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Responsabilità medico chirurgica: il nesso di causalità

22 dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 22 dicembre 2015



Tutte le teorie sul nesso causale nell’attività medico-chirurgica.

Il rapporto di causalità tra la condotta del medico e l’evento (lesioni, morte ecc.) in tema di attività medico-chirurgica è un tema tutt’oggi oggetto di discussione, in quanto risente della fuggevolezza concettuale del nesso di causalità, vero e proprio rompicapo per l’interprete.

La difficoltà di afferrare il contenuto del nesso causale è dovuta, anzitutto, alla circostanza che nulla di definito emerge dalle fonti legislative, penali e civili, sul tema della causalità in sé considerata (l’art. 40 c.p. fissa l’equivalenza fra il non fare e il cagionare; il successivo art. 41 si occupa dell’interruzione del nesso causale senza definirne la portata concettuale; l’art. 2043 c.c. descrive il rapporto tra fatto doloso o colposo e danno in termini di «cagionare», senza ulteriori specificazioni).

Così la dottrina, nel corso del tempo, ha elaborato un numero imprecisato di tesi sull’argomento, complessivamente riducibili a una restricted area costituita da cinque teorie:

teoria della condicio sine qua non (o della causalità naturale), secondo la quale è causa di un evento ogni ante-cedente senza il quale l’evento non si sarebbe verificato. Tale teoria, però, dilata eccessivamente l’ambito della responsabilità penale, imputando al soggetto agente anche effetti anormali o atipici che, in qualche modo, siano stati occasionati dalla sua condotta (ad es., il feritore di una persona, successivamente deceduta per un incidente fortuito avvenuto durante il tragitto in ospedale, dovrebbe rispondere di omicidio e non soltanto di lesioni);

teoria della causalità adeguata, sorta per ovviare al rigorismo della causalità naturale, secondo la quale il nesso di causalità sussiste quando la condotta umana è adeguata a produrlo secondo l’id quod plerumque accidit (= ciò che normalmente accade). Da ciò deriva che, al momento dell’azione o dell’omissione, non si considerano causati dall’uomo gli effetti improbabili, cioè gli effetti straordinari o atipici. Si è obiettato, però, che tale teoria amplia eccessivamente l’area del penalmente irrilevante, fondandosi su previsioni causali generali (id quod plerumque accidit) e trascurando la specificità del caso concreto;

teoria della causalità umana (o della «signoria dell’uomo sul fatto»), secondo la quale sono imputati all’uomo soltanto gli effetti della sua condotta che possono essere dominati in virtù dei suoi poteri conoscitivi e volitivi; per contro, non possono considerarsi causati dall’uomo i fatti eccezionali;

teoria dell’aumento del rischio (o dell’imputazione oggettiva dell’evento), sorta in Germania negli anni ’30 del secolo scorso, secondo la quale la condotta può considerarsi causa di un evento quando costituisce un aumento del rischio (di danno) non consentito dall’ordinamento, ossia quando l’evento sia la realizzazione del rischio non consentito. Le attività rischiose vengono classificate secondo una triplice partizione: condotte pericolose e non giuridicamente autorizzate (sono le condotte non utili e dannose punite in sé o in quanto causa di eventi lesivi; l’ordinamento prevede, per queste condotte, l’obbligo di astenersi); condotte non giuridicamente autorizzate perché contrastanti con norme cautelari (tali condotte rientrano negli scopi preventivi delle norme cautelari, sono obiettivamente prevedibili ed evitabili); attività rischiose ma giuridicamente autorizzate perché socialmente utili, che implicano il rispetto del limite dell’autorizzazione fissato dalla norma cautelare, minimizzando i rischi di eventi lesivi (leges artis dell’attività medico chirurgica e dell’attività sportiva violenta ecc.). Il soggetto, pertanto, non è responsabile se l’evento dannoso si è verificato nonostante il rispetto delle norme suddette, sia perché l’ordinamento non può autorizzare o imporre un’attività e poi imputare gli effetti lesivi all’agente, sia perché l’ordinamento deve accollarsi il rischio dell’evento nel momento in cui autorizza un’attività rischiosa contenuta nei limiti del cd. rischio consentito;

teoria della sussunzione sotto leggi scientifiche. La dottrina più moderna sostiene che la causalità si presenta come un problema di conoscenza che va risolto alla luce delle leggi scientifiche, universali e statistiche. Sotto questo profilo, un evento può dirsi prodotto dalla condotta dell’agente quando, secondo la migliore scienza ed esperienza del momento storico, è prevedibile come conseguenza certa (leggi scientifiche universali) o verosimile (leggi scientifiche statistiche) di essa, in base a un giudizio da effettuarsi al momento della condotta lesiva.

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