Professionisti Responsabilità medica e interruzione del nesso causale

Professionisti Pubblicato il 22 dicembre 2015

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> Professionisti Pubblicato il 22 dicembre 2015

Il nesso causale non può essere interrotto da eventi non accertati.

Qualora l’azione o l’omissione del medico siano di per sé concretamente idonee a determinare l’evento lesivo (ad esempio, paralisi cerebrale da ipossia intra partum), il difetto di accertamento di un fatto astrattamente idoneo a escludere il nesso causale tra condotta ed evento (ad esempio, ipotetica presenza di una paralisi cerebrale anteriore al travaglio da parto) non può essere invocato, benché sotto il profilo statistico quel fatto sia «più probabile che non», da chi quell’accertamento avrebbe potuto compiere e non abbia effettuato (ad esempio, tramite accertamento dell’acidosi metabolica mediante prelievo in arteria del cordone ombelicale o in un campione molto precoce di sangue neonatale).

Si tratta di un principio necessario, in linea con quello enunciato dalla Cassazione (sentenza n. 12103/00), riguardante un caso nel quale si sosteneva che la morte di una paziente potesse essere stata conseguenza delle accertate omissioni diagnostiche degli ultimi giorni, ma si era tuttavia escluso che sussistesse la prova del nesso causale tra comportamento omissivo ed evento in quanto — non essendo stata effettuata l’autopsia, essendo lacunosa la cartella clinica e non essendo stati disposti gli accertamenti clinici necessari — i consulenti non avevano potuto escludere che la morte fosse sopravvenuta per cause autonome e non collegate allo stato patologico preesistente.

Si affermò, così, che la possibilità, pur rigorosamente prospettata sotto il profilo scientifico, che la morte della persona ricoverata presso una struttura sanitaria possa essere intervenuta per altre ipotetiche cause patologiche, diverse da quelle diagnosticate e inadeguatamente trattate, che non sia stato tuttavia possibile accertare neppure dopo il decesso a causa della difettosa tenuta della cartella clinica o della mancanza di adeguati riscontri diagnostici (in quel caso anche autoptici), non esclude la sussistenza di nesso eziologico tra la colposa condotta dei medici in relazione alla patologia accertata e l’evento (in quel caso la morte), laddove risulti provata l’idoneità di tale condotta a provocarlo.

E ciò per la non nascosta ragione che qualunque diversa conclusione precluderebbe la prova della responsabilità professionale del medico (o dell’ospedale) da omissione colposa tutte le volte che, per la mancanza dei dati che lo stesso medico avrebbe dovuto rilevare e degli accertamenti che egli stesso (o la struttura ospedaliera) avrebbe dovuto compiere, non possa poi escludersi che la morte sia in ipotesi derivata da cause indipendenti dalla accertata patologia, pur se quest’ultima fosse di per sé idonea a provocarla senza interventi adeguati.

La giurisprudenza successiva è conforme, anche in riferimento alla possibilità di fare ricorso a presunzioni, se la prova non può essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato, nel quadro dei principi in ordine alla distribuzione dell’onere della prova ed al rilievo che assume a tal fine la «vicinanza alla prova», e cioè l’effettiva, possibilità per l’una o per l’altra parte di offrirla.

Responsabilita-del-Medico


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