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Responsabilità contrattuale del medico e danno da perdita di chance

22 dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 22 dicembre 2015



La perdita di chance da parte del paziente può costituire un danno risarcibile.

In tema di danno alla persona conseguente a responsabilità medica, l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento palliativo, determinando un ritardo della possibilità di esecuzione di tale intervento, cagiona al paziente un danno alla persona per il fatto che nelle more egli non ha potuto fruire di tale intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, poiché la tempestiva esecuzione dell’intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze.

Come osservato dalla giurisprudenza, la chance costituisce un’occasione favorevole, concreta ed effettiva, di conseguire un determinato bene; non è, dunque, una mera aspettativa di fatto, quanto piuttosto un’entità patrimoniale a sé stante, suscettibile di autonoma valutazione, quale perdita della possibilità di ottenere un risultato utile per il soggetto.

Si tratta di risarcire la perdita della possibilità di conseguire un risultato concreto e attuale, che deve essere commisurata non alla privazione del risultato finale ma alla mera possibilità di conseguirlo.

In questo quadro la chance rappresenta un’autonoma figura di danno, collocabile tra le perdite prese in considerazione dall’art. 1223 c.c., che non devono essere riferite alle sole entità pecuniarie ma possono abbracciare qualsiasi utilità economicamente valutabile.

Un orientamento equipara la perdita di chance al lucro cessante e, dunque, al guadagno futuro di cui il soggetto è stato privato, mentre un diverso orientamento afferma che la perdita di chance costituisce un danno emergente, costituito dalla perdita di una possibilità attuale; ne consegue che la chance è un’entità patrimoniale giuridicamente ed economicamente valutabile, la cui perdita produce un danno attuale e risarcibile qualora si accerti, anche utilizzando elementi presuntivi, la ragionevole probabilità della esistenza di detta chance intesa come attitudine attuale.

In caso di ritardo nell’effettuare un intervento palliativo il paziente deve sopportare per intero le conseguenze della patologia, non avendo potuto alleviarne i sintomi, con un evidente deterioramento delle proprie condizioni di vita.

Per quanto riguarda il danno effettivamente risarcibile, in tutte queste ipotesi si deve verificare se sia possibile una stima secondo criteri obiettivi o se si debba fare ricorso a parametri predeterminati ex lege ovvero fare riferimento, come suggerito da una parte della dottrina, a una valutazione equitativa.

Il punto di partenza è costituito dalla consistenza effettiva della probabilità che è andata perduta, potendosi applicare le tecniche del calcolo statistico per la quantificazione numerica del danno sofferto.

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