Professionisti Responsabilità medica: diligenza e obbligazione di mezzi

Professionisti Pubblicato il 21 dicembre 2015

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Rapporto tra diligenza nell’adempimento della prestazione e responsabilità del professionista.

 

Secondo la tesi tradizionale, l’esercizio dell’attività professionale medica comporta, normalmente, l’assunzione di un’obbligazione di mezzi e non di risultato, nel senso che il medico solitamente non è tenuto a raggiungere un determinato risultato ma a comportarsi diligentemente, con la conseguenza che egli è adempiente se ha agito con la dovuta diligenza indipendentemente dal raggiungimento del risultato sperato dal paziente.

Le obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale sono, di regola, obbligazioni di mezzi e non di risultato, in quanto il professionista, assumendo l’incarico, si impegna a eseguire diligentemente la prestazione ma non a raggiungere il risultato sperato dal paziente.

Ne deriva che l’inadempimento del professionista non può essere desunto ipso facto dal mancato raggiungimento del risultato avuto di mira dal cliente, ma deve essere valutato alla stregua dei doveri inerenti lo svolgimento dell’attività professionale e, in particolare, del dovere di diligenza.

Tale diligenza, ai sensi dell’art. 1176, co. 2, c.c. deve essere valutata sulla base della specifica attività esercitata, e quindi degli accorgimenti e delle regole tecniche connesse all’esercizio della professione medica.

Ai sensi dell’art. 2236 c.c., poi, il medico — e, più in generale, il prestatore d’opera intellettuale — qualora la prestazione comporti la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, risponde dei danni provocati solo se ha agito con dolo o colpa grave.

La limitazione della responsabilità del medico nelle ipotesi di dolo o colpa grave si applica solo ai casi clinici che implicano la soluzione di questioni complesse, perché trascendono la preparazione media, perché non sono stati ancora studiati a sufficienza o perché sono ancora dibattuti i metodi terapeutici da adottare; in ogni caso, tale limitazione di responsabilità attiene esclusivamente all’imperizia e non all’imprudenza e alla negligenza, con la conseguenza che risponde anche per colpa lieve il medico che provochi un danno per omissione di diligenza e inadeguata preparazione .

In caso di interventi routinari non si applica la limitazione posta dall’art. 2236 c.c. Quest’ultima norma, infatti, limita ai casi di dolo o colpa grave la responsabilità del prestatore d’opera intellettuale quando la prestazione implichi la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, mentre se l’intervento è di tipo routinario non implica la soluzione di particolari problematiche tecniche e, quindi, il medico risponde del proprio comportamento anche in caso di imperizia lieve.

L’art. 2236 c.c. è applicabile, oltre che nel campo contrattuale, anche in ambito extracontrattuale, in quanto prevede un limite di responsabilità per l’attività professionale in genere, sia che si svolga sulla base di un contratto, sia che venga considerata al di fuori di un rapporto contrattuale vero e proprio. In tale ultima ipotesi, grava sul danneggiato l’onere della prova della colpevole inosservanza o della violazione delle regole tecniche della disciplina o professione da parte del prestatore d’opera, non potendo la colpa di quest’ultimo reputarsi in re ipsa .

Se la condotta colposa incide su beni primari penalmente protetti, i parametri valutativi della condotta del medico devono essere ricavati dalle norme penali.

Tuttavia, l’art. 2236 c.c. può venire in considerazione, quando il caso specifico imponga la soluzione di problemi di specifica difficoltà, come regola di esperienza alla quale il giudice può attenersi nel valutare l’addebito di imperizia. Ne consegue che, sia quando non sia presente una situazione emergenziale, sia quando il caso non implichi la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, così come quando venga in rilievo la negligenza o l’imperizia, i canoni valutativi della condotta colposa sono quelli ordinariamente adottati nel campo della responsabilità penale per danni alla vita o all’integrità dell’uomo (art. 43 c.p.), con la precisazione che il medico deve sempre attenersi a regole di diligenza massima e prudenza, considerata la natura dei beni affidati alla sua cura.

Responsabilita-del-Medico


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