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Si può impedire al padre di riconoscere il figlio?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 dicembre 2015



Chi per primo ha riconosciuto il figlio può negare il consenso al riconoscimento da parte dell’altro genitore; in tal caso decide il giudice sulla base del primario interesse del figlio ad una sua identità personale e al diritto dell’altro genitore al riconoscimento.

 

Tra gli eventi che la vita può riservare, la nascita di un bambino è forse quello che più di tutti può essere vissuto con sentimenti dalle più diverse sfumature, purtroppo non sempre a colori.

Pensiamo, ad esempio, ai tanti casi in cui uno dei genitori non intenda assumersi la responsabilità del riconoscimento del figlio (ne abbiamo parlato in questi articoli: “Gravidanza non voluta e parto in anonimato: quali tutele per madre e bambino?”) o al caso, non meno frequente, in cui – per ragioni spesso legate ai rapporti di coppia (come incomprensioni , la assoluta occasionalità del rapporto avuto col partner o anche la ferma convinzione che egli non sarebbe un buon genitore per il bambino) – alcuni genitori (per lo più donne) preferiscono che il bambino non venga riconosciuto dal partner.

La legge lo consente? E se si, a quali condizioni? A riguardo sono necessarie due importanti distinzioni.

Se il bambino nasce in costanza di matrimonio

Quando la donna è sposata , la legge presume la paternità del marito [1] e, pertanto, nel caso in cui questi non sia il padre naturale, ciò dovrà essere dichiarato dalla madre all’atto di nascita del piccolo ed eventualmente (ma non necessariamente) riconosciuto di seguito dal padre biologico. In caso contrario, la paternità presunta potrà essere disconosciuta dal marito in un momento successivo, ma solo entro precisi termini e condizioni, meglio descritti in questo articolo: “Come disconoscere la paternità di un figlio”. Senza tale disconoscimento non sarà possibile al genitore biologico riconoscere il figlio.

Se il bambino nasce fuori dal matrimonio

Le cose stanno diversamente, invece, nel caso di coppia di fatto. In tali casi il riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio va effettuato [2] dai genitori singolarmente o congiuntamente attraverso una delle seguenti modalità (alternative tra loro):

-a) nell’atto di nascita

-b) o con dichiarazione irrevocabile, posteriore alla nascita o al concepimento, resa :

– davanti ad un ufficiale dello stato civile o davanti al giudice tutelare

– o in un atto pubblico

– o in un testamento (redatto in qualsiasi forma): in tal caso, tuttavia, il riconoscimento ha efficacia solo dopo la morte del testatore.

La dichiarazione dopo il concepimento (ma prima della nascita del bambino) non può essere resa dal padre se prima non vi ha provveduto la madre; ciò in quanto l’identificazione del nascituro comporta la necessità di indicare la madre (cosa possibile solo ove questa abbia dato il consenso).

Tra l’altro, poiché per le coppie di fatto non sussiste la presunzione prevista per i coniugi (cioè di paternità del figlio da parte del marito della madre), è consigliabile che il padre biologico riconosca il nascituro già durante la gravidanza per evitare che, in caso di propria premorienza prima della nascita del piccolo (si pensi al caso in cui il genitore svolga un lavoro pericoloso o sia gravemente malato) si debba fare ricorso al riconoscimento giudiziale.

Requisiti per il riconoscimento tardivo

Quando il figlio sia riconosciuto inizialmente da un solo genitore, l’altro potrà riconoscerlo in un momento successivo solo:

– con il consenso di chi per primo ha effettuato il riconoscimento, se il figlio abbia meno di 14 anni

– con l’assenso del figlio se questi abbia più di 14: in tal caso, il raggiungimento da parte del minore del 14simo anno di età fa venir meno la necessità del consenso del primo genitore al riconoscimento da parte dell’altro.

Nel primo caso, invece, se manca il consenso della madre (o del padre) al riconoscimento tardivo, all’altro genitore non resta altra strada che rivolgersi al giudice.

Per tale eventualità è consigliabile prima inviare una raccomandata a.r. al genitore che ha riconosciuto il figlio per primo, diffidandolo formalmente dall’opporsi al riconoscimento entro un determinato termine. Decorso inutilmente tale termine senza che l’interessato manifesti la volontà di acconsentire al riconoscimento, il genitore dovrà intraprendere uno specifico procedimento giudiziario finalizzato ad ottenere l’autorizzazione al riconoscimento [3] .

Il procedimento davanti al giudice…

Nello specifico, l’istanza (nella forma del ricorso) va depositata presso il tribunale ordinario del luogo di residenza del genitore che per primo ha riconosciuto il figlio. Il giudice, fissa di seguito un termine per la notifica dell’atto al genitore che non ha inteso prestare il proprio consenso al riconoscimento (più spesso la madre).

…se non c’è opposizione

Se nei trenta giorni successivi alla notifica, quest’ultimo non si oppone al riconoscimento, il giudice decide con una sentenza che sostituisce il consenso mancante e, di seguito, assume i provvedimenti opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore e al suo cognome [4]. A tale ultimo riguardo, se il primo riconoscimento sia stato effettuato dalla madre e solo dopo intervenga quello del padre (sia per iniziativa spontanea che a seguito di dichiarazione giudiziale di paternità), il figlio potrà assumere il cognome paterno, aggiungendolo, sostituendolo o anteponendolo a quello materno (per un approfondimento leggi: “Si al cognome del padre anche se il figlio è riconosciuto dopo anni dalla nascita”.

…se c’è opposizione

Se, al contrario, ricevuta la notifica del ricorso, l’altro genitore si oppone al riconoscimento, il giudice – dopo aver assunto ogni opportuna informazione – dispone l’ ascolto del figlio che abbia compiuto i dodici anni o anche di età inferiore qualora sia ritenuto capace di discernimento (capacità questa che si ritiene acquisita in età scolare). L’ascolto del minore è infatti oggi previsto in tutte decisioni che lo riguardano e ancor più quando, nel procedimento di riconoscimento, vi è opposizione dell’altro genitore; in tal caso, infatti, il minore è portatore di interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore e come tale, parte sostanziale nel procedimento. Pertanto, il giudice è tenuto ad ascoltarlo per sapere se egli sia favorevole o meno al riconoscimento da parte del genitore naturale; ove tale ascolto non avvenga, il magistrato dovrà motivare le ragioni per le quali ritiene che il minore non abbia la capacità di rendere l’audizione [5].

Anche in tal caso, salva l’ipotesi in cui l’opposizione presentata dall’altro genitore appaia palesemente fondata, il giudice prende delle decisioni di tipo provvisorio e urgente al fine di instaurare la relazione tra genitore e figlio (si pensi al diritto di visita e al contributo economico).

Interesse del figlio e diritto del genitore al riconoscimento

Il giudice dovrà valutare se il riconoscimento corrisponda all’effettivo interesse del figlio. Interesse che si sostanzia nel complesso di tutti quei diritti che quest’ultimo potrebbe vantare qualora fosse riconosciuto sia dalla madre che dal padre; si pensi al diritto ad avere una precisa e stabile identità personale sia con riguardo alla sua sfera psico-fisica che a quella sociale, come pure al diritto di godere del supporto economico, dell’educazione, dell’assistenza e dell’affetto di entrambi i genitori.

Il giudice deve, dunque, compiere una concreta verifica sulla fondatezza delle ragioni dell’opposizione, prima di decidere, con una decisione insindacabile, se sacrificare o meno il diritto ad una piena genitorialità [6], accertando l’esistenza di motivi gravi ed irreversibili che inducano a ravvisare la forte probabilità di una compromissione dello sviluppo del minore ed in particolare della sua salute psico-fisica.

E se da un lato il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio è condizionato, in via prioritaria, all’interesse di quest’ultimo, esso rappresenta anche un primario diritto costituzionale [7] del genitore che, per poter essere sacrificato, richiede la necessaria sussistenza di circostanze impeditive proporzionate al diritto che si va a sacrificare e tali da far ritenere, con presumibile probabilità, che il riconoscimento porterebbe al minore un trauma di tale gravità da comprometterne un corretto sviluppo psico-fisico [8].

In parole semplici, il giudice non potrebbe negare l’autorizzazione al riconoscimento sulla base del solo interesse del minore a non veder turbata la serenità di vita col genitore che per prima lo ha riconosciuto, ma dovrebbe essergli data prova che i rapporti con il genitore che vuole effettuare il riconoscimento (attenzione: quelli figlio-genitore e non quelli negativi tra i due genitori) potrebbero costituire un concreto pericolo per il minore, tali da pregiudicarne la serenità futura. Allo scopo, la valutazione del giudice dovrà tenere in debita considerazione il percorso di vita pregresso del genitore istante, ma anche le attuali condizioni di vita dello stesso.

Limitazioni al riconoscimento

Alcuni esempi possono aiutare a meglio comprendere questo concetto.

In un caso nel quale un padre impugnava il provvedimento che gli negava il riconoscimento della figlia, la Cassazione, rigettava la domanda dell’uomo dopo aver considerato il pregresso contesto di violenza, tossicodipendenza e alcolismo nel quale era vissuto e che aveva determinato anche la sua detenzione in carcere; la Corte , infatti, valutata l’indole aggressiva dell’uomo, riteneva vi fosse il concreto pericolo di reiterazione dei molti atti di violenza (compiuti sia nel contesto familiare materno della bambina che nelle strutture assistenziali che lo avevano ospitato) a sicuro danno della figlia [9].

Al contrario, la Cassazione ha escluso che la mera pendenza di un procedimento penale a carico del genitore possa escludere in via automatica il diritto di quest’ultimo al riconoscimento del figlio [10].

Ancora, la Corte ha affermato che circostanze quali la pregressa e superata tossicodipendenza del genitore naturale [11], come pure il fatto che il padre avesse preteso l’aborto del nascituro e che dopo la nascita  se ne fosse disinteressato [12], non possono ostacolare il riconoscimento del figlio, ove sia accertato l’ evidente cambiamento del genitore e la chiara intenzione di assumersi le responsabilità derivanti dal riconoscimento.

Esistono, inoltre, degli specifici casi, individuati dalla legge, nei quali il riconoscimento può trovare limitazione per via della necessità di garantire, in via assolutamente primaria, il diritto del figlio ad uno sviluppo sereno della sua identità personale.

Ciò avviene quando il genitore che vuole effettuare il riconoscimento sia:

 

– stato dichiarato interdetto dal giudice [13]: il fatto che, ad esempio, il genitore soffra di una psicopatologia (ove essa non faccia venir meno la sua capacità di intendere e di volere ) non varrebbe a precludere il diritto al riconoscimento;

minore di sedici anni: in tal caso, tuttavia, il giudice dispone di un certo grado di discrezionalità, potendolo comunque autorizzare valutate le circostanze (come, ad esempio, l’accertato grado di maturità del minore che intende effettuare il riconoscimento) e avuto riguardo all’interesse del figlio [14];

– un soggetto stabilmente inserito nella criminalità organizzata o detenuto per aver commesso gravi reati: ciò in ragione delle connotazioni fortemente negative sulla personalità del minore che tale ambiente potrebbe provocare [15].

Doppia fase del procedimento

Il provvedimento col quale il giudice autorizza un genitore al riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio, sostituisce il consenso mancante dell’altro genitore ma non produce gli effetti del riconoscimento.

Come, infatti, chiarito dal Tribunale di Milano [16] non è possibile escludere che il genitore, una volta ottenuta l’autorizzazione, decida non riconoscere più il bambino, magari proprio in ragione delle decisioni giudiziali riguardanti l’ affidamento o il mantenimento dello stesso.

Tali provvedimenti rimarrebbero, in tal caso, privi di effetti concreti e in una situazione di efficacia sospesa (in gergo giuridico “quiescente”), in quanto rimessa alla volontà discrezionale del genitore; situazione questa, da un lato non compatibile con l’efficacia propria dei provvedimenti giurisdizionali, e dall’altro potenzialmente dannosa per il figlio che verrebbe messo in relazione con un soggetto che poi non lo riconosce.

Pertanto, proprio nel primario interesse del figlio, l’autorizzazione al riconoscimento è una pronuncia parziale, con la quale viene disposta:

– la prosecuzione del giudizio in modo tale da permettere al genitore istante di documentare agli atti l’avvenuto riconoscimento

– e, solo di seguito, adottare – effettuato ogni eventuale accertamento – i provvedimenti previsti dalla legge relativi a mantenimento, affidamento e attribuzione del cognome del figlio [4].

note

[1] Ai sensi dell’art. 231 cod. civ.

[2] Art. 254 cod. civ.

[3] Ai sensi dell’ art. 250 cod. civ.

[4] Ai sensi degli artt. art. 315 bis e 262 cod. civ., come previsto dall’art. 250 comma 2 ult. capoverso cod. civ, introdotto dalla Legge 219/2012.

[5] Cass. sent. n. 21101/14 e n. 5884/12.

[6] Cfr. Cass. sent. n. 4/2008.

[7] L’Art. 30 Cost. così recita:E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità”.

[8] Cfr. Cass., sent. n. 2645/11, n. 23074/05; n. 2878/05, n. 21088/04; n. 11949/03; n. 14894/02.

[9] Cass. sent. n.27729/13.

[10] Cass. n. 2645/11.

[11] Cass. sent. n. 11949/03.

[12] Cass. sent. n. 21088/04.

[13] Ai sensi dell’art. 414 ss. cod. civ.

[14] Art. 250 ult.co. cod. civ.

[15] Cass. sent. n. 23913/2012 e n. 23074/2005.

[16] Trib. Milano, sent. 16.04. 2014.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Come posso richiedere il riconoscimento di Mia Figlia se nata in Spagna da Madre Spagnola e residenti in Spagna e io in Italia?
    Cosa posso fare la madre dopo un anno mi a avvisato tenendomi prima all’oscuro di tutto dopo aver convissuto con me in Italia e ritornata in Spagna in cinta naturalmente io ne ero al corrente della gravidanza chi può aiutarmi Grazie

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