla moglie: niente responsabilità per la separazione

21 dicembre 2015


Schiaffo alla moglie: niente responsabilità per la separazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2015



Lo schiaffo sarà pure riprovevole ma non giustifica l’addebito della separazione: parola di Cassazione.

Il fatto che, in una sola occasione, il marito abbia dato uno schiaffo alla moglie integra sicuramente un comportamento riprovevole, che costituisce una violazione degli obblighi di matrimonio, ma non comporta in automatico la dichiarazione di responsabilità per l’eventuale separazione della coppia (il cosiddetto “addebito”). È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

A quanti potranno apparire increduli dinanzi a tale affermazione, è dovuta una precisazione: la Corte non dice che lo schiaffo non potrebbe essere sufficientemente grave da comportare l’addebito, ma richiede, oltre alla prova del fatto in sé, anche quella una che, solo da tale comportamento (e non da altre cause o concause), sia derivata la crisi della coppia. Una dimostrazione, quest’ultima, comunque difficile da raggiungere, posta la presunzione di non gravità, stabilita con la pronuncia in commento.

La pronuncia non è unica nel suo genere. Già nel 2011 la Cassazione aveva avuto modo di chiarire lo stesso principio [2]: l’addebito di colpa presuppone:

– tanto la violazione dei doveri coniugali derivanti dal matrimonio

– tanto la dimostrazione che la predetta violazione sia stata la causa scaturente dell’intollerabilità della convivenza, prova che ovviamente deve dare il richiedente (in questo caso, chi ha subito lo schiaffo).

Tanto per fare un esempio con un’altra fattispecie tipicamente integrante la violazione degli obblighi coniugali, si pensi al tradimento: la relazione adulterina potrebbe essere giustificata, e non comportare quindi all’addebito, quando intervenga a crisi familiare già conclamata, proprio come riflesso e conseguenza della precedente rottura dell’unione (si pensi a una coppia che non vive più insieme da diversi mesi o che litiga ormai da anni, tanto da non andare più d’accordo su nulla).

Dunque, anche lo schiaffo non è causa di addebito. Potrebbe tutt’al più integrare gli estremi di maltrattamenti in famiglia, ma dovrebbero ricorrere gli estremi della fattispecie penale: comportamenti volgari, irriguardosi e umilianti, caratterizzati da una serie indeterminata di aggressioni verbali e ingiuriose abitualmente poste in essere nei confronti del coniuge, a condizione che realizzino un regime di vita avvilente e mortificante [3].

Analogamente, in altra occasione i supremi giudici hanno precisato che presupposto dell’addebito è il rapporto di causa ed effetto tra il comportamento incriminato (posto in violazione dei doveri coniugali) e la crisi dell’unione familiare: in pratica, la condotta violenta o infedele abbia davvero determinato l’intollerabilità della convivenza oppure sia intervenga in un ménage già compromesso o perché nonostante tutto la coppia ne abbia superato le conseguenze, recuperando un rapporto armonico [4]. Ne discende che il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri posti a carico dei coniugi, ma deve verificare l’effettiva incidenza di detta violazione nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza [5].

Interpretazioni contrarie

In un’altra occasione la Cassazione ha detto che anche un solo episodio di non lieve violenza, con percosse, consumato dal marito ai danni della moglie, per di più per un banale, futilissimo motivo (avere gettato nella spazzatura un tozzo di pane raffermo), legittima la moglie a chiedere la separazione personale dal coniuge con addebito a quest’ultimo. Nel caso di specie, ha ritenuto verosimile l’affermazione della moglie che il marito fosse solito “alzare le mani”, pur non potendo essere data la prova di ciò, trattandosi di condotte verificatesi all’interno delle mura domestiche e in assenza di persone estranee [6].
Secondo la Corte di Appello di Palermo [7], la violenza consumata all’interno delle mura domestiche, assume rilevanza determinante anche quando si estrinsechi in un solo episodio di violenza fisica e a essa possa riconnettersi efficacia risolutiva del rapporto coniugale. Anche un solo episodio di violenza costituisce affermazione della supremazia di una persona su di un’altra, nonché disconoscimento della parità della dignità di ogni persona, quale principio posto alla base dei diritti fondamentali riconosciuti dalla costituzione ed è quindi comportamento idoneo a sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia.

note

[1] Cass. ord. n. 24473/2015 del 2.12.2015.

[2] Cass. sent. n. 18618/2011.

[3] Cass. sent. n. 41011/2011.

[4] Cass. n. 25560/2010.

[5] Trib. Bari sent. n. 2348/2012.

[6] Cass. sent. n. 817/2011.

[7] C. App. Palermo sent. n. 991/2013.

Autore immagine: 123rf com

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