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Lo sai che? Bonus prima casa anche se il coniuge non trasferisce la residenza

Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2015

La famiglia è un soggetto autonomo rispetto ai singoli coniugi, per cui rileva la residenza ove i coniugi convivono.

Nuovo orientamento sposato dalla Cassazione in tema di benefici fiscali sull’acquisto della prima casa nel caso in cui il beneficiario sia una coppia di coniugi che acquista l’immobile in regime di comunione dei beni. Ma facciamo un passo indietro.

L’aliquota agevolata (imposta di registro al 2% per chi acquista da privati, IVA al 4% per chi acquista da costruttori) spetta a condizione che l’immobile si trovi nel Comune in cui:

– l’acquirente ha la residenza o ve la stabilirà entro 18 mesi dall’acquisto dell’immobile;

– oppure in cui svolge la propria attività lavorativa, professionale o di studio (salvo alcune eccezioni).

Nel caso di coppia in regime di comunione dei beni, se uno dei due coniugi non trasferisce in tempo la residenza nel Comune dove si trova l’immobile non si può revocargli pro quota l’agevolazione perché ciò che conta è la residenza della famiglia, visto che il codice civile [2] obbliga marito e moglie alla coabitazione e non ad avere la stessa residenza anagrafica.

Dunque, la legge tributaria va interpretata in modo conforme ai principi del diritto di famiglia: la coabitazione con il coniuge costituisce un elemento sufficiente a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari. Ciò che conta, infatti, è solo la residenza della famiglia, soggetto autonomo rispetto ai coniugi, mentre marito e moglie possono compie scelte “anagrafiche” diverse per la residenza individuale, il tutto per motivi personali.

Se poi il ritardo nel trasferimento della residenza non dipende dal contribuente ma dalla pubblica amministrazione, tutt’altro che solerte nel rilasciare la concessione edilizia per ristrutturare lo stabile, allora tale slittamento dei tempi non può risolversi a danno del contribuente con la perdita dell’agevolazione prima casa. Insomma, l’inefficienza della burocrazia non può ritenersi un elemento che rientra nella sfera di disponibilità dell’interessato: il principio è stato chiarito nello stesso giorno dalla Cassazione [3]. Secondo la Suprema Corte, in materia di agevolazioni per l’acquisto della prima casa, il ritardo nel trasferimento della residenza nel Comune dove è ubicato l’immobile – condizione necessaria per ottenere il beneficio – deve considerarsi evento imprevedibile ed inevitabile, tale da integrare una causa di forza maggiore, se è dipeso dal ritardo della Pubblica amministrazione nel rilascio dell’autorizzazione necessaria per procedere ai lavori di ristrutturazione dell’immobile. I giudici affermano infatti che l’efficienza dell’Amministrazione deve essere la regola, mentre il ritardo e la sua inefficienza l’eccezione. Pertanto, l’irragionevole e non motivato ritardo nella concessione dell’autorizzazione non può rientrare nella sfera di disponibilità dell’interessato ed è «idoneo a configurare i presupposti di non prevedibilità e inevitabilità del ritardo nel trasferimento della residenza», considerata la complessità della ristrutturazione, purché l’autorizzazione sia tempestivamente richiesta.

Per il beneficio prima casa nell’acquisto in comunione tra i coniugi è sufficiente che solo uno dei due abbia la residenza nel luogo in cui è situato l’immobile.

note

[1] Cass. sent. n. 25892/15.

[2] Art. 143 cod. civ.

[3] Cass. sent. n.25880/15.

Autore immagine: 123rf com


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