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Accesso agli atti di Equitalia: la cartella va conservata per 10 anni

24 Dicembre 2015


Accesso agli atti di Equitalia: la cartella va conservata per 10 anni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Dicembre 2015



Il diritto di accesso sulla matrice e sulla copia della cartella è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere.

Equitalia deve conservare la copia della cartella di pagamento, notificata al contribuente, per ben 10 anni e non 5, come invece, apparentemente, sembra imporre la legge [1]: questo perché, qualora il cittadino chieda di prenderne visione depositando un’istanza di accesso agli atti amministrativi, al fine di controllare la regolarità della relativa notifica, deve ottenere riscontro dall’Agente della riscossione finché il credito non si sia prescritto. E dunque, poiché la prescrizione più lunga è decennale, a tanto ammonta l’obbligo per Equitalia di conservare la matrice e la copia della cartella esattoriale notificata, insieme alle prove dell’avvenuto ricevimento della stessa da parte del destinatario (relata di notifica, in caso di consegna a mani, o avviso di ricevimento in caso di consegna a mezzo posta). Un principio importantissimo, quello appena stabilito dal Consiglio di Stato [2], che rovescia l’interpretazione della legge sino ad ora fornita dai giudici.

Il Dpr sulla riscossione stabilisce che Equitalia debba conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relata dell’avvenuta notifica o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione. Dall’altro lato il contribuente ha diritto a presentare istanza di accesso agli atti, e di ottenere riscontro, finché il debito sia ancora “in piedi”, cioè non sia ancora intervenuta la prescrizione.

Da qui, secondo il Consiglio di Stato, si deve ritenere che il termine di cinque anni fissato dalla legge non è un termine massimo, bensì minimo: laddove, infatti, la prescrizione è più lunga di cinque anni, Equitalia ha l’obbligo di conservare tali documenti anche fino a 10 anni.

Del resto, se il credito non si è prescritto, l’Agente per la riscossione può procedere ad esecuzione forzata ed è chiaro che, proprio per difendersi da quest’ultima, il contribuente potrebbe voler accedere agli atti e verificare che tutto si è svolto secondo legge.

Il Consiglio di Stato ha spiegato che il termine di legge dei cinque anni è un termine minimo che non può, d’altra parte, incidere sul decennale di prescrizione ordinaria che invece è di 10 anni. Peraltro costituisce è proprio nell’interesse di Equitalia la conservazione dei suddetti documenti, in quanto, in caso di opposizione all’esecuzione promossa dal contribuente, l’esattore deve riuscire a provare – depositando i relativi documenti – che tutta la procedura si è svolta correttamente, senza vizi di notifiche o di altro genere.

Palazzo Spada ha infine ribadito l’inderogabile diritto del cittadino ad poter prendere visione di tutti gli atti relativi alle fasi di accertamento, riscossione e versamento: egli, infatti, solo così potrebbe venire a conoscenza di eventuali vizi sostanziali procedimentali tali da determinare l’illegittimità totale o parziale della richiesta di pagamento.

La prescrizione

Ricordiamo che la prescrizione per le cartelle di Equitalia dipende dal tipo di tributo del quale si chiede il pagamento. In particolare:

– IRPEF, IRAP, IVA, Imposta di registro: 10 anni

– Bollo auto: 3 anni

– Contributi Inps e Inail: 5 anni

– Multe per violazione del codice della strada: 5 anni

– Tributi locali (Imposta sui rifiuti, Tosap, Imu, Tasi ecc.): 5 anni

– Canone Rai: 10 anni

note

[1] Art. 26. co. 4, Dpr 602/1973.

[2] Cons. St. sent. n. 5410/2015.


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