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Lo sai che? Rumori in condominio e disturbo alla quiete pubblica

Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2015

Per far scattare il reato, oltre al risarcimento del danno, è necessario che il rumore abbia superato la normale tollerabilità e abbia disturbato non un solo condomino.

Contro il rumore in condominio che eccede i limiti di “normale tollerabilità” (stabiliti, di norma, mediante perizia del consulente tecnico del giudice) è sempre consentita l’azione civile per il risarcimento del danno e la cessazione delle turbative (magari attraverso sistemi di insonorizzazione); perché, però, possa anche invocarsi il reato di disturbo alla quiete pubblica [1] non è sufficiente il superamento della soglia della tollerabilità, ma è necessario che il frastuono abbia l’attitudine a propagarsi in modo tale da disturbare una pluralità indeterminata di persone e non un singolo condomino. È quanto chiarito e ribadito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

Così, tanto per esemplificare, se il rumore molesta esclusivamente i vicini, perché solo da questi è percepibile, allora non c’è alcun reato. Viceversa se le onde sonore si propagano anche oltre gli appartamenti confinanti, sino a raggiungere un gruppo indeterminato di persone (per esempio, tutto il quartiere, tutto il vicinato, ecc.), allora si può sporgere querela. Ad ogni modo, per far scattare il reato non è necessario che a lamentarsi siano tutte le persone molestate – presentando la querela o una “raccolta firme” – ma ben potrebbe essere che a sporgere la denuncia sia una sola: quel che conta, infatti, è la potenzialità del rumore a disturbare una pluralità indeterminata di soggetti.

Inoltre, chi querela non deve temere una controquerela per calunnia se non ha la certezza dell’estensione dei rumori: infatti, solo la consapevolezza di incolpare qualcuno di un fatto non vero è fonte di autonoma responsabilità penale.

L’esempio dei mobili e dei tappeti

Il caso esaminato dalla Cassazione ci dà la possibilità di fare un esempio. Si pensi all’ipotesi di un condomino particolarmente maleducato che, con continui schiamazzi ed altri rumori (sbattendo sedie, trascinando mobili, battendo tappeti sulla ringhiera dei balconi, ecc.) disturbi il riposo e le occupazioni delle persone. Ebbene, anche qualora tale circostanza dovesse risultare vera, se dovesse emergere, nel corso del processo, che il disturbo del riposo è stato unidirezionale, nel senso che a doverlo subire è stato solo il vicino del piano di sotto o anche, insieme a questi, altri proprietari confinanti con l’appartamento del condomino in questione (quello del piano di sopra, i dirimpettai, ecc.) non si avrebbe alcun reato.

Se, invece, il rumore viene percepito anche per la strada e negli appartamenti dei palazzi limitrofi (si pensi a uno stereo particolarmente alto, al rumore degli amplificatori di una band che suona in un garage), allora il reato è conclamato.

Secondo la Cassazione il reato in questione non si configura se il disturbo del riposo o delle occupazioni si riversa soltanto su una persona, a nulla rilevando l’elevata frequenza e/o l’intollerabilità dei rumori o degli schiamazzi prodotti. Il soggetto passivo del reato in esame deve necessariamente essere individuato in una pluralità di soggetti. Né potrebbe essere altrimenti atteso che il bene giuridico protetto dalla norma è la quiete pubblica e non la tranquillità di un singolo soggetto.

note

[1] Art.659 cod. pen.

[2] Cass. sent. n.49983/15 del 18.12.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 9 aprile – 18 dicembre 2015, n. 49983
Presidente Squassoni – Relatore Grillo

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 31 gennaio 2014 il Tribunale di Catania dichiarava S.N., colpevole dei reati di cui agli artt. 659 e 674 cod. pen. alla stessa ascritti ai capi A) e B) e per l’effetto, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e ritenuta la continuazione, alla pena, condizionalmente sospesa, di € 300,00 di ammenda oltre al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile.
1.1 Per l’annullamento della sentenza propone ricorso l’imputata a mezzo del proprio difensore, articolando tre distinti motivi: con il primo lamenta inosservanza ed erronea applicazione della legge penale per avere il Tribunale affermato la responsabilità della S. in ordine al reato di cui all’art. 659 cod. pen. in assenza delle condizioni previste dalla legge (assenza dei disturbo di una pluralità di persone). Con il secondo motivo la difesa lamenta altra inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, nonchè manifesta illogicità della motivazione relativamente alla affermazione di responsabilità per il reato di cui all’art. 674 cod. pen. in quanto nessuna delle cose asseritamente lanciate dalla S. sul sottostante balcone di casa della vicina era idonea a recare molestia e non vi erano nemmeno elementi atti a dimostrare la natura delle cose lanciate. Con il terzo motivo la difesa lamenta inosservanza della legge processuale (art. 192 cod. proc. pen.) e manifesta illogicità in punto di valutazione delle prove a carico della S., connesse alle dichiarazioni dei testi escussi in dibattimento.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato nei limiti di cui appresso.
2. II primo motivo, con il quale si lamenta l’inosservanza della legge penale in punto di affermazione della responsabilità per il reato di disturbo delle occupazioni delle persone, va accolto. Come premessa fattuale va ricordato che alla S. viene mossa la contestazione di cui all’art. 659 cod. pen. “perché mediante schiamazzi o altri rumori disturbava il riposo e le occupazioni delle persone, segnatamente disturbava BER TINI Concetta, abitante in appartamento sottostante, sbattendo sedie, trascinando mobili, battendo tappeti sulla ringhiera dei balconi”. Le risultanze della istruzione dibattimentale hanno dimostrato – come emerge dalla sentenza impugnato – le circostanze contestate, nel senso che i testi escussi (L.A. e F.M.R.) hanno riferito di rumorosi e. continui trascinamenti violenti, nell’arco delle giornate, di mobili e sedie oltre a rumori provocati dallo sbattere continuo e violento di tappeti sulle ringhiere dei . balconi dell’appartamento della S. sovrastante quello della vicina B.C.R.V..
2.1 Ciò precisato erra il Tribunale nel ritenere configurabile il reato delineato dall’art. 659 cod. pen. quando a subire il disturbo delle proprie occupazioni sia una persona soltanto, a nulla rilevando, ai fini della integrazione della fattispecie né la persistenza, né il livello dei rumori prodotti, né la provenienza di essi.
2.2 Invero, come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte Suprema, per potersi ritenere integrata la fattispecie di cui all’art. 659 c.p., è indispensabile, indipendentemente dal livello dei rumori e dunque dal superamento del limite della normale tollerabilità, che il frastuono segnalato abbia l’attitudine a propagarsi in modo tale da essere idoneo a disturbare una pluralità indeterminata di persone. Tale conclusione è coerente non solo con il dato normativo (la norma parla di “disturbo del riposo o delle occupazioni delle persone”, riferendosi, quindi, ad una pluralità di soggetti passivi potenzialmente destinatari dei rumori molesti) ma soprattutto con la natura del bene giuridico protetto, individuabile nella quiete pubblica e non nella tranquillità del singolo soggetto che si dolga della rumorosità prodotta da altri (così tra le tante Sez. 1^ 20.5.1994 n. 7753, De Nardo, Rv. 198766; idem 29.11.2011 n. 47298, lori, Rv. 251406; idem Sez. 1 ^ 14.10.2013 n. 45616, Virgillito ed altro, Rv. 257345).
2.3 Va dunque ribadito che, laddove l’attività di disturbo, come talvolta accade, si verifichi all’interno di in un edificio condominiale (così come è accaduto nel caso in esame), perché possa essere integrato il reato non basta che i rumori arrechino disturbo o “siano idonei a turbare la quiete e le occupazioni dei soli abitanti gli appartamenti inferiori o superiori rispetto alla fonte di propagazione,’ ma occorre una situazione fattuale di rumori atti a recare disturbo ad una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio, poiché solo in questo caso può ritenersi integrata la compromissione della quiete pubblica” (così, testualmente, Sez. 1^ 45616/13 cit.). Si impone, quindi, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata in ordine a tale reato perché il fatto non sussiste nella sua oggettività giuridica.
3. Anche il secondo motivo è fondato nel senso che non risulta adeguatamente spiegata da parte dei Tribunale né la natura delle cose gettate dalla S. sul sottostante balcone della B., né l’idoneità di tali cose a recare molestia. Ancora una volta va ricordato – sotto il profilo fattuale – che alla S. viene mossa la contestazione di cui all’art. 674 cod. pen., “per avere gettato o versato cose in luogo privato, ma di comune o altrui uso, atte ad offendere o molestare persone, segnatamente atte ad offendere o molestare B.C. abitante in un appartamento sottostante ove venivano versate spazzatura o altre cose”.
3.1 Lo stesso tenore. della contestazione induce a qualche perplessità in merito alla effettiva idoneità della condotta in concreto posta in essere dalla S. a molestare la vicina; perplessità che l’istruzione dibattimentale, seppur meticolosa, non è riuscita a fugare. La norma penale parla di getto di “cose atte ad offendere o imbrattare o molestare persone” ovvero “di emissioni di gas, di vapori o di fumo atti a cagionare tali effetti” . In particolare, al di là della produzione di polvere derivante dalla pulizia di oggetti effettuata dalla S. nel balcone esterno della propria abitazione che poi, per caduta o dispersione aerea, giungeva nel balcone sottostante, non è dato evincere dal testo della sentenza impugnata quale fosse la natura delle cose asseritamente gettate dalla S. nel balcone sottostante.
3.2 II concetto di molestia insito nella norma in esame si riferisce al lancio di cose che determinano situazioni di fastidio, disagio, disturbo e comunque di turbamento della tranquillità e della quiete, produttive di un impatto negativo, anche psichico, sull’esercizio della normali attività quotidiane di lavoro e di relazione di una determinata persona (Sez. 3^ 18.6.2004 n. 38297, P.M. in proc. Providenti ed altri; Sez. 1^ 4.7.1986 n. 12261. Di Leo, Rv. 174195).
3.3 Nel caso in esame, come rilevato anche dalla difesa della ricorrente, nessuna specifica analisi è stata effettuata da parte del giudice circa la natura delle cose di volta in volta gettate dalla S. nel sottostante balcone ed in particolare in cosa consistesse la spazzatura ovvero il lancio di insetticidi e come esso avvenisse.
3.4 Sul punto, pertanto, si impone l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Catania perchè, in tale sede, venga verificata la natura degli oggetti gettati dalla imputata verso il balcone della vicina e soprattutto la loro idoneità ad imbrattare o molestare la vicina. Rimane, con ciò, assorbito il terzo motivo del ricorso.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata senza rinvio limitatamente al reato di cui al capo A) perché il fatto non sussiste e con rinvio al Tribunale di Catania per il reato sub B).

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4 Commenti

  1. Buongiorno. Leggendo il Vostro interessante articolo mi viene da pensare che il singolo cittadino che un vicino rumoroso non ha strumenti per tutelare la propria proprietà , e soprattutto la propria salute dalla maleducazione e della inciviltà delle persone?

  2. Chiedo scusa , nel mio precedente commento ho dimenticato di chiedere una delucidazione in merito all’articolo, vale adire se ci sono limiti all’azione civile. Scusate.

  3. quindi a quel coglione che abita al piano terra sotto di me che sposta continuamente sedie e mobili per non parlare del bimbo che piange a squarciagola disturbandomi il sonno ad ogni ora non gli posso dir niente?sono un panificatore e il pomeriggio devo per forza riposare altrimenti di notte non si ragiona sul da farsi ma vengo continuamente disturbato nel sonno sia dagli inquilini sotto che dal proprietario degli appartamenti in cui abito che avendo un commercio di legna da ardere fa schiamazzi continui con i suoi motosega o con altri mezzi a scoppio da lavorazione agricola …chi mi risarcisce il sonno perso?

  4. Allora se ho ben capito devo essere purtroppo condannata a subire i continui rumori dei condomini del piano di sopra e quindi non dormire mai,poiché i signori fanno rumore a qualsiasi ora del giorno e della notte?Bella legge questa…….Premesso che sono anche unaalata oncologica e seguo terapia Chemio e radio e che ho bisogno di riposarmi e che sono 25 anni che subiscono la loro maleducazione e prepotenza.

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