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Poste: distacco e orario di lavoro

25 Dicembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Dicembre 2015



Se il lavoratore distaccato arriva tardi al lavoro si applicano le stesse regole relative al caso in cui arrivi in ritardo nella sede abituale di lavoro.

L’orario normale di lavoro previsto per il personale non dirigente di Poste Italiane spa è stabilito in 36 ore settimanali, distribuite su sei o sette ore giornaliere [1]. Esso rappresenta un elemento essenziale del contratto e pertanto il suo rispetto rientra tra i principali e normali doveri del lavoratore, costituendo la sua osservanza un vero e proprio obbligo a carico di quest’ultimo.

Il contratto collettivo di settore [2] precisa infatti che il dipendente deve tenere un contegno disciplinato e consono all’esplicazione delle mansioni assegnategli, ed in particolare deve rispettare l’orario di lavoro ed adempiere alle formalità prescritte dalla società per il controllo delle presenze.

Il mancato rispetto dell’orario di lavoro stabilito contrattualmente costituisce illecito disciplinare sanzionabile, ad esempio con la decurtazione dalla retribuzione del ritardo.

Il distacco è un atto organizzativo dell’impresa, con cui si stabilisce una modifica temporanea delle modalità di esecuzione delle prestazioni lavorative.

Esso consiste, in pratica, in uno spostamento provvisorio e temporaneo dalla normale sede di lavoro ad un’altra, per improvvise e temporanee esigenze aziendali, con la certezza di rientrare – dopo un certo tempo – all’unità di partenza.

Il distacco è caratterizzato dunque dalla temporaneità, ed è determinato da comprovate ragioni di carattere tecnico, produttivo ed organizzativo.

Né la contrattazione collettiva, né alcuna legge prevedono norme speciali relativamente all’orario di lavoro in caso di distacco.

Non essendoci quindi una disciplina speciale della materia, si ritiene di potere applicare le norme generali previste in materia di orario di lavoro, anche nel caso in cui l’azienda disponga il distacco di un lavoratore.

Di conseguenza, se il raggiungimento della nuova sede di lavoro comporta per il lavoratore maggiore tempo, la durata del tragitto casa-lavoro non potrà essere considerata come orario di lavoro, ma resterà estranea alla durata della prestazione lavorativa.

Esiste una corrente giurisprudenziale minoritaria, secondo la quale il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro rientrerebbe nell’attività lavorativa vera e propria e quindi andrebbe sommato al normale orario di lavoro come straordinario, ma appunto detto orientamento risulta talmente isolato, da non poter essere preso in valida considerazione in un eventuale controversia contro l’azienda.

Nel caso di distacco, così come nelle trasferte, il lavoratore ha diritto alla relativa indennità ed al rimborso spese, ma deve comunque rispettare i normali orari lavorativi stabiliti dal contratto o dagli usi aziendali.

Conseguentemente, in caso di ritardo questo deve essere decurtato dalla retribuzione mensile a meno che il lavoratore non provveda a recuperarlo o abbia una valida giustificazione (ad esempio una certificazione medica).

In ogni caso, soprattutto quando il tempo necessario per il raggiungimento della nuova sede di lavoro sia condizionato dal traffico o, comunque, si voglia evitare di incorrere in un ritardo, il contratto collettivo di settore [3] prevede la possibilità per il dipendente di richiedere all’azienda l’introduzione di un regime di flessibilità nell’orario giornaliero di lavoro, compatibilmente con le condizioni tecnico operative dell’azienda

La flessibilità comporta la possibilità per il lavoratore di posticipare fino ad un massimo di sessanta minuti rispetto all’orario normale, l’inizio dell’attività lavorativa, recuperando il corrispondente tempo al termine del proprio normale orario di lavoro giornaliero.

note

[1] Art. 28, CCNL per il personale non dirigente di Poste Italiane Spa

[2] Art. 51, CCNL per il personale non dirigente di Poste Italiane Spa

[3] Art.29, CCNL per il personale non dirigente di Poste Italiane Spa


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